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02/05/2008 15:05a cura di Cecilia Spaziani

Arriva Speed Racer e tornano i fratelli Wachowski scomparsi insieme alla loro “matrice” futuribile. Come al solito non potevano certo adottare un basso profilo e così presentano la loro versione su pellicola di un “anime” (il cartone animato giapponese), che di fatto sembra essere tornato alle origine ovvero al manga, la sua versione cartacea. Tutto questo per dire che nulla di quello che vedrete è vagamente ipotizzabile a priori. Se un merito va dato ai due terribili fratelli, è quello di saper sempre sorprendere e quindi siate pronti a tuffarvi in un caleidoscopio di colori accelerato ad una velocità prossima a quella della luce.


Speed Racer, ovvero per quelli che ancora lo ricordano “Go! Go! Go!… Mach 5” uno dei primi cartoni animati sul mondo delle corse che ebbe particolare fortuna anche oltreoceano. Insomma una spy story nel mondo dei motori controllato dalle multinazionali, dove i piloti cercano di ribellarsi, la formula 1 in poche parole.





Il perché della scelta ce lo dice direttamente Joel Silver, produttore del lungometraggio: “Volevamo essenzialmente un film adatto alle famiglie e soprattutto ai bambini. Quindi qualcosa di coloratissimo, con bei personaggi e dall’aspetto molto simile ad un videogioco.
Quando i due fratelli sono arrivati con il loro trailer del film sono rimasto molto sorpreso, ma mai come i ragazzi degli Studios che hanno subito detto ‘ma che diavolo è… Roger Rabbit!’ In realtà è un cartone in versione live-action. Un po’ come quando i Wachowski mi fecero vedere Ghost in the Shell per chiarirmi l’idea di Matrix
Abbiamo quindi assemblato un cast internazionale – è proprio il caso di dirlo – ed una produzione internazionale, per ottenere questo prodotto di cui andiamo molto orgogliosi. Sì poi abbiamo preso anche Roger Allam perché è uno di quegli inglesi che parla così velocemente da poter dire il doppio delle cose di un americano nello stesso tempo”.
In questo progetto è stato quindi coinvolto un cast d’eccezione a partire da Susan Sarandon che, a parte l’attrazione di Berlino dove si è giurato il film, ha avuto una spinta decisiva dai figli “In effetti pensano che sia molto ‘cool’ partecipare ad un film così” ci ha confidato.
Emile Hirsch, il protagonista, è stato subito affascinato dal progetto anche per la presenza dei due fratelli: “In realtà ero già entusiasta quando me l’hanno detto, anche perché da piccolo ero un fan sia del cartone che dei Wachowski” – conferma – “ma devo dire che mi aspettavo qualcosa di molto diverso. Non so, più dark… più Matrix. Quando mi hanno fatto vedere uno spezzone di quello che avrebbero voluto realizzare, ho capito immediatamente che eravamo da tutt’altra parte, ma comunque in un mondo incredibile.
Lavorare con loro è coma partecipare ad un film indipendente all’interno della produzione degli Studios. Intendiamoci a me piace fare sia l’uno che l’altro, ma negli indipendenti c’è sempre molta più possibilità di esprimersi. Con i Wachowski si ha la stessa sensazione: libertà di espressione anche se in un grande progetto.”

Il lavoro di girato è stato molto impegnativo anche perché il ‘blue screen’ (anzi dovremmo dire ‘green’) l’ha fatta da padrone. Emile Hirsch, infatti ci svela alcuni retroscena: “Contrariamente a quanto mi aspettavo, non ho dovuto fare un allenamento specifico, anzi, mi hanno portato al Texas Motor Speedway, un circuito per gare di alta velocità e lì mi sono fatto un’idea di quello che poi ho girato stando comodamente seduto in un abitacolo di auto, anzi più una centrifuga da lavatrice a dire il vero, all’interno di una camera verde. A dir la verità credo che gli altri avessero pensato che fossi stato rapito visto che mi ci sono voluti una ventina di giorni per girare tutte quelle scene sempre da solo nel ‘cubicolo verde’.”

La Sarandon ammette che “…in effetti girando non si aveva molta idea di quello che sarebbe stato il film finito, a parte per gli ambienti ricostruiti in studio, fortunatamente ci siamo supportati a vicenda.”
L’esperienza con The Rocky Horror Picture Show non è nemmeno paragonabile. “Beh, al di là del fatto che è un musical e non un film di fantascienza e che è stato girato più di vent’anni fa, direi che quello è costato 1 milione di dollari o giù di lì, mentre questo…”

Christina Ricci oltre ad essere una abile pilota ha dimostrato di poter vestire i panni della mannequin cambiando vestito praticamente in ogni scena: “In effetti mi sono divertita molto ed avrei voluto portarmi via tutti quei vestiti, ma me lo hanno impedito… in realtà anche l’intimo era coordinato e quello me lo sono tenuto” dice ridendo.

A questo punto non resta che aspettare un sequel…