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23/10/2007 20:10a cura di Marco Massaccesi

Arrivati con un ora di ritardo per colpa dell’aereo Tom Cruise e Robert Redford raggiungono Roma per presentare l’ultima fatica dell’attore regista, Leoni per Agnelli.


“Scusate”, così esordisce un Robert Redford rilassato, “l’aereo ha fatto ritardo, ma l’autista dell’auto ci ha detto di non preoccuparci. Per questo sono ancora agitato”. Poi attacca a parlare del film: ”Quando ho ricevuto la sceneggiatura mi sembrava molto interessante. Non è proprio un film sull’Iraq, ma qualcosa di più profondo. Come questo ha influenzato il mio paese, i media, i cittadini e di cosa è cambiato negli ultimi sei anni, dalle Twin Towers. Il fatto che fosse molto dialogato e senza effetti speciali, ha influenzato molto la scelta di dirigerlo.”






Un Tom Cruise impeccabilmente vestito di nero prende allora la parola:”Quando ho sentito che Robert Redford e Meril Streep stavano preparando il film ne fui subito entusiasta. Robert è uno che si è scollato dallo star system, rompendo vecchi schemi. Alcuni suoi film li ha girati senza l’aiuto delle major. Quando stavo girando Taps-squilli di Rivolta Thimoty Hutton mi parlava della sua esperienza in Gente Comune e di come fosse differente essere diretto da un attore e non da un semplice regista. Questa esperienza ora l’ho provata ed è stata magnifica”.

“Il mio interesse nella politica è sia come cittadino che come artista”, continua sempre Redford, “naturalmente, come artista, mi piaceva metterlo su pellicola. Io sono molto fiero di essere americano, ma quando alcune cose per noi importanti, vengono messe in discussione dagli uomini di potere, bisogna dirlo. Dopo l’undici Settembre tutti noi avevamo paura ed il governo ci ha chiesto di lasciare da parte le domande e sostenerlo. Tutti lo abbiamo fatto, perché era una cosa che ci riguardava da vicino. Ma ora nel nostro paese non c’è più il bianco ed il nero, c’è molto grigiore. Non si può dire che i media siano tutti neri, ma sicuramente il governo lo é. Tutto questo volevo metterlo nel film, soprattutto parlando di responsabiltà e ponendo delle domande. Da giovane non ero politicizzato, ho cominciato a vedere il mio paese con altri occhi quando sono partito. Sono stato a Firenze a studiare arte, in Francia, in Inghilterra e tutti mi dicevano: ma è il tuo paese, non ti interessa quello che succede? Tornai perciò intimorito, ma con un altro sguardo. Lo stesso discorso lo fa più o meno il mio personaggio nel film al suo allievo, cercando di dargli una responsabilità politica”.

Ed alla domanda di come si è trovato a lavorare con due mostri scari come Robert Redford e Meril Streep Tom Cruise risponde: “E’ stato bellissimo. Certe volte, guardandoli insieme, mi sembrava di rivedere La Mia Africa”.