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Si Può Fare




Bisio e Manfredonia: Si può fare!





30/10/2008 17:10a cura di FilmFilm

Si può fare, di Giulio Manfredonia, potrebbe avere lo strano destino che ha colpito altri film italiani ai festival. I più curiosi, le sorprese, a volte decisamente i migliori, vanno fuori competizione. Dopo i recenti Pranzo di ferragosto, La ragazza del lago e Non pensarci, tutti esclusi dal concorso al Festival di Venezia nelle ultime due edizioni, ecco arrivare questa strampalata, ma vera, storia di 'matti' che è molto piaciuta alla stampa (applausi veri a fine proiezione). Una storia che fa ridere e commuovere alla stesso tempo.


Perfetta insomma per vincere una manifestazione che ha, tra l'altro, una vocazione popolare. La sceneggiatura, dello stesso regista insieme Fabio Bonifacci, è ispirata ad un fatto realmente accaduto. E' la sfida di Nello, sindacalista interpretato da Claudio Bisio, che nella prima metà degli anni Ottanta viene mandato a Milano in una cooperativa di ex malati mentali dimessi dai manicomi in seguito alla legge Basaglia, approvata 30 anni fa e che introdusse una importante revisione ordinamentale sui manicomi promuovendo trasformazioni nei trattamenti psichiatrici sul territorio.






In tutto undici autentici pazzi (tutti interpretati da attori perfetti nella parte) che verranno lentamente riscattati dalla passione di Nello pronto a dar loro prima fiducia e poi un vero lavoro. Si trasformeranno lentamente, infatti, in una nota ditta di allestitori di parquet, rinomata per la capacità di fare lavori originali. Ma per Nello non sarà vita facile. Dovrà vedersela, oltre che con le unità sanitarie non troppo pronte ad accettare la legge Basaglia, anche con la moglie (Anita Caprioli).

"Al terzo film e quaranta anni d'età me la sarei sicuramente sentita di andare in concorso", spiega Manfredonia in conferenza stampa a chi gli chiede del perchè il suo lungometraggio, che sarà nelle sale oggi distribuito dalla Warner in 100 copie, sia stato escluso dal concorso. Si capisce però che non vuol fare polemica e prima dice di aver "deciso insieme all'organizzazione questa collocazione", poi aggiunge: "certo sarei stato pronto a correre se mi ci mettevano".
"E' comunque una storia molto italiana - spiega ancora Manfredonia - in cui sicuramente ci sono molti riferimenti anche a Qualcuno volò sul nido del cuculo, ma l'idea portante è che tutto doveve essere vero".

Bisio, bravissimo in questo ruolo di sindacalista, racconta come leggere la sceneggiaturta di questo film gli ha fatto accaponare la pelle. "La cosa straordinaria - aggiunge - è che è una storia vera, non una favola".
Difende poi la legge Basaglia ("certo, ci possono essere delle fragilità in questa legge, ma credo che ormai sia un punto di non ritorno, una fatto di civiltà") e anche ovviamente il ruolo del sindacato.
Infine, da segnalare il modo del tutto originale in cui sono stati selezionati gli undici attori che hanno interpretato i folli: "volevo delle facce nuove - spiega Manfredonia -, ma anche dei fuoriclasse. Così ho fatto una specie di pre-provino molto lungo. Tre mesi di prove con la solo promessa di un possibile ingaggio. Li ho anche anche lasciati da soli per 12 ore nell'ex manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma in un padiglione tuttora abbandonato e fatiscente dove si respirava ancora l'aria della costrizione". (ANSA)