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Depardieu ricorda Novecento e sbeffeggia De Niro





22/10/2007 11:10a cura di Teresa Lavanga

Dopo la lezione di cinema, Bertolucci torna sul palco della sala Petrassi insieme a Mario Sesti, che condurrà l’incontro, e a Gerard Depardieu. L’occasione è sempre la proiezione di Novecento, che concluderà l’evento.


Oltre i ricordi legati alla sua personale esperienza sul set, l’attore francese, contattato dagli organizzatori della Festa del Cinema mentre era in una salumeria di Parma a comprare prosciutti, racconta divertenti aneddoti.





“Sono arrivato per caso al cinema. Ero patito dal teatro. Ad un certo punto fui chiamato da Bertolucci. Arrivai a Roma con un occhio pesto e tutto rasato, perché mi allenavo per fare pugilato, ed incontrai Donald Suterland, Alida Valli e un certo Robert De Niro”.

Bertolucci spiega che, prima dell’inizio della lavorazione di Novecento voleva che gli attori vedessero la parte del film, incentrata sui bambini che poi sarebbero diventati i personaggi che loro avrebbero dovuto impersonare.
“Nella sala di proiezione”, continua Depardieu “io arrivai tranquillo, con l’intento di vedere un bel film. Donald Suterland e Robert De Niro, invece, arrivarono con block notes e penna. Mi sono vergognato, perché io ero andato lì come un qualsiasi spettatore, mentre loro avevano l’occorrente per prendere appunti. Ho quindi chiesto a Bernardo se era necessario prendere nota di qualcosa e lui mi ha risposto: Lascia stare, gli americani scrivono sempre!”.

L’applauso e le risate del pubblico non mancano, e continuano quando Depardieu “infierisce” ancora sul suo amico De Niro.
“Sul set Robert aveva bisogno di essere sempre rassicurato. Una volta, prima di girare la scena in cui lui deve mangiare un uovo sodo, ha chiesto a tutti se fosse giusto che il suo personaggio lo rompesse in un modo piuttosto che in un altro. Un’altra volta, dovevamo recitare in una scena drammatica, ed era previsto che il suo personaggio piangesse. E’ stato circa un’ora a parlottare con Bernardo, io non capivo che stessero facendo. Poi, quando disse che era pronto, prima che Bernardo dicesse “Azione!” mi si avvicinò e mi tirò uno schiaffo. Subito dopo fu battuto il ciack e io dovetti recitare. Quando finimmo la scena chiesi spiegazioni e Bernardo mi disse: “scusalo, ma per piangere aveva bisogno di fare del male a qualcuno!”.

Alla fine dell’incontro, Mario Sesti fa salire sul palco “un giovane critico” che vuole esprimere la sua opinione su Novecento: Walter Veltroni.
Il sindaco di Roma ricorda che “quando uscì Novecento, in seno al PCI ci fu una calorosa discussione, e mentre Paietta e Amendola lo criticarono, noi giovani lo trovammo meraviglioso. Dentro c’erano cose diverse, era pieno di riferimenti culturali, di poesia, ma era allo stesso tempo un vero e proprio romanzo popolare. Credo che sia il film più rappresentativo della nostra identità culturale, così come Napoleon di Abel Gance rappresenta l’identità francese”.