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Winspeare ed i suoi Galantuomini





27/10/2008 17:10a cura di FilmFilm

"Un melò, una storia d'amore impossibile con uno scheletro noir". Sono questi I galantuomini del regista Edoardo Winspeare, in Anteprima con il magistrato Fabrizio Gifuni, la boss Donatella Finocchiaro e il bullo Beppe Fiorello, protagonisti di un dramma sentimentale ambientato nel Salento anni '60 e '90, decennio d'oro della Sacra Corona Unita.


"Mi sono appassionato a moglie e fidanzate dei "vangeli", i picciotti della Sacra Corona Unita, in particolare - dice Winspeare - a una donna che faceva volontariato, e poi è stata arrestata per associazione mafiosa: non era una vittima, come non lo è la Lucia interpretata dalla Finocchiaro".





"Sia io che Gioia Spaziani (l'altro magistrato del film, ndr) abbiamo parlato molto con i magistrati Cataldo Motta e Leonardo Leone De Castris, entrambi salentini, per capire come affrontare i nostri ruoli e come renderli credibili: loro stessi hanno detto che queste cose (la relazione tra il magistrato di Gifuni e la boss Finocchiaro, ndr) possono accadere, accadono".

Viceversa, la Finocchiaro - "Volevo lei o nessun'altra, era la mia clausola", rivela Winspeare - si è ispirata "alle donne salentine, spigolose, fiere", per quello che il regista definisce "una donna criminale intelligente tra tanti picciotti cialtroni, criminali anche simpatici ma che fanno cose brutte", mentre per l'attrice è "una donna di potere, che comanda gli uomini: questo mi ha affascinato".

"E' la prima volta - dice tra serio e faceto Fiorello - che faccio me stesso: è la mia vera natura, il mio lato nero: un personaggio perdente, uno dei tanti bulli degli anni '90, criminali che si ritrovavano in piazza e nei bar, mentre oggi comunicano per sms. Mi sono divertito tantissimo, il mio Infantino è come tanti ragazzi che ho conosciuto in Sicilia".
"Lotta per salvare la propria terra il mio magistrato - aggiunge Gioia Spaziani - con serietà ma senza rigidità, fa una vita normale, esce con gli amici, e utilizza il suo intuito femminile per capire quel che sta succedendo al collega Gifuni".

"Ho utilizzato la bellezza del Salento - prosegue Winspeare - per raccontare l'isola felice della mia infanzia, oggi rovinata dall'abusivismo: la Puglia e il Salento - che oggi è considerato l'India d'Italia, patria della pizzica, Sud Sound System e Negramaro - non esisteva nel nostro immaginario collettivo prima del crollo del muro di Berlino, l'arrivo degli albanesi, e la colonizzazione criminale del Montenegro. Comunque, nel film prevale l'amore, senza la retorica e antiretorica della periferia".

Alla mancanza di un netto giudizio morale che qualcuno ravvisa nel film, Winspeare ribatte: "Esiste un confine molto labile tra bene e male, soprattutto al Sud, dove siamo tutti un po' collusi, un po' mafioseggianti, ma far bene un film è già un'azione morale. Cerchiamo di capire anche i criminali, e la fascinazione del magistrato Gifuni per il male. Ma, ribadisco, I Galantuomini è una storia d'amore". (Adnkronos)