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Viggo Mortensen e l'impegno politico





27/10/2008 08:10a cura di Teresa Lavanga

"Il nazismo in Germania, la dittature dei generali in Brasile e Argentina, gli otto anni di Bush in America, e Berlusconi in Italia: sono tutte facce della stessa medaglia, il potere senza freni, che per sopravvivere divide et impera, sfruttando paura e paranoia del popolo".


E' il premier Silvio Berlusconi nel mirino di Viggo Mortensen, ancora protagonista ieri al festival di Roma con Good di Vicente Amorim, storia di una padre di famiglia nella Germania anni '30 che diventa nazista "per caso".





In competizione nella sezione Anteprima, Good vede Mortensen nei panni di un pacato professore di letteratura che arrivera' a vestire la divisa delle SS: "Quando l'ho indossata la prima volta, ho provato una strana sensazione, il mio umore e' diventato cattivo. All'inizio ho dato la colpa al caldo di Budapest, poi ho compreso che era la mia reazione al significato di quell'uniforme. Comunque, ho interpretato il mio professor Halder correttamente, senza giudicarlo retrospettivamente: Good non e' un film su Hitler, piuttosto un racconto familiare".
"Che cosa avrei fatto io al suo posto? E che faccio oggi dopo l'11 settembre? Che compromessi accetto? Questo film, soprattutto il finale, puo' piacere o meno, ma perche' lo spettatore si immedesima in Halder, e poi si sente tradito quando diventa nazista...", prosegue l'attore, che sull'eutanasia - il suo personaggio scrive un romanzo che pare avallarla - dice: "E' un tema complesso, e non e' facile rispondere. In linea di principio, credo che ognuno dovrebbe avere il diritto di decidere della propria vita, scrivendo il proprio testamento biologico".
Se sia Good che il suo prossimo film, The Road, tratto dal capolavoro dello scrittore Cormac McCarthy, suonano da "avvertimento dell'apocalisse, in cui la sopravvivenza diviene l'unico obiettivo", per Mortensen "devono essere i singoli cittadini a dare significato alla rappresentativita' democratica, cercando ogni giorno di porre un freno alle mire dei governi, che instillano la paura del diverso per garantirsi l'esistenza. Bisogna guardarsi intorno, e non rimandare a domani la riflessione, se no uno vota sempre il meno peggio, e si ritrova Berlusconi. Come Bush, che dopo brogli e imbrogli, e' stato rivotato da mezza America: a quel punto non ci si puo' lamentare...". (Adnkronos)