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Commoventi Bigelow, Repetto e Balla. Attesa per Corsicato





05/09/2008 08:09a cura di Teresa Lavanga

Pone serie opzioni sui premi della 65esima Mostra del Cinema di Venezia il film americano The Hurt Locker della regista Kathryn Bigelow, che a una precedente edizione del Festival aveva già portato Kenya-19. Ieri sera, in Sala Grande, quasi dieci minuti di standing ovation per la Bigelow e il suo cast: Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty.


Con loro anche lo sceneggiatore Mark Poal, il giornalista dal cui reportage in Iraq è nato il film, di cui sono emblematiche le prime parole: "la furia della battaglia provoca una dipendenza fortissima. Anche la guerra è una droga".






"80% rottame, 20% scotch di manutenzione, così, come si vede nel documentario, nella manifestazione del 10 giugno definivo la situazione della Thyssen". Così, Carlo Marrapodi, operaio sopravvissuto alla tragedia della Thyssen Krupp, parla della fabbrica e della notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, quando un incidente uccise sette operai. Marrapodi è anche protagonista di ThyssenKrupp Blues, la pellicola di Monica Repetto e Pietro Balla, in concorso a Venezia come evento speciale nella sezione "Orizzonti".

"Questo tragico avvenimento, cambiando la vita di Carlo per sempre, ha cambiato per sempre anche il nostro lavoro -spiega la regista Monica Repetto- non so di che genere sia, è un percorso piuttosto che una docu-fiction, di certo un film così non vorremmo raccontarlo mai più".
"Non abbiamo voluto fare interviste, un reportage o un documentario di inchiesta, ma raccontare una storia, trovando dei protagonisti -aggiunge la Repetto- come per un film di finzione: ho trovato quattro operai, due al centro del doc".
"Operai sulla Fiat Mirafiori già passato su Rai Tre, gli altri, tra cui Carlo, per il lungometraggio che avevamo in mente. Abbiamo scelto la Thyssen -prosegue la regista- perchè come la Fiat era al centro di una profonda crisi, in una situazione conflittuale, ovvero in dismissione: come dice Carlo, le alternative erano la deportazione a Terni, il prepensionamento o il licenziamento".

Già nel 2003 Balla e Repetto avevano realizzato un pilota, Factory, offrendolo invano all'attenzione delle tv: "Gli operai non fanno più tendenza, ci dicevano di ambientare la docu-fiction in palestra oppure in ospedale. Una cosa ridicola, se non si piangesse".
A rincarare la dose, Carlo Marrapodi: "L'immaginario sugli operai oggi è fermo agli anni '50, a me dicevano: 'non sembri un operaio', perchè ho il piercing, vado al cinema, in piscina, ascolto musica e vedo mostre".
"Carlo -aggiunge la Repetto- ha dato voce, anima, corpo e rabbia alla classe operaia: è la sua vita quella che inquadriamo, in modo fedele e rispettoso, come se fosse il protagonista di una fiction". Una vita, quella di Marrapodi, che è cambiata drasticamente: "Ho lasciato la mia casetta di Torino, non volevo vivere con i 735 euro dell'elemosina di Stato. Sono tornato in Calabria dai miei genitori".

In trattative con la Rai, un distributore italiano e due internazionali, americano e canadese, ThyssenKrupp Blues, conclude la regista "ha questo titolo per indicare la schiavitù, la nostalgia e la mancanza del lavoro: musica, ma anche lutto, morte e depressione. Vuole essere un grido di riscatto".

Oggi sfila al Lido l'ultimo dei quattro film italiani in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Il seme della discordia di Pappi Corsicato, interpretato da un cast corale di cui fanno parte Caterina Murino, Alessandro Gassman, Martina Stella, Michele Venitucci, Valeria Fabrizi e Isabella Ferrari.
Quest'ultima è tornata ieri al Lido per la sua seconda interpretazione in concorso, dopo quella al fianco di Valerio Mastandrea per il film di Ferza Ozpetek Un giorno perfetto. Questa volta, a seguire l'attrice, c'è tutta la sua famiglia: il marito regista Renato De Maria e i figli Teresa, Giovanni e Nina. Gli ultimi due, sono i figli dell'attrice anche nel film di Corsicato.

Fotografatissimo anche l'arrivo all'Excelsior del Lido di Alessandro Gassman, assediato dalle fan. (AGI-Adnkronos)