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Kitano: non pago per essere a Venezia





29/08/2008 08:08a cura di FilmFilm

"Venezia? Ormai per me è un appuntamento fisso, ma non è che pago sottobanco per essere qui. Piuttosto, devo ringraziare gli organizzatori". Takeshi Kitano festeggia così il suo ritorno in competizione al Lido con Akires to kame (Achille e la tartaruga), terzo capitolo della trilogia inaugurata alla Mostra nel 2005 con Takeshis e proseguita sempre qui l'anno scorso con Kantoku Banzai!.


"Dopo il cinema e la televisione, ora rifletto sulla mia terza passione/professione: la produzione artistica".





Protagonista dall'infanzia alla maturità (con il volto di Kitano) è un pittore indefesso, ma senza successo, Machisu, ovvero la traduzione in giapponese di Matisse: "Era la scelta più facile, anche per gli autografi", scherza Kitano, che prosegue, tra il serio e il faceto: "Ho usato i miei quadri come già in Hana-bi: non sono per niente belli, e non piacciono a nessuno, ma sono imitazioni di tele famose, che non mi sono costate una lira. Comunque, Achille e la tartaruga vuole affermare che il successo non serve, l'importante è fare ciò che piace: io mi ritengo fortunato di poter fare il regista".

Al suo fianco, l'attrice Higuchi Kanako, sua moglie finzionale: "Non credevo potesse esistere una moglie così obbediente, che segue il marito fino in fondo al baratro, ma è stato bello interpretarla".
Kitano ritorna poi sulle "amate" tele: "Tutti i quadri che vedete nel film li ho richiesti agli amici a cui li avevo regalati: non ne ho mai venduto uno. Se a qualcuno di voi ne piacesse uno, può partecipare alla lotteria sui generis che di solito organizzo per i miei amici-fan".
"Dopo questa trilogia -dice il suo fedele produttore Masayuki Mori- mi aspetto da Takeshi qualcosa di molto libero e innovativo".

Il regista non crede che "il sacrificio e la morte siano necessari a un artista, ma con Akires to kame volevo descrivere una storia d'arte crudele".
Da ultimo, Kitano butta un occhio in patria: "E' vero che in Giappone non ho successo, ma non siamo in rosso, e aver potuto fare questo film testimonia che qualcosa ho guadagnato con i miei precedenti lavori"; e uno al Lido: "Ho portato alla Mostra tanti film, ho ricevuto un Leone d'Oro e altri premi, ora non ne chiedo altri: già essere qui in concorso è un grande risultato".

In questo film, che prende il titolo dal famoso detto di Zenone e non manca di ironizzare sull'arte contemporanea (dall'arte concettuale fino all'action painting), il protagonista Machisu insegue per tutta la sua vita il sogno dell'arte con compagni improvvisati e tentativi di emulare tutti gli stili. Tutti sforzi che vengono puntualmente bocciati da un perfido critico che sembra invecchiare insieme a questo potenziale artista, capace di dipingere anche la morte pur di soddisfare la sua malata ossessione.

Oggi è il giorno di Puccini e la fanciulla, il film di Paolo Benvenuti ambientato nel 1908, a Torre del Lago, quando la cameriera di casa Puccini, Doria, viene accusata dalla moglie del famoso compositore, Elvira, di essere l'amante di suo marito.
In concorso arriva The Burning Plan dello scrittore messicano Guillermo Arriaga, già sceneggiatore dei film di Alejandro Gonzalez Inarritu, che qui dirige le belle Charlize Theron e Kim Basinger.
Sempre in concorso, anche Inju, la bete dans l'ombre di Barbet Schroeder, tratto dal libro di Rampo Edogawa. E il comune di Venezia, in collaborazione con Circuito Cinema e la Settimana della Critica, organizza un incontro su Kim Arcalli, figura a tutto tondo del cinema veneziano, a trent'anni dalla scomparsa. Tra le voci che ricorderanno Arcalli, quelle di Bruno Torri, Roberto Ellero, Marco Giusti ed Enrico Ghezzi. (ADNKRONOS-ANSA-AGI)