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Bertolucci spiega La Rabbia di Pasolini





29/08/2008 11:08a cura di Caterina D'Ambrosio

Il sole tiepido del primo mattino sulla terrazza dell’Excelsior ci riscalda il cuore e la chiacchierata che ci aspetta con il maestro Giuseppe Bertolucci, a Venezia per presentare la ricostruzione della versione de La Rabbia di Pasolini, ci riconcilia con i lunghi e asfittici silenzi di un cinema ormai troppo prevedibile.









Maestro, Pasolini nel 1963 è stato capace di descrivere in anticipo un’Italia come quella nella quale ci troviamo a vivere oggi. Le sue capacità predittive ci stupiscono sempre: un genio del male o un genio del bene?
In effetti la sua capacità di interpretare i fenomeni sociali può risultare inquietante… Ho lavorato molto, in questi ultimi anni, su Pasolini e sul suo lavoro. Io amo definirlo un ruspice, uno di quei sacerdoti dell’antichità che per predire il futuro leggevano nelle viscere degli animali. Lui era così, riusciva a predire i fenomeni sociali perché li studiava al loro stadio embrionale.

Capacità che diventa ancora più inquietante nel caso del potere della televisione…
Sì. E’ stato capace, pur essendo all’epoca solo agli esordi, di prevedere come la televisione si sarebbe trasformata. Oggi infatti siamo nella condizione di dover rivalutare il modo di fare tv allora, forse una sola versione dei fatti, ma sicuramente meno omologata e vuota di quella attuale.

Lei e Carlo Di Carlo avete ricostruito un’ipotesi di come avrebbe voluto La Rabbia Pasolini. Come avete lavorato sul suo materiale?
Pasolini visionò 90mila metri di pellicola di cinegiornali, fece un lavoro enorme. Il produttore Ferrante forse spaventato dalla ‘deriva’ che potesse prendere il film chiamò a fare da contraltare Giovannino Guareschi, per fare il “visto da destra e visto da sinistra”. Pasolini accettò a malincuore, e fu costretto a tagliare per far posto a Guareschi, ma la convivenza fra i due fu difficile. Noi abbiamo recuperato sedici minuti di girato e – seguendo alla lettera i suoi appunti – abbiamo tentato di donargli quello che gli era stato tolto nelle intenzioni. Ovviamente è solo un’ipotesi di quello che Pasolini avrebbe voluto.

Quale Italia racconta nella sua Rabbia Pasolini?
Si parte dai funerali di De Gasperi per arrivare proprio al potere della televisione. In mezzo, però, c’è tutto: dalla Guerra di Corea alla canzonetta di Carla Boni. Non mancano poi alcuni sberleffi e il linciaggio mediatico al quale PPP fu sottoposto. Inoltre, nella sua versione c’erano le voci fuori campo di Renato Guttuso e Giorgio Bassani. Noi abbiamo aggiunto la voce del poeta Valerio Magrelli per la parte mancante e recuperata.

Tornando alla tv, secondo lei oggi PPP cosa farebbe? La spegnerebbe?
Non saprei… forse non avrebbe nemmeno la televisione. Però lui ci ha abituati allo stupore continuo. Quando pensavi di prevedere le sue posizioni, poi ti dovevi subito ricredere. Chissà….