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Below Sea Level




Gianfranco Rosi mostra la vita a 40 metri slm





03/09/2008 08:09a cura di Caterina D'Ambrosio

Cosa succede quando vivi nel paese, forse, più ricco al mondo e sei un homeless senza esserlo? Cosa succede quando ti trovi a vivere nel deserto, in mezzo a una discarica, senza i servizi più essenziali metafora di una deriva materiale e sociale che ti ha espulso dalla vita ‘civile’? A queste domande risponde il regista Gianfraco Rosi con il suo Below the sea level-Sotto il livello del mare, parabola di una povertà inconsueta, presentato fuori concorso alla sezione Orizzonti alla 65a Mostra del Cinema di Venezia.


Il deserto non è una terra straniera. A, 40 metri sotto il livello del mare, in una base militare dismessa a 250 km a Sud Est di Los Angeles, vive un gruppo di persone ai confini del mondo, senza elettricità, senza acqua, senza polizia, senza governo. Questa è la storia di Ken e Lily, di Carol e Wayne, di Mike, Cindy e Sterling. Questa è una storia di ordinaria povertà, difficile a credersi (e a vedersi) in uno dei paesi più ricchi al mondo.






Gianfranco Rosi, alla sua prima regia di un lungometraggio, affronta un tema inconsueto per il contesto in cui è ambientato. I protagonisti di questo film sono persone normali (una ex dottoressa, un ex seminarista, un ex attore e una madre) che, per motivi diversi, si ritrovano a vivere ai margini. Come degli homeless, senza esserlo. Curano il loro aspetto, cucinano, si amano, giocano a golf (scena surreale e malinconica): tutto questo nel deserto, in una discarica, alla periferia …dell’Impero, dove tutti possono e anzi credono nel sogno americano.

Il regista ha seguito i protagonisti per quattro anni, è stato con loro, con loro ha vissuto, mangiato e dormito. Si è insinuato nella loro intima normalità, rimanendo tuttavia un passo fuori la porta, con un sentimento misto fra timidezza e pudore. L’occhio dietro la macchina da presa resta, infatti, invisibile, nel tentativo di voler raccontare al meglio la quotidianità senza per questo farne un documentario.

Il film è una parabola. E’ il ritratto di un paese, o meglio di un’idea di paese. Il sogno americano e le sue storture, le ingiustizie sociali e il tentativo estremo di rimanere fuori da tutto questo. Conservando la dignità, la voglia di normalità e soprattutto d’amore. Amore per la vita, per i suoi declivi e le sue pianure. Anche se in mezzo si trova il deserto.