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A Venezia una retrospettiva sui "film ritrovati"





08/08/2008 08:08a cura di FilmFilm

Sarà dedicato a "Questi fantasmi: Cinema italiano ritrovato" (1946 - 1975) il nuovo cantiere di riproposte e restauri della 65ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (27 agosto - 6 settembre 2008), diretta da Marco Muller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. La retrospettiva è curata da Tatti Sanguineti e Sergio Toffetti e prevede la proiezione di una trentina di opere del trentennio più fiammeggiante della storia del nostro cinema: gli anni tra il 1946 e il 1975.


Da cineteche e archivi continuano infatti a uscire titoli, film, trame, autori che i giornali dell'epoca - abbagliati dalla ricchezza produttiva del più bel cinema del mondo - confinavano nelle "recensioncine" senza firma; titoli rimasti a lungo puri nomi nelle filmografie o recuperati nella visione notturna di un palinsesto, ma in genere trascurati dalle storie del cinema.






"Fantasmi" che mostrano un cinema che scorre lungo due linee strettamente intersecate: la capacità di riflettere in diretta le storie e le cronache dell'Italia che cambia, dal dopoguerra, al miracolo economico, alle contraddizioni sociali dello sviluppo; e la grande libertà di espressione lasciata a cineasti, spesso stretti tra i maestri e i mestieranti, che oggi ci appaiono come una vera e propria "nouvelle vague all'italiana".

Tra i numerosi titoli da riscoprire si segnalano in primo luogo gli "antineorealisti": film che usano il melodramma per incidere nella realtà storica e sociale del dopoguerra come Un uomo ritorna (1946) di Max Neufeld - restaurato dalla Cineteca Nazionale e da Ripley's Film - con Anna Magnani che in un'aula di tribunale chiede la pena di morte per il fascista che ha ammazzato suo figlio; La città dolente (1949) di Mario Bonnard - restaurato da Istituto Luce, Cineteca Nazionale e Cineteca del Friuli - che mette in scena l'esodo dei profughi dall'Istria dopo il passaggio delle loro terre alla Yugoslavia; e Il grido della terra di Duilio Coletti (1949, restaurato dalla Cineteca Nazionale) che racconta, con la sceneggiatura di Carlo Levi, drammi e speranze legate alla costruzione dello Stato di Israele.

L'Italia del dopoguerra è ancora la protagonista nel "noir" Una lettera all'alba (1948), con Fosco Giachetti barone della cocaina in una Milano nera tratteggiata da Giorgio Bianchi come una dura e fredda metropoli americana, e nello straordinario "film sulle rovine" Il cielo è rosso (1950), diretto da Claudio Gora e tratto dal romanzo di Giuseppe Berto.
Altro regista di rilievo, Luigi Zampa di cui sono stati selezionati Anni difficili (1948) amaro apologo sull'Italia dei voltagabbana tra fascismo e antifascismo, restaurato dalla Cineteca Italiana di Milano con il Museo del Cinema di Torino e la Cineteca di Bologna, e Processo alla città (1949), ricostruzione di un caso di camorra nella Napoli belle époque, attualissimo dopo Gomorra.
La donna del giorno di Maselli (1956), straordinario esordio da protagonista di una bellissima Virna Lisi, ci porta nel mondo della moda anticipando l'Italia del boom, delle vacanze estive dei Leoni al sole (1961) spietatamente messi in scena da Vittorio Caprioli - di cui viene riproposto anche Parigi o cara (1962) che lo conferma, oltre che grande attore, anche grande cineasta da riscoprire.

L'Italia delle borgate romane descritte da Pasolini nel romanzo Una vita violenta portato sullo schermo da Paolo Heusch e Brunello Rondi (1962) - di Pasolini verrà presentato anche il provino per un film mai realizzato: Padre selvaggio, riscoperto dalla Cineteca Nazionale.
L'Italia del miracolo economico della Bella di Lodi (Mario Missiroli, 1963), tratto dal romanzo di Alberto Arbasino, con Stefania Sandrelli, mentre nella Cuccagna (1962) Luciano Salce sceglie il cantautore Luigi Tenco, nel suo unico film da protagonista, per rappresentare "quelli che non ce la faranno mai".
E' L'Italia proibita mostrata dall'inchiesta di Enzo Biagi nel 1963, quella dei Basilischi di Lina Wertmuller che nel suo film d'esordio - prodotto da Ermanno Olmi e Tullio Kezich - fotografa un paesino del sud rimasto quasi immutato quindici anni dopo La terra trema; l'Italia degli operai milanesi pendolari di Pelle viva (1964) di Giuseppe Fina, con Elsa Martinelli nei panni di un'immigrata pugliese; e quella di chi come Enrico Maria Salerno cerca in America un nuovo "miracolo" in Smog (1964) di Franco Rossi.

In Questi fantasmi: Cinema italiano ritrovato (1946 - 1975), un gruppo di film imperniati su "un'altra Italia" ci mostra un cinema che parla esplicitamente di omosessualità (come in Parigi o cara o in Agostino di Bolognini (1963), che appare oggi come una versione più libera e disinvolta di Morte a Venezia) e di aborto (come in Un mondo nuovo di Vittorio De Sica, del 1964).
Ma anche una produzione estremamente moderna sul piano del linguaggio, capace di confrontarsi con la sfida della modernità con grande libertà narrativa: da Caprioli a Bolognini a Franco Rossi, mentre persino De Sica, in un lavoro girato interamente a Parigi, dimostra di poter "fare la nouvelle vague".

Questi fantasmi: Cinema italiano ritrovato (1946 - 1975) ospiterà una giornata dedicata a "il '68 in un giorno", carrellata di film "eccentrici", come il capolavoro di Carmelo Bene Nostra Signora dei Turchi, di cui la Cineteca Nazionale ha realizzato una versione lunga reintegrando le scene tagliate, premiato a Venezia nel 1968; Fuoco! di Gianvittorio Baldi, uno dei più interessanti esponenti del "giovane cinema italiano", Flashback di Raffaele Andreassi, grande documentarista d'arte che qui si misura con un'onirica rappresentazione degli orrori della guerra con chiaro riferimento al Vietnam, e Toh è morta la nonna, divertissement di Mario Monicelli sullo spirito della contestazione.

A completare la rassegna "un'edizione straordinaria" di film restaurati e presentati in edizioni mai viste, come I mostri di Dino Risi con due episodi in più, restaurato dalla Cineteca Nazionale e da Sky Cinema; Arcana di Giulio Questi nella versione lunga mai proiettata in pubblico; La forza e la ragione, intervista di Roberto Rossellini a Salvador Allende.
Uno "special Fellini" che comprende: Lo sceicco bianco restaurato da Mediaset Cinema Forever con 20 minuti di scene tagliate appena ritrovate dalla Cineteca Nazionale, che costituiscono un vero "scoop filologico" su uno dei nostri maggiori cineasti; e il "criptodocumentario" di Gianfranco Angelucci e Liliana Betti E il Casanova di Fellini?, realizzato per la RAI dove Federico sottopone alcuni amici a un provino per la parte di Casanova: Mastroianni, Tognazzi, Gassman, Alain Cuny e un esilarante Alberto Sordi tutto compreso nella parte.

Questi fantasmi: Cinema italiano ritrovato (1946 - 1975) nasce dalla collaborazione tra la Biennale di Venezia e la Cineteca Nazionale, e rappresenta un modello di lavoro integrato tra un festival - luogo deputato a "mostrare" i film e a farli conoscere al grande pubblico di tutto il mondo - e l'archivio che conserva la memoria del cinema italiano.
Il lavoro di archivio della Cineteca Nazionale, cui è affidato il deposito legale del cinema italiano, si è integrato con l'apporto delle altre cineteche italiane, che hanno cooperato per la riuscita della manifestazione presentando alcuni film restaurati.

Importante è stata anche la collaborazione con gli aventi diritto impegnati nel restauro del loro patrimonio, come Ripley's Film, e con emittenti pubbliche e private che hanno messo a disposizione copie di film da loro restaurati (Mediaset Cinema Forever, RAI Cinema e RAI Teche) o hanno contribuito a renderne possibile il restauro, come Sky Cinema.
Per alcuni film è prevista la presenza di "testimoni eccellenti" (registi, attori, sceneggiatori) e la presentazione in sala a cura di Goffredo Fofi.

La retrospettiva intende quindi configurarsi come un viaggio negli anni d'oro della macchina industriale, delle filmografie, delle carriere e dei talenti singoli compiuto soprattutto fra i tesori della prima e più importante cineteca d'Italia, la Cineteca Nazionale di Roma, nata più di settant'anni fa come biblioteca di film ad uso esclusivo degli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia affinchè potessero diventare "più forti" studiando i classici del passato.
Sono passati settant'anni: è fiorito un ricco ed auspicabile decentramento degli archivi audiovisivi, ma il ruolo della Cineteca dello Stato di via Tuscolana resta centrale. (Adnkronos)