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L'estate dei Vanzina





25/06/2008 09:06a cura di Tiziano Costantini

I Vanzina Brothers, accompagnati da buona parte del cast di Un'estate al mare, si concedono alle domande della stampa, che sembra recuperare un discreto gusto per le trovate dei "mostri sacri" della commedia all'italiana, già dal precedente Matrimonio alle Bahamas, del quale i due avevano curato la sceneggiatura.


Questo film è stato scritto pensando a Dino Risi. Avete avuto modo di parlare con lui e di fargli vedere qualcosa?





No, e purtroppo sappiamo tutti perchè. Ora parlando di questo andiamo incontro a qualcosa di doloroso. Dino non voleva dediche, ma in Un'estate al mare è comunque evidente quella spensieratezza che traspariva dai suoi film; per cui possiamo dire che è come se sia dedicato a lui, seppure in silenzio.
L'episodio di Lino Banfi è magistrale, egli è un grandissim comico, ma qui dimostra ancora una volta la sua capacità nel sapersi adattare ad un ruolo bivalente, dove c'è bisogno anche di una lieve drammaticità.
Questo è un film pensato per ogni tipo di pubblico, sia per quello di una volta, che per quello di oggi, e persino per i bambini, basti vedere le gag di Greggio, dove ad esempio c'è la donna grassa che spacca i letti e le sedie.
Ad ogni modo lo sketch di Enzo Salvi credo sia quello più bello, perchè rappresenta la vera commedia all'italiana, con la comicità e con quella straordinaria tenerezza di fondo. In questo film Salvi ha dimostrato di essere davvero bravo.

Dopo aver inventato il "cine-panettone"; ora avete intenzione di creare questo filone estivo? Credete che sarà ugualmente vincente?
Si, ma deve aiutarci anche la stampa, e soprattutto speriamo che non ci sia questa sorta di coprifuoco, con la gente che non esce perchè fa caldo. Il cinema è bello sempre, anche d'estate.

Quanto è difficile girare un film con vari sketch, soprattutto per via delle differenti locations?
Bisogna dire che le difficoltà sono maggiori, e con questa primavera piovosa non è stato facile girare le scene che necessitavano del sole, come ad esempio quella con Greggo e la Falchi.

Quanto spazio è stato lasciato all'improvvisazione?
Sul set si inventa sempre molto, però è ovvio che c'è la sceneggiature di base, e va rispettata. Massimo Ceccherini aveva il terrore che tagliassimo il suo episodio, lo ripeteva continuamente.

Interviene ironicamente l'attore toscano:
"Beh, è vero che gli attori inventano, e proprio per questo io avevo proposto una scena simile a quella di Caos calmo con Marisa Jara, ma non hanno accettato.

Ora l'attenzione verte su Gigi Proietti:
Al nord c'è questa immagine del romano così greve, volgare, forse anche perchè è ricorrente nei film. Che ne pensa?
Io credo che i dialetti siano tutti belli, e che la volgarità sia una cosa soggettiva; quella fatta di parole non la ritengo oltraggiosa, semmai quella vera è un'altra.

Una domanda per Anna Falchi:
Nel film interpreta il ruolo dell'amante. Lo è mai stata nella vita?
No, assolutamente mai. Forse è proprio per questo che mi riesce così bene, perchè il mio personaggio è totalmente diverse da me.
Trovo davvero carino il finale del mio sketch, dove finalmente mi stanco di quella vita piena di bugie.

La parola a Victoria Silvstedt, che prova a dire la sua con il suo italiano molto 'maccheronico':
"Voglio raccontarvi un aneddoto divertente. Quando Banfi mi ha fatto il massaggio sul 'culetto', lo ha fatto in maniera troppo forte, e la sera si è scusato continuamente, mi ha persino regalato dei fiori. E' davvero simpatico".

E' di nuovo il turno di Proietti, che commenta il suo episodio:
"Spero che il mio sketch piaccia, perchè se la farsa teatrale avrà successo anche nel cinema, potrebbe veramente aprirsi un nuovo mondo nella comicità".

Si conclude con una domanda ai registi:
Gli sketch sono stati scritti sui personaggi?
Certo, e questo è veramente un lusso, non capita sempre. Vorrei citare Verdone, il quale diceva che non faceva cinema, ma sceneggiava i contratti degli attori.