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17/02/2005 15:02a cura di Mario Sesti

I due migliori film in sala, Million Dollar Baby di Eastwood e Un silenzio particolare di Stefano Rulli, hanno più di qualcosa in comune: anche se li dividono milioni di dollari di budget e un oceano di cinema


Una voce fuori campo sobria, rugosa e apparentemente impassibile. Un padre che nasconde con cura il proprio sconcerto in una composta disperazione. L’idea che alcune esistenze, proprio per la loro enigmatica bellezza, vengano prescelte da un dio incomprensibile per affrontare sproporzionate avversità che non potranno mai superare. Million Dollar Baby e Un silenzio particolare hanno tutto questo in comune – e non è poco. Potrebbero anche scambiarsi il titolo: la mamma di Matteo, il ragazzo con problemi mentali che è protagonista del film di Stefano Rulli, dice che si tratta del “più bel figlio che ha” (un million dollar baby, insomma), mentre Eastwood, la cui recitazione da Gli spietati in poi si è fatta sempre più ieratica e scarnificata, come quella di un Henry Fonda che si fosse trovato a sopravvivere fino ad oggi, ha fatto sempre di un “silenzio particolare” l’arma segreta del proprio stile di recitazione.






In ogni caso si tratta dei due film più toccanti e rivelatori che si possano trovare oggi in sala. Eastwood sceglie uno dei ring più cinematografici che ci siano, quello della boxe, per raccontare il mistero di una persona paziente e combattiva destinata ad essere abbattuta dalla vita come un agnello, come avrebbe potuto forse farlo uno scrittore o un regista cattolico, ma con in mano una Bibbia delle cui assurdità chiedere spiegazioni ad ogni riga. Rulli, che prima di diventare uno dei più importanti scrittori di cinema oggi in Italia, si è formato come regista documentarista negli anni dell’antipsichiatria (con Matti da slegare), quando considerare qualcuno malato di mente significava innanzitutto denunciare il sistema repressivo che etichettava i diversi come tali, si mette in gioco in prima persona affrontando la dolce e ostinata resistenza di quella malattia nella persona più cara, un figlio: un resoconto fatto di piccoli e dolorosi scacchi vissuti con pazienza e coraggio alimentati da un esercizio tenace lungo un numero sterminato di giorni e di ore. E’ lo stesso itinerario, la stessa pazienza di un allenatore. La stessa di Morgan Freeman che, nel film di Eastwood, con lo stesso amore di Rulli, incoraggia anche gli atleti meno dotati a provare il ring, perché ognuno di noi ha un numero di incontri che gli spettano – e nessuno può evitarli o superarne il limite fissato.


Tutti e due i film impastano con sapienza inedita un cinema fatto di lucida rassegnazione e impalpabile humour, tutti e due pongono la stessa domanda senza mai pronunciarla (“perché?”), tutti e due nascondono dietro il proprio particolare silenzio, una tenerezza paterna che avvolge come una coltre il proprio dolore.