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Barton Fink - É successo a Hollywood




Barton Fink





12/03/2008 12:03a cura di Marco Massaccesi

Il talentuoso Barton Fink, scrittore di commedie di successo a Broadway, viene messo sotto contratto dalla Capitol Pictures per scrivere un film sul wrestling. Fink parte per la volta di Hollywood senza sapere che sarà sua rovina.


Dopo aver girato un thriller, un noir ed una commedia i fratelli Coen nel 1991 con Barton Fink raggiungono il livello più alto della loro scrittura cinematografica raccontando proprio il mondo a loro più caro: il cinema.






Il Barton Fink del titolo è uno scrittore di teatro di talento che a Boradway ha il suo momento di successo, ma a lui non basta. Al personaggio interpretato da un grande John Turturro la fama ed i soldi non interessano, quello che vuole è raccontare l’uomo comune e porre le basi per un nuovo tipo di teatro più reale di quello vero.

A due passi dalla guerra, il film si svolge nel 1941, Fink, con le sue idee marxiste ancor prima dell’era maccartista, viene spedito a Hollywood sotto consiglio del suo stesso manager. Per questo giovane talento sarà una lunga passeggiata verso il patibolo.

L’atmosfera rarefatta dei Coen si traduce soprattutto nell’albergo in cui viene ospitato Barton Fink per scrivere il suo film sul wrestling, sport di cui l’uomo di penna non sa assolutamente niente. In una Los Angeles metafisica, priva di rumori e appannata da un caldo soffocante Fink cerca soprattutto di trovare una via alle sue necessità, e capisce sin da subito che scrivere un film su due energumeni che si picchiano sopra un ring non è esattamente quello che ci vuole.

Ma l’intenzione dei Coen è soprattutto fare un film sulla follia e sui suoi vari livelli. Si parte perciò proprio da quella di Fink torturato dal fatto che la fantasia sia un dono e convinto che solo dal dolore possano nascere grandi opere, per poi passare a quella dettata dall’onni potenza, raffigurata dal magnate della Capitol Pictures Lipnick, il quale, infatti, verso il finale del film si troverà a dirigere gli studios con tanto di divisa da generale.

Si continua così raccontando quella contaminata dalla bottiglia, nel caso dello scrittore assunto da hollywood incapace e violento, e della follia amorosa della devota segretaria perennemente innamorata anche se in continuazione maltrattata.

Ma quella più importante per i Coen, e che aiuterà soprattutto il loro eroe ad uscire fuori dal guscio, è la follia omicida di Charlie, interpretato da un eccellente John Goodman. Proprio il pazzo criminale farà realizzare a Barton Fink quanto sia assurda la sua voglia di riconcepire il teatro incolpandolo di non saper ascoltare. Come può uno scrittore di teatro che vuole raccontare l’uomo comune, non aver la capacità di ascoltare proprio colui da cui vuole trarre ispirazione?

Oltre all’elemento cinema insito nel racconto Barton Fink sembra essere un concentrato di film che riportano al tema della follia, Shining di Stanley Kubrick, The Wall di Alan Parker, Repulsion di Roman Polanski sono alcuni di questi, ma quello che ritorna spesso alla mente è Eraserhead di David Lynch.

Certo Barton Fink in confronto a Eraserhead è un film lineare, ma sono molti a parte la capigliatura di Turturro uguale a quella di John Nance gli elementi che riportano all’esordio del regista di Twin Peaks. Malgrado ci siano tutte queste componenti Barton Fink riesce comunque ad essere un caso a parte ed è in questo la sua grandezza. Come se dei pezzi sparsi di differenti puzzle congiunti insieme abbiano dato vita ad un altro grande affresco.