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Servillo Verdone, così diversi così uguali





27/10/2008 08:10a cura di Daniele Sesti

Pomeriggio scoppiettante e ricco di vivacità all’Auditorium di Roma all’incontro con Tony Servillo e Carlo Verdone. Il pubblico è quello giusto, fanatico e intenditore, il moderatore Mario Sesti si limita a fare la sponda, e i due interpreti, con condizioni così favorevoli, si producono in una performance di alta qualità per intensità e energia.






I due attori hanno scelto l’uno le scene dell’altro che preferiscono ed è Servillo ad iniziare con questo preambolo: “Questo incontro” dice Servillo “serve anche a dimostrare che due artisti anche se in ambiti diversi possono avere molti punti di convergenza e che bisogna abbattere gli steccati anche quelli ideologici, sarebbe un bene anche per il Paese...” poi commentando una sequenza di L’amore è eterno finché dura dice di aver conosciuto Verdone a teatro e di aver subito ammirato la sua capacità di alleggerire la tristezza del mondo donandoci una risata liberatoria e poco ideologica. Come attore insegue sempre il suo personaggio senza mai fermarsi.
Verdone, letteralmente “si squaglia” di questi complimenti che ovviamente ricambia lodando la gestualità dell’attore napoletano, l’attenzione per i dettagli e la bravura nel riassumere tanti stati d’animo in poche espressioni. “E poi, da quando ha iniziato a perdere i capelli è diventato ancora più bravo...”.

E’ il momento della prima sequenza scelta da Verdone e vediamo un momento di Sabato, Domenica e Lunedì la pièce teatrale realizzata da Servillo nel 2005 e messa in scena per la televisione da Paolo Sorrentino, con Anna Bonaiuto anch’ella in sala che si alza e ringrazia per gli applausi del pubblico.
“Qui c’è tutta la grandezza di Servillo” commenta Verdone.
Scorrono poi le sequenze di C’era un cinese in coma di cui Verdone ci dice sarà il tempo, il miglior critico che esiste, a rendergli giustizia, e di L’Uomo in più, il primo film di Sorrentino, due clips collegate tratte da Grande Grosso e Verdone e Il Divo (“Murnau e psichedelia” ci dice Verdone commentando lo straordinario monologo finale di Servillo nei panni di Andreotti).

Sul lavoro del regista/attore Servillo dice che difficilmente farà una regia cinematografica “anche perché a teatro l’attore/regista partecipa continuamente al momento esecutivo che è quello conclusivo dell’azione teatrale. Al cinema, invece, la recitazione è solo un segmento”. Verdone: “Io faccio poche prove perché ho sempre paura che provare troppo vada a discapito dell’improvvisazione”. Si chiude con Viaggi Nozze (è presente anche la Gerini, applausi anche per lei) e Manuale d’amore e sul lato Servillo ammiriamo sequenze tratte da La ragazza del Lago e Gomorra nell’unica scena “di speranza” chiosa Verdone.
Ed è ancora l’attore romano a chiudere rispondendo ad una domanda del pubblico, il suo è un appello disperato: “Il cinema sta morendo, tra qualche anno, se continua così, lo vedremo solo a casa al computer o via cavo. Ma quello non è cinema, perché siamo soli, lo spettacolo va condiviso. Il governo deve fare qualcosa, aiutarci, invece di rompere i c..... con altre cose (leggi la riforma della scuola)...

E su questa polemica, Servillo, da persona intelligente qual è, preferisce non rispondere all’ultima domanda rivoltagli su come si fosse preparato per interpretare il personaggio di Giulio Andreotti...
Applausi fragorosi e tutti a casa.