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Cronenberg, il mio cinema è un viaggio filosofico





23/10/2008 20:10a cura di Daniele Sesti

“La mia filmografia è un viaggio filosofico per poter affrontare temi come l'intrinseca violenza dell'uomo che si differenzia dagli animali solo per la sua capacità di osservare le cose e meditare su di esse” così riassume il suo cinema il regista canadese ospite della kermesse romana.


Chi conosce bene i film di David Cronenberg si aspetterebbe un personaggio decisamente diverso dall'uomo di mezza età, serio e compassato (qualcuno addirittura in sala gli attribuisce una fisionomia simile a quella di Wittengstein...) che si è presentato davanti alla platea degli spettatori del Festival Internazionale del Film di Roma.





Il regista canadese si sottopone con certosina pazienza al fuoco delle domande che prima gli rivolgono i due conduttori Mario Sesti ed Antonio Monda e poi il pubblico che, come spesso accade in queste occasioni, è più interessato a proporre sé stessi all'artista che a porre domande che ne chiariscano la cifra artistica.

Le sequenze dei film che ci vengono proposte sono quelle di La Mosca, Inseparabili, History Of Violence, eXistenZ e La Promessa dell'assassino, quest'ultima seguita da una sequenza dell'Otello di Orson Welles, nel quale, sorprendentemente, scopriamo una scena molto simile a quella, violentissima ed efficacissima, del combattimento nella sauna tra Viggo Mortensen e i sicari russi.

“Non la conoscevo” ci confessa Croneneberg “sono una grande ammiratore di Welles, e comunque immaginavo di non essere stato l'unico girare una scena in una sauna...”.
Di quella sequenza ci dice che è stata girata in due giorni e mezzo e che uno dei motivi della scelta di Mortensen nudo era dovuta al fatto di mostrare i tatuaggi che, per la mafia russa, sono un segno di riconoscimento.
E' stata filmata come una danza ed è stata supervisionata da un maestro di lotta.
“Viggo si è preparato in maniera molto scrupolosa andando in Russia, in incognito, per poter studiare da vicino quella gente.” “Per un'artista è importante” continua il regista canadese, “rendersi invisibile per poter osservare come vivono le persone nella realtà”.
Ed ancora sul film “Il taglierino è una mia idea, ma alla mafia russa è piaciuto”. Sul genere, che lo ha reso famoso, ci dice che l'horror è una maniera per proteggerci dal realismo anche se preferisce mostrare che nascondere perché è importante suscitare una reazione da parte del pubblico.

“La mia filmografia è un viaggio filosofico per poter affrontare temi come l'intrinseca violenza dell'uomo che si differenzia dagli animali solo per la sua capacità di osservare le cose e meditare su di esse” così riassume il suo cinema del quale dice è fondamentale la tecnologia che altro non è che un'estensione del corpo umano.
“L'attore, invece, ha a disposizione solo il proprio corpo per esprimersi” precisa a chi gli chiede un commento sulle sue esperienze attoriali. ”L'identità è uno dei temi che spesso ho affrontato. Quello di mantenere un'identità costante è uno sforzo che compiamo ogni giorno, ma non sempre ci riusciamo ed allora si diventa schizzofrenici”.

Insomma, temi davvero corposi quelli trattati, ma con un regista dalla cifra sostanziosa come David Cronenberg non potrebbe essere stato differente.
Infine, a chi gli chiede perché in passato rifiutò la direzione che gli era stata offerta di film come Top Gun risponde “Non sono abbastanza americano....”. Canadese doc, il nostro Cronenberg!