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Film sulla religione divide l'Egitto





29/07/2008 08:07a cura di FilmFilm

"Hai mai visto un mendicante cristiano?", chiede uno sheikh a un altro, lagnandosi poco dopo del fatto che in Egitto i cristiani controllino i tre quarti delle ricchezze del Paese. Quasi in contemporanea, un prete copto chiede a un suo collega: "quanti ministri cristiani ci sono all'interno del governo?". Sono soltanto alcune delle battute agrodolci di Hassan e Morkos, il film di Rami Imam - uscito da poco nelle sale egiziane - che affronta con leggerezza il più grande tabù che un Paese arabo abbia: quello della religione.


Due mostri sacri del cinema egiziano, il grande Omar Sharif e l'esilarante comico Adel Imam, padre del regista, interpretano Al Attar, uno sheikh musulmano, e Boullos, un prete copto. Minacciati dal fanatismo religioso delle rispettive confessioni, ai due viene imposto dalle autorità civili di adottare una nuova identità: Boullos diventa così Hassan, un imam molto devoto, mentre Al Attar (Omar Sherif) diventa Morkos, un uomo d'affari copto appena rientrato dagli Stati Uniti.






Presto i due, con le rispettive famiglie, diventano vicini di casa e da qui una serie di episodi tragicomici metteranno a nudo l'ignoranza e il sospetto che spesso caratterizzano le relazioni tra musulmani e cristiani, in un Paese, l'Egitto, in cui i copti rappresentano tra il 6 e il 10 per cento di una popolazione che ha ormai superato gli 80 milioni di abitanti.
E se in pubblico le parole che più ricorrono sono "unità nazionale" - perchè sempre di cittadini di un'unica nazione si tratta - in privato è la diffidenza a regolare i rapporti tra le due comunità.

Già con l'avvento dell'estremismo islamico a metà degli anni'70 e, segnatamente con l'esilio di Papa Shenouda III nel settembre 1981 nel monastero di San Bishoi (nel deserto alessandrino), voluto dal presidente Sadat e durato fino al 1985, quando, a tre anni dall'assassinio del rais, Hosni Mubarak liberò il Patriarca, i legami tra i cittadini egiziani di fede islamica e copti si incrinarono fortemente, portando a una ascesa del radicalismo cristiano.

Molti i detrattori della pellicola che, "pur avendo portato all'attenzione del pubblico la questione religiosa, non affronta in profondità il perchè della rabbia dei cristiani e dell'ostilità dei musulmani nei loro confronti".
Per il critico Tarek Shennawi, poi, il ruolo dello Stato non viene messo in evidenza. Secondo Shennawi, infatti, dietro il dilagare della corruzione degli apparati di sicurezza che controllano i dossier religiosi - degrado morale che spinge cristiani e musulmani verso una crescente contrapposizione settaria - vi sarebbe proprio lo Stato, colpevole di trattare le questioni sociali alla stregua di un problema di sicurezza, avvelenando così i rapporti tra le due comunità.

Nonostante gli attacchi, Hassan Wi Morkos è stato campione di incassi, con circa 120 mila euro nei primi due giorni di proiezione. (ANSA)