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L'altra giovinezza di Francis





21/10/2007 08:10a cura di Marco Massaccesi

Un'altra Giovinezza segna il ritorno di Francis Ford Coppola dietro la macchina da presa dopo quasi un decennio di assenza. All’Auditorium di Roma lo accompagnano, per la presentazione del film, non solo l’attore protagonista Tim Roth, l’attrice Alexandra Maria Lara, il montatore ed il direttore della fotografia, ma anche la famiglia al gran completo, inclusa Sofia e suo fratello Roman.









“Quando ho ricevuto la sceneggiatura ero in vacanza al mare. Un biglietto diceva: dopo averla letta chiamami. Io, in realtà, non pensavo fosse vero che Francis Ford Coppola mi volesse per un suo film. Ci misi due giorni per leggerla e lo chiamai: ma all’altro capo non rispondeva nessuno. Poi, mi feci ancora coraggio e chiamai di nuovo. Questa volta mi rispose proprio lui ed io riattaccai intimorita, senza dire nulla. Non mi sembrava vero che Francis avesse scelto proprio me”, ricorda la giovane e semi sconosciuta Alexandra Maria Lara.

Poi è la volta di un Tim Roth alquanto divertito: ”Ero a Roma ed il mio amico Ray Winstone mi parla di questo progetto con Coppola e che aveva sentito girare il mio nome. Io pensavo fosse uno scherzo. Ricevetti una telefonata in albergo e poi richiamai, ma una voce mi disse che Francis era nella doccia. Vidi Ray il giorno dopo e mi chiese della telefonata, io pensavo stesse ancora scherzando. Poi ricevetti lo script, e pensavo che era ancora uno scherzo. Poi il lavoro e pensavo ancora ad uno scherzo. Tutt’ora penso sia ancora uno scherzo!”.

Fino a quando è il regista di Apocalypse Now a prendere il microfono in mano: “A differenza di quello che si dice questo non è un film low budget. Ci sono state un sacco di location, di costumi, comparse, etc. Io ho sempre pensato di fare il filmaker, sin da giovane. Il fatto è che quando sei giovane vorresti dirigere come un vecchio e quando sei vecchio vorresti dirigere come uno giovane. Ogni film è un espressione di se stesso e c’è, naturalmente, una connessione tra questa opera e le altre che ho fatto prima.”

Continua ancora il cineasta: “Molti registi lasciano per un po’ la macchina da presa, se sono dei veri autori dei propri film, fino a trovare il momento buono per farne un altro. Fare i remake di altre opere è solo uno spreco di energia e di soldi, c’è bisogno di film nuovi, con nuove idee. Il film Un'altra Giovinezza parla di tempo e coscienza. Il tempo appartiene al cinema, ma la coscienza è un'altra cosa. Mi chiedo sempre cosa succede dopo, alla fine di un film. E la chiave è questa: la coscienza. Non ho voluto fare un opera che il pubblico non capisse, ma un qualcosa di bello. La cosa importante, però, è che la gente si facesse anche delle domande e che, rivedendolo, riesca a notare tante altre cose. Un artista non deve essere relegato al bisogno dello spettatore quando crea, o all’idea di dover vincere dei premi. L’importante è rompere muri e vecchi schemi”.