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Stella




La francese Verheyde parla di scuola in modo nuovo





03/09/2008 08:09a cura di Daniele Sesti

Che meravigliosa sorpresa scoprire che si può parlare di scuola e di adolescenza senza scadere nella macchietta o nel più stucchevole sentimentalismo! Quale stupore vedere un film “giovanilista” dove la storia è al servizio di un messaggio (“messaggio”, che parola demodè) e non all’istigazione della facile risata!


E’ quello che accade in Stella, film della francese Sylvie Verheyde, da lei scritto e diretto. In una sorta di Tempo delle mele girato avendo bene in mente la lezione di un suo illustre predecessore (parliamo di Francois Truffaut, naturalmente), dove l’attenzione per le dinamiche familiari hanno un posto di rilevanza fondamentale, la regista Verheyde realizza un film dove racconta un anno di scuola (la prima media) dell’undicenne Stella, in una scuola frequentata da famiglie socialmente più “elevate” della sua. Come accadeva in Caterina va in città del nostro Virzì (ma qui c’è più rabbia, più forza animale che esplode), il conflitto con il nuovo mondo con cui la ragazzina entra in contatto è inevitabile.






Stella vive, in pratica, nel bar gestito dalla sua strampalata coppia di genitori, ha per compagni ubriaconi e poco di buono (ma quanta vitalità in quei balli nell’osteria con il juke-box a mille di volume e le canzoni dei primi anni ’80) ed il suo passatempo preferito è vincere a carte con quella sgangherata compagnia. L’incontro con quella che una volta avremmo chiamato “borghesia” è per lei traumatico. Ma da questo scontro, anche cruento, capirà che l’unico rimedio per sfuggire all’emarginazione e la sopraffazione è quello della cultura. Il sapere la renderà libera.

Tutto questo in un film che si permette di sciorinarci come colonna sonora il “Ti Amo” di Umberto Tozzi e di riprendere la bagarre nei locali del bar descrivendoceli come in una canzone di Giorgio Gaber. Girato in una Parigi irriconoscibile per il turista, la regista francese ci ricorda però anche l’esistenza di una provincia chiusa e malsana dove l’ignoranza e il pregiudizio hanno il sopravvento. E nel confronto tra questi mondi si barcamena la piccola Stella (interpretata dalla brava Lèora Barbara) con la forza del disincanto e la leggera pesantezza dei suoi pochi anni.

Il cast asseconda l’atmosfera ora magica ora crudelmente reale dell’opera dando prova di affiatamento e senso della coralità (ricordiamo Karole Rocher e Benjamin Biolay nei panni dei genitori di Stella e Guillame Depardieu, uno degli avventori del bar.)

Un film da far vedere agli sceneggiatori di casa nostra.