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Dal Tip-Tap al Rock & Roll: l'evoluzione di un genere da Fred Astaire a John Lennon





08/11/2007 16:11a cura di Teresa Lavanga

Due sono i grandi generi cinematografici che da sempre hanno raccontato la storia americana: il western ed il musical. Entrambi sono nati dalla voglia di mostrare quel sogno americano che aveva spinto avventurieri ed esploratori a conquistare terre nuove e libertà mai sperate, ed entrambi sono morti insieme a quell’ottimismo che aveva caratterizzato l’età dei pionieri.


Il musical (abbreviazione di musical comedy) è un genere complesso che richiede competenze e tecniche particolari. Nasce formalmente il 12 settembre 1866, quando una compagnia di canto e ballo e una compagnia di prosa dovettero unirsi per superare delle difficoltà economiche. Lo spettacolo che scaturì da questa unione, “The Black Crook”, mescolava per la prima volta prosa, canto e ballo.





Il successo fu tale che, dopo questa prima esperienza, il musical si diffuse in quasi tutti i teatri americani.

Il punto di forza di questa nuova “trovata” sta nel permettere allo spettatore di poter seguire lo spettacolo senza avere particolari conoscenze. Si classifica da subito, quindi, come un genere rivolto alle masse, ad un pubblico composto da etnie e ceti differenti che spesso non parlano o addirittura non conoscono l’inglese.

Hollywood non tarda a capire le potenzialità del nuovo “prodotto” e se ne appropria già a partire dagli anni ’20. E’ proprio un musical, infatti, ad inaugurare, nel 1927, la stagione del sonoro: The Jazz Singer sincronizza, anche se in maniera rudimentale, l’immagine con la musica emessa da un grammofono.

Inizialmente, i musical di Hollywood potevano facilmente sovrapporsi a quelli messi in scena a Broadway, ma ben presto, grazie soprattutto alla genialità di Busby Berkeley, si comprende come il perno della storia sia la macchina da presa che, non solo danza con gli attori/ballerini, ma mette in mostra tutto ciò che circonda i protagonisti, dagli oggetti alle luci.
Dopo i film di Berkeley la produzione hollywoodiana riscrive le regole del musical. Negli anni ’30 vedono la luce capolavori come Quarantaduesima strada di Bacon, Donne di lusso (1935), Cappello a cilindro con Fred Astaire e Gynger Rodgers, Il mago di Oz del 1939 di Victor Fleming.
Il genere, sempre più richiesto, trova la sua età dell’oro nel ventennio ’40-’50 quando le parti recitate e quelle cantate si fondono ancora di più e sono in grado di rimandare allo spettatore le sensazioni, le gioie ed i patimenti del protagonista.

In questi anni vedono la luce capolavori come Balla con me, I Barkleys di Broadway, Cantando sotto la pioggia, Un americano a Parigi, Papà Gambalunga, Un giorno a New York , ambientati spesso nel dorato mondo dei ricchi, lontano dalla realtà delle persone comuni.
Il sogno americano trova in questi film la sua massima espressione, finchè non viene sopraffatto dalla malinconia. Nel 1953 Vincente Minnelli con Spettacolo di varietà apre le porte a quella tristezza che troverà terreno fertile in E’ sempre tempo di Stanley Donen del 1955.

Da questo momento in poi, il cinema si fa portavoce del disincanto della società americana. Gli autori degli anni ’60 si concentrano sui problemi quotidiani, non riescono più ad abbandonarsi allo spensierato ottimismo dei decenni precedenti. Anche le storie si fanno meno romantiche e melodrammatiche, e vengono ambientate in luoghi meno patinati. Prima della “messa al bando”, Hollywood produce Mary Poppins, Tutti insieme appassionatamente, My fair lady, Hello Dolly e West Side Story, poi arriva il 1968.
Il rock ed il pop sostituiscono lo swing, il jazz, il tip-tap. I temi che fanno da sfondo ai “nuovi” musical non sono più le “dorate prigioni dell’amore”, ma la provocazione e il mondo dello spettacolo (visto nei suoi aspetti meno patinati). Il pubblico chiede verità, non più finzione.

Gesù Cristo diventa una superstar, il travestitismo sconvolge la morale comune (The Rocky horror picture show), la droga irrompe nella vita di Tommy, i crimini del nazismo (con chiari rimandi alle brutture della guerra fredda) vengono smascherati (Cabaret).
Mentre le nefandezze ed i sotterfugi dello showbiz sono magistralmente mostrati in Chorusl Line, Fame, All that Jazz, si rievocano con nostalgia i tempi passati (C’era una volta Hollywood) o si cerca di riportarli in vita in maniera innocente e scanzonata (Grease).

Dagli anni ’80 in poi, il musical cade nel dimenticatoio. Gli autori ed i produttori si rendono conto che il genere non riesce più a cogliere le particolarità della società: non dà più speranze per il futuro né si fa portavoce di nuove mode o proteste. Gene Kelly non potrebbe più ballare sotto la pioggia, perché non potrebbe essere più felice e spensierato, al massimo potrebbe ballare solo per la voglia di rivalsa, per il desiderio di apparire o di “sfondare”. In questi anni, più che di musical, quindi, si può parlare di cinema con una forte componente musicale.
Nashville, The Blues Brothers, Stayng Alive, Flashdance, Dirty Dancing si affiancano a film biografici come Bird, Ray, De- Lovely e ad esperimenti che cambieranno il modo di fare cinema e musica, uno fra tutti, Thriller di Michael Jackson.

Il nuovo millennio, quasi d’incanto, però, riscopre, insieme al western (Quel treno per Yuma, I Segreti di Brokeback Mountain, Open Range, L'Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford), anche il suo “gemello”, il musical.
Revisionata, modernizzata, rivisitata, la musical comedy irrompe nei cinema con opere dello spessore di Moulin rouge, Chicago, Rent, trovando un pubblico appassionato ed interessato.

Il tempo delle “vacche magre” pare finito.
Il musical è di nuovo capace di appassionare, intrigare con storie di tutti i giorni, storie fantastiche, avventure, amori, passioni e sogni. Si riscopre capace di divertire e coinvolgere il pubblico adulto e adolescente e finalmente si discosta dall’idea di un cinema approssimativo e superficiale che i giovani degli anni ’70 gli avevano cucito addosso.
E sull’onda di questo rinnovato successo, dopo la presentazione all’ultima Festa del Cinema di Roma, approda sugli schermi il magnifico Across the Universe, interamente basato sulle musiche della rock band che più di ogni altra ha contribuito a cambiare la storia della musica mondiale, i Beatles. Che dire?
Ben tornato musical, se ciò che ci proponi sono chicche di questo spessore!