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Terzo giorno: Il palco è tutto per la "poetessa" del rock





08/02/2008 17:02a cura di Teresa Lavanga

Nella sezione Panorama, il fotografo-regista Steve Sebring propone il ritratto in movimento della “poetessa” del Rock, Patti Smith, Patti Smith dream of life, realizzato nel corso di un decennio. In una recente conferenza stampa il regista ha dichiarato: “Il processo di scoperta di Patti Smith è durato 11 anni, io stesso non riesco a crederci, ma ho trascorso un quarto della mia vita a inquadrarla nel mio obiettivo"








18.20 AMORE E DELITTO SULLA TRANSIBERIANA
Le difficoltà del cinema su tutti i mercati, le sue potenzialità di linguaggio universale, la fantasia dei produttori quando si tratta di rimediare finanziamenti utili alle nuove pellicole, trovano una sorta di manifesto nel film dell'americano Brad Anderson intitolato Transiberiana e presentato oggi alla sezione Panorama con un consenso di pubblico e accessi di delirio divistico del tutto inatteso per la sezione più intellettualistica e colta della Berlinale.
Anderson non è nuovo alla vetrina tedesca visto che il suo precedente The Machinist proprio da qui aveva spiccato il volo sui mercati internazionali ed è certamente un cineasta di talento che non si è smarrito in una carriera cominciata da ''futuro genio'' al tempo di Next Stop Wonderland (1998) e poi dispersa nell'onesto artigianato televisivo.
Ma quel che non ti aspetti dall'ormai maturo ragazzetto del Connecticut è che, per tornare al lavoro sul grande schermo, si inventi una storia d'amore e di delitto sulla mitica linea ferroviaria della Transiberiana tra il Mar della Cina e Mosca. Se lo spettatore è portato da subito a immedesimarsi nelle traversie di Emily Mortimer e Woody Harrelson (accolto da divo a Berlino), coppia in crisi che cerca un riscatto nel brivido del viaggio proibito, riesce più difficile restare seri quando sul treno sale Eduardo Noriega, bello e dannato venditore di oggetti d'arte di contrabbando e, in realtà, immischiato in un traffico di droga.
Quando poi Noriega scompare (viene ucciso) e entra in scena la polizia russa capeggiata da Sir Ben Kingsley, si tocca con mano il meglio e il peggio di quell'incrocio delle coproduzioni che una volta si chiamava ''europudding'' dal nome del tipico dolce inglese dai troppi sapori. ''Il mio genere piace da sempre - racconta il regista Brad Anderson - e lo schema delle storie d'amore che finiscono e rinascono di fronte al pericolo è fra i più antichi ed efficaci. Nel momento in cui mi si è offerta l'occasione di girare un film in Europa, con capitali tedeschi e spagnoli, con un supporto da parte dei russi, non ho avuto esitazioni e mi sono messo a lavorare su questa storia. E' un po' Michele Strogoff e un po' il Giro del Mondo in 80 giorni. Ma in più ho potuto impiegare le strutture del noir e metterle al servizio di grandissimi attori con cui mi sono preso una (faticosa) vacanza sulla Transiberiana. Come si vede nel film non avrà magari il fascino dei grandi viaggi ottocenteschi, ma vi garantisco che anche nella realtà ogni fermata è una sorpresa, ogni tratta è un viaggio alla scoperta dell'ignoto''.
Woody Harrelson conferma che sarà coinvolto nel prossimo progetto americano di Gabriele Muccino Seven Pounds (''ci terrei molto - dice - e spero proprio che il diavolo non ci metta la coda''). Nel frattempo la piattaforma di Berlino dovrebbe garantire una buona visibilità internazionale a Transiberiana che piace molto ai compratori e sta dando vita a una vera e propria asta per i maggiori territori, Italia compresa.
(ANSA)

18.15 BERLINALE, SHOCK IN CONCORSO CON GARDENS OF THE NIGHT ANCHE JOHN MALKOVICH NEL FILM-DENUNCIA SULL'ALTRA AMERICA
Prostituzione, tratta dei bambini, pedofilia: al secondo giorno di concorso, a scuotere la Berlinale e' l'indipendente Gardens of the Night: ritratto di un'America allo sbando e senza speranze, con un cameo di John Malkovich nell'inedito ruolo di un assistente sociale. Scioccante odissea di una bambina qualunque, strappata alla famiglia all'eta' di 8 anni e da allora catapultata nell'inferno del sesso a pagamento, il film di Richard Harris si propone come scioccante denuncia di un dramma di proporzioni inimmaginabili.
Un fenomeno che i titoli di coda quantificano nelle allarmanti cifre di 1,3 milioni di minori, che oggi vivono per le strade degli Stati Uniti. Un esercito di giovanissimi, per il 60% vittime di violenze o abusi che, sempre in base alle stesse statistiche, subirebbero anche un adolescente americano su tre fra le ragazze e uno su sette fra i maschi. Forza della denuncia e pugno allo stomaco sono tutte nella storia della piccola Leslie e dell'amico Donnie: volti sconosciuti per il nostro cinema, che il figlio d'arte di Richard Harris trasforma in compagni di reclusione e sventura. Giovanissimi agli antipodi, figli della borghesia ricca una e del proletariato nero l'altro, che il destino spinge prima tra le grinfie di un pedofilo e poi a vendersi sul marciapiede. Niente immagini hard, il regista affida lo shock alla violenza appena accennata e al realismo delle riprese. Fotografia sgranata e pellicola sporca sono al servizio dell'impietosa radiografia di un sottobosco di 'marchettari' bambini, 12enni gia' rotti a droga e prostituzione, transessuali preadolescenti. Queste le amicizie e questo il destino a cui il film condanna i protagonisti. Non basta liberarsi dal giogo degli aguzzini, e' il cupo messaggio di Gardens of the Night: la violenza sui minori equivale a una condanna a morte.
(Adnkronos)

18.00 TILDA SWINTON DALL'ALCOLISMO ALLA MATERNITA'
Dall'alcolismo alla scoperta della maternita', anche se acquisita. E' il percorso fatto dall'attrice londinese (classe 1960) Tilda Swinton in Julia del regista francese Eric Zonca (La vita sognata degli angeli), film passato in concorso oggi alla Berlinale. La Swinton e' appunto Julia. Una donna di quarant'anni attaccata compulsivamente al bicchiere. Beve continuamente ed e' anche una grande bugiarda. Sta per perdere il lavoro e sempre piu' spesso si ritrova al mattino nel letto di persone che neppure conosce. Agli Alcolisti Anonimi incontra una giovane messicana, Elena, che la convince a rapire suo figlio che e' stato dato in affidamento al nonno, un uomo ricco e potente quanto malavitoso. Spinta dal denaro che potrebbe ricavare dal riscatto del bambino, Julia accetta la sfida e si ritrova a gestire un rapimento con impaccio, ma anche con la follia della sua disperazione.
Riesce a portare avventurosamente Tom (Aidan Gould) in Messico e qui si trovera' ad affrontare la malavita locale che vuole a sua volta portargli via Tom. Un ragazzino con il quale nel frattempo ha instaurato un rapporto 'maternale' e protettivo che non si aspettava piu' di poter provare per nessuno. Il film e' come diviso in due parti. La prima nello stile raffinato di Zonca e la seconda, quella piu' di azione, legata evidentemente a una volonta' produttiva che guarda ovviamente al mercato. Lo stesso regista in conferenza stampa oggi ha dichiarato:''ci ho messo cinque anni per scrivere questa storia e tante difficolta' per trovare dei produttori. Nessuno vuole una storia con un'alcolizzata e un bambino. Solo dopo molto tempo e' arrivato il supporto della 3 e di una produzione belga''.
L'ispirazione gli e' venuta da una foto (di Helmut Newton) di una donna in auto nel deserto e naturalmente da Gloria di Cassavetes anche se la Swinton ci tiene a dire ''non e' affatto un remake di Gloria come qualcuno ha detto, io e Zonca siamo dei fan di Cassavetes, ma non volevamo rifare questo film''. L'iconoclasta Swinton, nominata quest'anno all'Oscar come attrice non protagonista per Michael Clayton e che con Julia potrebbe aspirare all'Orso come miglior attrice, non ci tiene troppo a parlare della preparazione sostenuta per questo film in cui attraversa tutti i possibili registri:''non credo che ci sia una preparazione particolare. Ognuno di noi puo' essere Giulia, una donna che ha uno sguardo non morale, ma pieno di compassione''. Spiega infine Zonca della scelta della Swinton:''volevo un'attrice fisica, una che parlasse con il corpo e gesticolasse come un'italiana''.
(ANSA)

17.00 PATTI SMITH:NON SONO CANTANTE PUNK,ASCOLTO PURE WAGNER
È stata una Patti Smith incontenibile quella che ha incontrato oggi la stampa per parlare di Patti Smith: Dream of Life, un documentario presente al Festival del cinema di Berlino. L'artista statunitense ha scattato foto ai giornalisti, usando una vecchia macchina a lastre, imitato il modo di esprimersi di Bob Dylan, intonato una strofa di "Because the Night" in risposta a una domanda. Ma, soprattutto, ha parlato a ruota libera, spaziando dal Medio Oriente fino al suo ruolo di artista.
"Sin dal mio primo album ho sempre detto di essere al di là delle etichette e delle categorie, sono indipendente", ha puntualizzato la Smith (61 anni), respingendo così il mito di 'cantante punk'. A casa, ad esempio, ha rivelato di ascoltare Jimi Hendrix o le opere di Richard Wagner. Le canzoni di protesta possono ancora ispirare, ha detto. Nel mondo attuale c'è però bisogno che le persone agiscano direttamente, protestando, scendendo in piazza, organizzando dei boicottaggi, ha aggiunto. Per quanto riguarda la corsa alla Casa Bianca, la musicista statunitense ha spiegato di non aver deciso per chi votare. "Sto ancora studiando" gli aspiranti, ha spiegato sorridendo. La Smith ha poi rivelato di visitare volentieri i cimiteri, perché "lì vivo qualcosa di toccante". Domani, ad esempio, andrà a far visita alla tomba di Bertolt Brecht, in occasione dei 110 anni dalla nascita del drammaturgo tedesco. Alla fine della conferenza stampa, per ringraziare i giornalisti che le hanno consentito di parlare in inglese ("sono pessima con le lingue", ha chiarito), Patti Smith si è esibita a sorpresa. Ha imbracciato una chitarra acustica (cui era legata per l'occasione una tracolla rossa ornata con l'orso simbolo della Berlinale), si è tolta gli occhiali scuri e ha intonato "My Blakean Year". Tripudio tra i giornalisti presenti.
Per realizzare Patti Smith: Dream of Life il regista e fotografo Steven Sebring ha seguito la Smith per quasi dodici anni. "Non si tratta di un film-concerto", ha puntualizzato la musicista, che ha definito Sebring "un fratello".
(APCOM)

16.15 LAKE TAHOE, IL DOLORE COME DIMENSIONE TEMPORALE
Il messicano Lake Tahoe film in competizione al festival di Berlino del regista Fernando Eimbcke emoziona per il suo linguaggio semplice, per l'uso della camera fissa che apre a un paesaggio sudamericano arido e desolato ma ricco di umanità.
Un lutto e una madre che non vuole più parlare. Quando l'aria diventa insopportabile, Juan decide di prendere la macchina e scappare, ma la fuga e' interrotta da un incidente. Il tempo continua a scorrere ma ruota intorno a se stesso. E saranno proprio gli incontri a dare ritmo alla pellicola. L'incidente infatti costringe il protagonista (Diego Catano) a cercare un'officina. Un'impresa difficile in un ambiente popolato da un'umanità indolente.
Il girovagare lo porterà a incontrare un vecchio meccanico col suo cane, una giovane punk e il suo bambino, fino al garzone di un negozio appassionato di arti marziali che gli promette di riparargli l'auto. Ognuno lo ferma, lo fa aspettare, l'attesa si prolunga. Questi volti scandiscono il tempo del lutto, fermano il cammino di Juan, lo portano via dal luogo dove dovrà fare ritorno: a casa dove la madre si è abbandonata al dolore, e dove c'e' il fratellino a cui deve badare. Per il regista l'esperienza personale non può essere separata dal fare film: ''L'esperienza dolorosa della perdita di mio padre mi ha portato a riflettere sullo scorrere del tempo, ha raccontato Eimbcke al termine del film, il mio film non può essere separato dalla mia biografia''.
Il regista e' fra i primi giovani filmaker usciti dal Talent Campus, la sezione di workshop della Berlinale per giovani registi, a concorrere per l'Orso d'oro. ''E' stata una esperienza, quella del Talent Campus 2004, che mi ha formato molto'', ha dichiarato Eimbcke. La sceneggiatura di Lake Tahoe è stata elaborata con l'appoggio del Sundance Screenwriters Lab.
(ANSA)

16.00 REGARDE-MOI, LE TEENAGER E LA DUREZZA DELLA BANLIEU
La Banlieue svelata da una teenager, il rapporto tra ragazzi e ragazze, la violenza, l'emarginazione. Lontano da astratte analisi sociologiche e dalle sprezzanti etichette politiche il film Regarde-moi, presentato ieri nella sezione Forum in prima internazionale dalla giovanissima regista Audrey Estrougo, 24 anni, getta lo spettatore nel cuore della periferia parigina. In 24 ore si svolge il conflitto tra due ragazze, Fatimata e Julie, per essere innamorate di Jo, un calciatore convocato a giocare con l'Arsenal.
Il film si muove tra forti contrasti, la cricca dei ragazzi e quella delle ragazze, i neri e i bianchi, la dolcezza e la violenza. A raccontare questo mondo sono due punti di vista differenti. Quello dei ragazzi prima e delle ragazze poi. Con il mondo femminile complementare a quello maschile, ma anche chiave di lettura di vicende che rimarrebbero altrimenti incomplete se guardate da un solo lato. E così è proprio la realtà delle adolescenti ad emergere e stupire per la sua durezza ma anche per i sentimenti che vengono messi in gioco. In un luogo, la Banlieue, dove i ruoli sono severamente rispettati, il colore della pelle conta, e ogni errore è punito. A tenere incollati alle poltrone gli spettatori dopo la proiezione e' stata la presenza della giovane regista. A 13 anni, Estrougo, si è trasferita nella periferia parigina, un'esperienza che l'ha portata a girare Regarde-moi.
''Il mio segreto e' stato proprio l'essere giovane. I produttori hanno puntato sulla mia eta' come una buona occasione di marketing. Ma a me non interessa: grazie a questo sono riuscita a fare il film come volevo'', ha raccontato Estrougo che poi ha spiegato: ''ho vissuto nella Banlieue dove ho conosciuto molte ragazze. La vita delle donne nelle periferie, insieme al razzismo, in Francia è un vero problema''.
(ANSA)

Ore 8.00 ENTUSIASMO PER IL PETROLIERE DI ANDERSON
Dopo l'apertura folgorante col documentario di Scorsese sui Rolling Stones, a scaldare il festival e' arrivato ieri Il petroliere, vibrante dramma sull'avidita' umana e il suo prezzo di sangue, in Italia in sala dal prossimo venerdi', che Paul Thomas Anderson ha ispirato al romanzo ''Oil'' di Upton Sinclair.
Otto nomination agli Oscar, tra cui regia, miglior film e attore protagonista: la sala stampa accoglie con lunghi applausi il regista di Magnolia e l'attore Daniel Day-Lewis. Al calore della platea i due rispondono glissando i temi caldi e scherzando sui pronostici per l'Academy.
"Cosa penso? - ruba la parola il coloratissimo protagonista, in camicia floreale e cappellaccio - Che li vinceremo tutti, anche nelle categorie in cui non siamo candidati!". Scaramantica suona anche la disinvoltura con cui sostiene di approcciarsi alla premiazione: "Ci andro' con l'autobus e saro' molto rilassato e incredibilmente nervoso, o forse molto nervoso e incredibilmente rilassato. Insomma, andro' e poi staremo a vedere che cosa succede".
Dal regista Paul Thomas Anderson, a Berlino gia' Orso d'Oro nel '99 con Magnolia, il primo ringraziamento per tanto successo va all'autore Upton Sinclair: "Per questo film avevo bisogno di un collaboratore, da solo non ce l'avrei mai fatta. Il suo e' un libro dettagliatissimo e pieno di particolari, che a tratti ho ripreso in toto". Delle 500 pagine del volume, scritte nel lontano 1927, la vicenda va a concentrarsi sulla figura di Daniel Plainview, ruvido petroliere, di cui il film segue la parabola di arricchimento e autodistruzione, dal finire dell'Ottocento agli anni '30.
Tutto inizia grazie al suo fiuto: prima di ogni altro, nelle spianate aride e gli orizzonti sterminati del Texas, l'uomo intravede la sua fortuna. Un'impresa di trivellazioni a Coyote Hill, capace in pochissimo tempo di trasformarsi in una fabbrica da 5000 dollari a settimana. Siamo pero' appena all'inizio. Il profumo dei soldi lo porta a spingersi oltre nuove frontiere. La svolta arriva a Little Boston, Isabelle County, California: terra incontaminata e ancora vergine, che le grandi compagnie petrolifere stanno gia' accerchiando con i loro stabilimenti. La vera sfida, al petroliere Plainview si manifesta pero' nelle fattezze di Eli, giovane pastore della Chiesa locale, interpretato dal bravissimo Paul Dano.
"Il testo di Sinclair spazia dalla rivoluzione russa a Hollywood - spiega ancora Anderson - fra le tante prospettive possibili, quella del confronto fra i due ci e' sembrata la piu' interessante e feconda". Quello a cui il religioso lo richiama e' infatti un dolorosissimo faccia a faccia, con la coscienza e l'umanita', che il petroliere sta progressivamente sacrificando al profitto.
-"Siamo assolutamente consapevoli di allegorie e parallelismi a cui si presta la storia - dice Daniel Day Lewis - La nostra prospettiva e' pero' stata volutamente piu' umile. Non ci arroghiamo il diritto di suggerire allo spettatore, che cosa leggere o no in questa storia". Avidita' e disumanizzazione, profitto e morale: la tensione si esaspera con l'incalzare degli eventi e del tempo. Con l'inizio della trivellazioni si verificano anche i primi incidenti. A restarne vittima e' addirittura H.W., il figlioletto che il petroliere porta sempre con se' e presenta come suo socio.
Emblema della perversa spirale in cui sta cadendo Plainview e' proprio la sorte che riserva al piccolo, in seguito alla sua perdita dell'udito. Se ne libera e lo allontana da se', come il fantomatico fratello che un giorno gli si presenta dal nulla. Perche' come lui stesso dice: "Io vincero' sempre. Soltanto io potro' avere successo. Odio la gente e voglio solo diventare abbastanza ricco da potermi permettere di non vederla piu'". Di tormento interiore e parabola autodistruttiva parlano volto e occhi con cui Daniel Day-Lewis da' corpo alla sua deriva. Un'interpretazione che gli vale la quarta nomination all'Oscar, dopo il premio per Il mio piede sinistro e le candidature per Gangs of New York e Nel nome del padre: "Un personaggio molto complesso, che ho faticato molto per padroneggiare. Il grosso del lavoro - spiega - e' stato pero' quello di svelarlo solo gradualmente, accompagnando il pubblico nella scioccante scoperta della sua natura".
Inconfessabile, l'emblematico finale verso cui Anderson traghetta la storia.
(Adnkronos)