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25/10/2007 15:10a cura di Renato Massaccesi

Breve colloquio con Julie Taymor, regista, e Ellio Goldenthal, produttore musicale, per la presentazione di Across The Universe.








Dal Teatro al Cinema
Julie Taymor: La mia esperienza teatrale mi è stata utile perché mi ha permesso di lavorare sui musical e sul testo. Ho capito l’importanza del testo quando lavorando su Shakespeare o altri classici ho dovuto rendere la parola visivamente.

Il Lavoro sulla Musica
Elliot Goldenthal: Ho pensato al lavoro di Paul, John, George e Ringo non come ad un lavoro fatto dai Beatles come gruppo. Piuttosto li ho considerati come compositori. La band la conosciamo tutti ma il loro lavoro sulla scrittura non è così conosciuto.

Julie Taymor: L’ottanta per cento della musica è stata registrata in tempo reale. Abbiamo fatto sei settimane di prove in quello che abbiamo chiamato il “Beatles Camp”, a New York, con sessanta giovani pieni d’entusiasmo. Le uniche scene in cui abbiamo dovuto re incidere sono quelle in cui i rumori di fondo dell’ambiente erano troppo fastidiosi. Per far capire come non ci sia alcun scollamento tra le immagini e le canzoni, basti dire che abbiamo usato gli stessi microfoni per le due differenti prese in diretta. Per quanto riguarda l’immagine abbiamo usato il computer ma soltanto in un secondo tempo. Cioè, usavamo il green screen durante le riprese e poi ci inserivamo degli elementi, come è stato nel caso di “For the Benefit of Mr. Kite”. E’ una maniera di avere un approccio più “artigianale”.

Perché i Beatles?
Julie Taymor: Abbiamo riflettuto sul fatto di utilizzare musica non dei Beatles (Joan Baez o Bob Dylan), ma il fatto è che avendo scelto di fare un musical e non un documentario, la scelta di campo è legittima. E poi ho voluto descrivere le mie di esperienze e sono queste le canzoni che hanno fatto da colonna sonora alla mia vita.

Il Lavoro sui Beatles
Julie Taymor: Potete immaginare come sia stato difficile rendere le canzoni dei Beatles nelle maniera che il film richiedeva. Se “Let it be” è resa in versione gospel è perché quel momento richiedeva il gospel (“Mother Mary come sto me”). Ad esempio Martin Luther McCoy, che nel film è il “doppio” di Jimi Hendrix, è come artista molto più vicino ad Otis Redding, e questo si riesce a cogliere nel film.

Un’Opera Rock
Julie Taymor: Mi è stata proposta, dai soggettisti, un’idea che mi proponeva quest’amore “transatlantico”. Da qua sono partita ma poi ci ho voluto mettere dentro il Vietnam e l’arruolamento che ha una parte importante nel film. Abbiamo scelto più di duecento canzoni dei Beatles e poi abbiamo fatto una scelta. Sono le canzoni che fanno la storia. Quindi questo non si può definire un jukebox musical, piuttosto, Across The Universe è un’opera rock.

Ringo e Paul
Julie Taymor: Ringo ha visto il film e gli è molto piaciuto, specialmente il personaggio di Mr. Kite. Anche ad Olivia Harrison e Yoko Ono è piaciuto molto. Poi, quando è arrivato il momento di presentarlo a Paul, potete immaginare il terrore. Abbiamo visto il film in una saletta privata in cui eravamo io, lui e un’altra persona. Quando ha cominciato a canticchiare “All My Loving”, “doppiando” il film allora la paura è passata. Anche a lui è piaciuto molto. Abbiamo anche chiesto ai due Beatles superstiti se volevano apparire in piccole scene e loro hanno risposto no, perché averli in primo piano avrebbe portato il film da un’altra parte. Forse sarebbe stato troppo e, in effetti, avevano ragione.

Ispirazioni
Julie Taymor: Per quanto riguarda le maschere e le marionette mi sono ispirata al Bread and Butter Theatre di Peter Schumann che mi ha fatto anche da consulente per il film. Tutta l’esperienza dell’Agit-Prop influenza molte parti della resa visiva. Peter è stato capace, negli anni settanta, di portare il livello della protesta nella dimensione atistica. Nel 1974 ho indossato una di quelle maschere e per il film ne ho anche creata qualcuna.

Joe Cocker
Julie Taymor: Abbiamo proposto il ruolo del barbone che canta “Come Together” a Joe Cocker e siamo felicissimi che lui abbia accettato. Io c’ero a Woodstock e per la prima volta in vita mia ho sentito fare una cover dei Beatles, proprio da lui. E’ eccezionale.

Gli Attori e la Guerra
Julie Taymor: Il fatto che Jim Sturgess assomigli a Paul è stato puramente un caso, e a modo suo, una sfortuna perché distoglie dal racconto. E d’altra parte, escluso Ringo potrebbe ricordare anche George e John. Nel film abbiamo sei attori che hanno la stessa età dei personaggi che rappresentano. Per loro, quella guerra che nel racconto è rappresentata dal Vietnam, nella vita reale è l’Iraq, ed è per questo che durante le riprese della marcia sulla Quinta strada sembrava di essere ad una vera marcia per la pace. Durante la guerra del Vietnam eravamo tutti coinvolti e non c’era la possibilità di blog o di tutte le tecnologie che oggi possediamo. L’unico modo per farsi sentire era scendere in strada. E c’era una forza incredibile nello stare in mezzo agli altri. E questa è anche la grande forza che il Teatro mi ha insegnato.

Le Città e i Colori
Julie Taymor: Nel film ho voluto rappresentare Liverpool come una città grigia dove predominano le linee verticali, invece Brooklyn esce in maniera più solare con linee orizzontali. La psichedelica, la Summer of Love, tutti i colori di quell’epoca vivono nel film che soltanto in un secondo tempo inizia ad assumere colori più cupi, influenzato dalla vicenda che si sta svolgendo.

L’Esperienza con Bono
Julie Taymor: Avevo già incontrato Bono e The Edge per il progetto teatrale di Spiderman in cui collaboriamo. Se conosci Bono, io lo conosco da tre anni, sai benissimo che può tranquillamente fare l’attore. Quando gli ho proposto il ruolo del Dr. Robert, non è stato d’accordo: voleva interpretare un personaggio inglese. Poi quando gli ho fatto vedere dei video di Neil Cassidy è rimasto talmente colpito che ha accettato il ruolo. Quando, sbagliava durante la riprese chiedeva scusa del fatto di non essere un attore.

Elliot Goldenthal: Va ogni giorno in giro per il mondo a cercare di salvarlo ma quando lavora è un vero professionista. E’ un uomo straordinario.

La Ricerca e la Decostruzione
Elliot Goldenthal: Se si cerca di riprodurre la musica dei Beatles si è condannati a morte. Quindi abbiamo cercato di decostruire i pezzi per renderli funzionali al racconto. All’inizio del film, quando si sente “Girl” si può ascoltare il suono di uno strumento inventato da Benjamin Franklin che già potevamo ascoltare su La Nave Và, creato da bicchieri. E comunque ogni brano è stato una vera sfida per cercare di trovare quello che Julie voleva.