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Un gioco da ragazze ancora polemiche sulla censura





25/10/2008 19:10a cura di Teresa Lavanga

Non si placa la polemica sul divieto ai minori di 18 anni imposto dalla commissione censura a Un gioco da ragazze, primo lungometraggio del regista 26enne Matteo Rovere, plurimpremiato in passato per i suoi corti (Homo homini lupus e Sulla riva del lago).


Il film, che passa oggi in concorso al Festival di Roma ed e' atteso nelle sale per il 7 novembre, e' il ritratto spietato di un gruppo di spregiudicate adolescenti bene, che colmano il vuoto delle loro esistenze senza passioni, con eccessi di tutti i tipi: alcol a fiumi, droga, sesso facile e bullismo.





I produttori, Maurizio Totti di Colorado Film e Caterina D'Amico di Rai Cinema, hanno gia' opposto ricorso alla decisione del divieto ai minori di 18 anni, che danneggerebbe gravemente sia la promozione che la distribuzione del film ad opera di 01 Distribution. E al loro fianco si schierano l'autore e le protagoniste del film, tutte giovanissime e in larga parte esordienti, che vorrebbero far vedere la pellicola anche e soprattutto alla generazione che e' al centro del film.
"Le protagoniste del film sono cattivissime ma tremendamente reali", sottolinea il regista rispondendo a chi lo accusa di dare un'immagine fuorviante dei teenager di oggi. "Abbiamo raccontato cinematograficamente una realta' che esiste anche se certamente non e' la maggioranza. I personaggi del film sono negativi fino in fondo e questo forse e' quello che da' piu' fastidio. Non c'e' redenzione, ne' punizione. La protagonista e' coerente nella sua negativita' per tutto il film ma e' evidente la sua solitudine e non credo che i ragazzi vedendo i film si identificherebbero. Per questo ritengo che sia un film anche per adolescenti", aggiunge Rovere.
Secondo Rovere il film non fa altro che raccontare "una parte di adolescenti che questa societa' puo' produrre, visto che non propone ai ragazzi ne' modelli ne' demoni. E d'altronde la cronaca supera costantemente la finzione cinematografica".
Dello stesso avviso la protagonista principale Chiara Chiti: "Io credo che i ragazzi siano piu' indifesi di fronte ai modelli proposti dalla tv, da Kate Moss a Paris Hilton, raccontate spesso come eroine, che di fronte a un film come questo. Il mio personaggio e' raccontato con grandissimo cinismo e io stessa ho provato vedendo il film un senso di rigetto nei suoi confronti. Non credo affatto al rischio di emulazione: e' un personaggio perdente ed infelice", sottilinea l'attrice.
Con le stesse convinzioni il produttore Maurizio Totti avverte che e' sua intenzione di "difendere fino alla fine la versione originale del film" con il ricorso alla commissione censura. Anche se ha gia' detto che, se il divieto non venisse per lo meno abbassato ai 14 anni, sara' inevitabile apportare dei tagli al film per non penalizzarlo nelle sale.
"Secondo me -aggiunge Totti- la cosa che ha irritato di piu' i commissari e' l'assenza degli adulti, che non film non ci sono o appaiono completamente assenti. Ma una cosa e' certa: questo non e' un film apologetico nei confronti dei suoi protagonisti, anzi e' una pellicola di forte denuncia".
Incredule sul divieto ai minori dei 18 anni anche le altre due protagoniste del branco femminile: le giovanissime attrici Desiree Noferini e Nadir Caselli.
"I fatti di bullismo sono in continuazione sui giornali. E' il momento giusto per raccontare un storia cosi', per fare aprire gli occhi a ragazzi e genitori, che troppo spesso non comunicano tra loro", dice Desiree.
"Sono sicura che ognuno di noi conosce o ha incontrato almeno un'adolescente come quelli raccontati nel film. E si sbagliano quegli adulti che credono che bastera' non fare vedere il film ai loro figli per non farli entrare in contatto con quella realta'". Gli adulti nel film, sono gli assenti e freddi genitori della protagonista, interpretati da Stefano Santospago e Valeria Milillo: "La logica di non far vedere il film agli adolescenti apparterrebbe ai genitori del film. Lo senz'altro lo avrebbero censurato ai 18 anni. Per non vedere", afferma Santospago.
L'altro adulto e' l'insegnate Filippo Nigro, che si fara' sedurre dalla protagonista. "Al liceo avevo un professore come quello che interpreto. Uno che in nome della modernita' sperimentava nuove forme di comunicazione docenti-alunni. Io avrei preferito un professore autoritario e autorevole a quello che con ambiguita' sembrava voler fare l'amico. E che nel film finisce per oltrepassare il limite invalicabile dell'approccio sessuale. Ma anche questo, purtroppo, come insegnano le cronache fa parte della realta'". (Adnkronos)