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Tariq Teguia, l'Antonioni del Maghreb





04/09/2008 15:09a cura di FilmFilm

Professione reporter in salsa algerina: l'Antonioni del Maghreb è Tariq Teguia, che porta in concorso a Venezia Gabbla, 140 minuti di silenzi, lenti carrelli, macchina fissa, sguardi enigmatici ma anche splendide inquadrature del deserto in tutte le sue varianti.


Mentre al Lido si continua a discutere sulla qualità dei film in concorso e sulla cinefilia spinta della selezione ufficiale, Gabbla conferma e rinforza l'impressione più diffusa: e cioé che in mancanza di film e star americane, la Mostra abbia puntato decisamente sulle pellicole d'autore con risultati però alterni.





Nonostante la lunghezza e quella che lo spettatore medio della sala (dove Gabbla non arriverà probabilmente mai) definisce 'lentezza', il film algerino va comunque rubricato fra le scelte riuscite.

Il suo protagonista è un topografo, Malek (e la scelta del mestiere ha già un forte valore simbolico) incaricato di fare rilevamenti per nuove linee elettriche. Come per il Jack Nicholson di Professione reporter, con un rapporto quantomeno distaccato verso il suo lavoro, anche per Malek l'incarico si trasforma presto in qualcos'altro, un "viaggio" sia nel paesaggio postbellico di un Algeria segnata dal fondamentalismo sia nella propria interiorità.
Incontra i pastori, partecipa ad una festa, è tampinato dalla polizia che gli chiede documenti e autorizzazioni, viene respinto da una piccola folla che protesta lungo una strada, mentre le ragioni e i tempi del suo incarico perdono per lui sempre più senso. Fino all'incontro con la "sua" Maria Schneider, la bellissima Ines Rose Djaku, un'africana in fuga verso l'Europa, sulla strada per il Marocco, e che si rifiuta di dire il suo nome.
Il "lavoro" di Malek a questo punto diventa quello di accompagnare e proteggere la donna ma quando lei abbandonerà l'idea dell'Europa, i due, dopo una notte d'amore in pieno deserto, decideranno di eclissarsi insieme.

Proprio come in Professione reporter, anche in Gabbla il tema è quello della fuga, della ricerca della via d'uscita in mezzo alla realtà impazzita e apparentemente insensata di una guerra dispersa e diffusa di cui si fa difficoltà a rintracciare le ragioni e le fazioni: la donna sogna quella più convenzionale, prima di capire che il suo posto è in Africa, mentre l'uomo, coinvolto da amici intellettuali in discussioni sulla rivoluzione e il cambiamento possibile, è più confuso e disincantato. Anche per loro, la vita nuova inizia con l'amore. (ANSA)