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Ricordo di Totò





23/10/2007 23:10a cura di Renato Massaccesi

In una conferenza stampa per la presentazione del film-documentario Un Pricipe Chiamato Totò, Lino Banfi, Diana De Curtis (la nipote), Liliana De Curtis (la figlia) e Alessandro Gassman hanno voluto rendere brevemente un omaggio al grande attore.


Liliana De Curtis: Totò separava completamente il lavoro dalla sua vita privata. Amava dire: io sono un operaio dello spettacolo. Quel personaggio “volgare” che interpretava, non rispecchiava la sua vita. E malgrado tutto il personaggio di Totò anche se ladruncolo, rubava per mangiare. Ed è per questo che siamo ormai arrivati alla quarta generazione di gente che ama questa maschera. Così come, malgrado le sue parole di “sdegno”, l’amava mio padre Antonio De Curtis.






Alessandro Gassman: E’ un onore e un dovere per ogni artista ricordare Totò. Per me Totò sta accanto alle maschere della Commedia dell’Arte. Quelle maschere che più va avanti il tempo, più sembrano diventare moderne. Il nostro paese ha avuto un’alluvione per quanto riguarda la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, e partecipando a questo omaggio io mi sento una persona che sta salvando un’opera d’arte.

Lino Banfi: Per me che l’ho conosciuto è stato uno dei più grandi incontri della mia vita. Quando ero giovane lavoravo in varie compagnie d’avanspettacolo. Un giorno all’Ambra Jovinelli chiesi a Graziano Jovinelli se mi potesse mettere una buona parola nei confronti di Totò. Dopo un po’ di tempo lo stesso Jovinelli venne da me e mi disse che lo potevo incontrare. Disse: “Lo faccio solo per te. Lui ti darà dei soldi ma tu non li accettare”. Per me che avevo una fame allucinante erano parole quasi incomprensibili. Ai tempi dell’avanspettacolo si mangiava poco e per farmi un pigiama mi bastavano due o tre righe per quanto ero magro. Comunque mi recai sotto casa del principe e chiesi a Cafiero, il suo autista, se potevo parlare con Totò. Lui si allontanò e poco dopo ritornò con una busta con dentro un bel po’ di soldi. Io, a malincuore, rifiutai. Allora Cafiero si allontanò di nuovo e ritornò con accanto proprio Totò, che mi disse: “Perché non li accetti?”. Io dissi: “Non posso l’ho promesso a Graziano”. Lui rispose: “Non glielo dico”. Poi mi chiese il nome e io: “Lino Zaga. Lino è il diminutivo di Pasqualino, Zaga di Zagaria”. Lui disse: “Cambialo, i diminutivi dei nomi portano fortuna, ma quelli dei cognomi portano sfortuna”. Da allora ho sempre avuto Totò nel cuore. E anche adesso che non c’è più io me lo immagino sempre insieme a mio padre, tutti e due accanto a me che mi danno consigli.

Diana De Curtis: Questo documentario è nato a casa con Barbara Calabresi e mamma. La nostra casa ci parla sempre di Totò, tanto è piena di sue immagini e di quello che ci ha lasciato. Le parole di Totò ci raccontano attraverso la voce di questi grandi attori che hanno voluto partecipare al progetto, la sua vita. Questo è il racconto di una storia intima e personale, sentita dagli attori nello stesso modo in cui l’abbiamo sentita noi. Antonio è qui con noi, è come se ci guardasse. La storia inizia a Napoli e poi si sposta a Roma anche per non connotare la figura di Totò ad una sola città. Quelli che si vedono all’inizio sono i bambini della scuola “Giovanni XXIII” del rione Sanità. Anche il museo dedicato a Totò sorgerà in quel rione e ospiterà un teatro di settanta posti e vari laboratori per insegnare ai ragazzi di lì a fare qualcosa. Per toglierli dalla strada. D’altra parte Totò è anche il futuro che questi ragazzi rappresentano. Totò è gioia, è cartone animato, è vita.

Lino Banfi: Per concludere si potrebbe dire, inventando un neologismo, che abbiamo tutti la Totite acuta.