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Ozpetek, la tragedia è servita





30/08/2008 13:08a cura di Daniele Sesti

Presentato a Venezia l'ultimo film di Ferzan Ozpetek, Un Giorno Perfetto. Tratto dall'omonimo romanzo di Melania Mazzucco, il regista turco, con un ottimo cast di attori italiani, affronta una storia drammatica ai limiti del sopportabile che non convince del tutto la critica.


Per affrontare una storia come quella raccontata da Melania Mazzucco nell’omonimo romanzo ci vuole coraggio. Dote che il produttore Domenico Procacci ha ritenuto di intravedere in Ozpetek il quale, dopo un iniziale tentennamento, ha deciso di accettare la sfida dirigendo un film dai toni e dai contenuti altamente drammatici.






In Un giorno perfetto, infatti, si respira fin dalle prime sequenze, un piano sequenza circolare che nulla ci fa vedere ma molto ci fa intuire, un’atmosfera di tragedia incombente.
E’ un prologo a cui fa seguito, con un montaggio spezzettato che rende nei primi venti minuti difficoltoso seguire la storia, un crescendo di tristi vicende esistenziali culminanti nell’ultimo, assolutamente inevitabile, evento.

Pur nella identificabile e chiara cifra della scrittrice, Ozpetek non rinuncia a fare suo il film, non limitandosi solamente a dirigerlo. Qua e là si riconosce la mano del regista turco. Ne sono un esempio il personaggio interpretato dalla Finocchiaro, una sorta di angelo custode che veglia sulle umani genti, o la mutata fisionomia caratteriale della mamma/nonna che si materializza nelle fattezze di una Sandrelli tenera e protettiva.
Ma più di tutto, Ozpetek informa l’opera confermandosi un grande narratore di figure femminili e non a caso la scena nella quale vediamo contemporaneamente Isabella Ferrari, Monica Guerritore e Stefania Sandrelli, tre attrici non di generazioni diverse ma sicuramente di matrici ben distinte, è probabilmente uno dei momenti migliori dell’opera.

Quella che si racconta in Un giorno perfetto è la storia di una passione, come sempre nel cinema di Ozpetek. Ma questa volta non siamo di fronte ad un amore, che seppur problematico e difficoltoso, anche dagli siti funesti, è comunque fonte di cambiamento e di presa di coscienza.
Quella di Antonio (Valerio Mastandrea) è una passione malata inferocita da un’incapacità di comunicare il proprio malessere che ineluttabile sfocia in tragedia. Attorno al perno centrale di questo amore insano ruotano altri piccoli o grandi disastri a testimonianza di una coralità dell’opera, anche questa altra caratteristica dello stile di Ozpetek.

A differenza però degli altri lavori, in Un giorno perfetto il regista si lascia travolgere dall’humus drammatico della storia, che non gli consente di dipingerne come d’uso i personaggi con stravaganza, e la discesa verso il buco nero della tregenda diventa un penoso percorso per lo spettatore tanto da rimanere sbigottiti da alcune scelte che troppo, davvero troppo, indugiano verso l’ostentazione e l’enfatizzazione del drammatico.

Per il resto, Ozpetek si conferma un profondo conoscitore di Roma – ma alcune riprese si erano già viste – città che fa diventare quasi icona della sua arte e della quale si percepisce un appassionato trasporto.
Ultima annotazione per l’attore Valerio Binasco capace con poche espressioni ed ancor meno battute a caratterizzare con maestria il suo personaggio.