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Vicino al Colosseo... c'è Monti




Mario Monicelli: la vita mi incuriosisce ancora





01/09/2008 11:09a cura di Caterina D'Ambrosio

Mario Monicelli è uno dei più grandi registi italiani e quando lo si ascolta parlare colpisce ancora la sua ironia, la sagacia e la capacità di di leggere la realtà con leggerezza e crudo cinismo. Questa volta però è protagonista di una dichiarazione d'amore senza precedenti: quella per il rione Monti immortalato nel documentario Vicino al Colosseo c'è Monti, il quartiere romano che lo ha adottato ormai venticinque anni fa.









Perché proprio un documentario?
E' un'idea di Chiara Rapaccini, io ne ho curato solo la realizzazione. Monti non è un quartiere ma un rione, il più antico di Roma e volevo raccontarlo con un documentario per mostrare nel modo più realistico la sua quotidianità.

Quali sono gli elementi che ha voluto inserire in questo racconto filmato?
Ci sono le facce delle persone, le botteghe, ma anche le tradizioni, i barboni e i cani che ci vivono. Monti è questa e io l'ho vista così.

In effetti la gente del rione la ama molto...
Sì, anche per questo è stato più semplice girare, perché non recitavano, raccontavano semplicemente la loro giornata. Dal barbiere al macellaio.

Lei abita in Via dei Serpenti, il cuore del rione, da quasi trent'anni. Come è cambiato?
A Monti sono arrivato negli anni trenta. All'epoca mi ricordo riuscii ad affittare una camera ammobiliata con ingresso scala indipendente. Era un lusso per quel tempo, però così potevo portare a casa anche persone poco frequentabili. Tenete presente, poi, che in quell'epoca non si usciva la sera. Non c'erano i locali. Dopo le nove di sera le strade erano vuote e i ragazzetti passavano da una fontana all'altra schiamazzando e pisciando sui muri.

E oggi?
I monticiani sono persone speciali. Riescono a mantenere la loro identità nonostante i cambiamenti. E' un rione dove trovano ospitalità anche molti stranieri, ma l'essenza rimane intatta. Con il documentario volevamo raccontare lo spirito del rione e soprattutto evitare che possa accadere quello che è successo a Trastevere. Gli stranieri hanno stravolto Trastevere, non ci sono quasi più romani. Monti rimane un rione popolare, nel bene e nel male.

E come sta invecchiando invece l'Italia?
Male. Quando arrivai a Roma c'era il fascismo. E temo che, anche se in altre forme, stia tornando. Basta darsi un'occhiata in giro. I ragazzi non hanno più voglia di lavorare, vogliono tutto subito e non sono disposti al sacrificio. Una volta avevamo tutti di meno, eravamo più poveri eppure eravamo più felici, ora sembrano tutti perennemente insoddisfatti.

Alla Mostra del Cinema si ricorda il 68 con un altro documentario sulla contestazione di quegli anni. Avremo un altro 68 secondo lei?
E perché mai? Per avere ancora più consumismo e superficialità? Era divertente all'epoca, perché c'era uno spirito creativo diffuso. Era divertente la contestazione, vedere Zavattini che veniva trascinato via di peso dalla polizia, sentire anche le polemiche di Pasolini. Il '68 è stato fatto dai figli delle famiglie borghesi che volevano dire basta con un modo di vivere precedente. Ci è rimasto il consumismo, che ha rovinato il nostro paese.

Gli applausi più grandi al Lido sono stati tributati a lei e a un altro maestro del cinema, Manoel de Oliveira...
Perché siamo vecchi e applaudono per rispetto... Ci sono tanti bravi registi e li acclamerete altrettanto.

Cosa ancora la incuriosisce oggi?
Tutto mi incuriosisce. Quando cammino per strada osservo ogni cosa, le facce della gente, e quello che mi circonda. Bisogna esserlo sempre.

Lei ha novantatre anni: vuole fare ancora cinema?
No. Il documentario sui monticiani l'ho fatto solo per amore. E poi ci sono tante cose oltre al cinema delle quali occuparsi!.