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Anne Hathaway drammatica a Venezia





03/09/2008 15:09a cura di FilmFilm

Primo ruolo drammatico per Anne Hathaway che in Rachel getting married emoziona con i suoi tormenti e sensi di colpa nell'interpretazione di Kym, ragazza che ha trascorso gli ultimi dieci anni in un centro di disintossicazione e fa ritorno a casa per partecipare al matrimonio della sorella Rachel. La pellicola del regista e documentarista, Jonathan Demme, è stata applaudita questa mattina alla Sala Perla del Casinò del Lido di Venezia nell'anteprima dedicata alla stampa.


"E' un ruolo drammatico - ha affermato l'attrice parlando nel corso di una conferenza stampa- ma lo ho vissuto cercando di interpretarlo come una semplice ragazza che vuole vivere una vita vera e onesta".





Kym, giovane ex modella con un passato di droga alle spalle, torna a casa dopo molti anni per partecipare al matrimonio multiraziale,con rito indiano, della sorella ma il suo rientro nella casa del Connecticut è l'occasione per riaccendere vecchi rancori.

Demme, premiatissimo regista del Il silenzio degli innocenti, non vuole rinunciare alla sua caratterista di documentarista. In questa ottica, "con Rachel getting married-spiega- ho voluto fare un "filmino di famiglia", bellissimo sì, ma ho voluto che il direttore della fotografia lo filmasse come se fosse uno dei partecipanti al matrimonio, così che lo spettatore si sentisse particolarmente coinvolto".

Il film è incentrato, oltre che sui rapporti familiari tesi, anche sulla minuziosa preparazione delle nozze in stile indiano della sorella di Kym. Un matrimonio multietnico che vuole essere un modello di convivenza per la moderna America. "Il modo di pensare questo matrimonio -ha infatti spiegato Demme- rappresenta quel tipo di America a cui mi sento molto vicino". Dello stesso avviso anche la sceneggiatrice Jenny Lumet, figlia del famoso regista Sidney: "questa famiglia- afferma- lotta per cercare di ritrovare l'armonia ed è quello che cerchiamo di fare anche noi nel nostro Paese. Dobbiamo combattere insieme per superare i traumi e le cicatrici di questo tempo".

Ma anche la musica ha un ruolo centrale nell'ultima fatica di Demme."Volevo realizzare un film in cui la musica non fosse solo un elemento della post-produzione, ma nascesse sul momento. Il fatto che lo sposo del film e la sua famiglia siano musicisti mi ha permesso di inserire la musica come presenza continua e mi sono avvalso di bravissimi musicisti, provenienti dal Medio Oriente, soprattutto Irak, Palestina ed Egitto che avevano già fatto la colonna sonora del mio documentario su Jimmy Carter, presentato l'anno scorso qui a Venezia. Ma c'è stato anche il contributo di musicisti di New Orleans''. (Adnkronos)