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Cate Blanchett torna ad essere Elizabeth





19/10/2007 21:10a cura di Marco Massaccesi

Una longilinea Cate Blanchett vestita rigorosamente di bianco, accompagnata da Geoffry Rush, il regista Shekhar Kapur ed il produttore Tim Bevan, presenta, nell’ambito della seconda edizione della “Festa del Cinema di Roma”, Elizabeth: The Golden Age tra gli applausi scroscianti del pubblico.


“Nel non dire nulla c’è persuasuasione. Così la guardavo senza dire una parola per cercare di convicerla”, con queste parole il regista di origine indiana spiega come ha tentato di far riprendere all’attrice australiana un ruolo già da lei interpertato.





“Anche io cercavo di persuaderla. Abbiamo recitato insieme a teatro e lei era molto restia nel riprendere quel ruolo. Ultimamente aveva fatto delle scelte molto coraggiose e non voleva fare un passo falso”, continua l’attore Geoffry Rush.

“Si, alla fine mi sono decisa. Ma in realtà sapevo che avrei ripreso quella parte. La regina Elizabeth è un personaggio che ha ancora tante potenzialità e la sceneggiatura, poi, è molto contemporanea” - conferma l’attrice - “è un po’ come l’Amleto, solo che non devi sottostare ad un testo fisso. C’è un discorso che devi portare avanti”.

“Il mio personaggio, invece” - ci confida Geoffrey Rush - ”a differenza del primo capitolo dove cercava più di proteggere, di essere una sorta di tutore per la giovane Elizabeth, ora si ritrova davanti una donna adulta. Perciò quel ruolo non conta più, si limita fare da suggeritore”.

Poi è di nuovo il regista a prendere la parola: “Non c’è film che sia privo di sfide, se no che divertimento ci sarebbe a fare del cinema. Ho cercato di equilibrare la parte intima della protagonista con quella più epica delle battaglie, con l’obbiettivo di metterele nello stesso contesto. Il discorso più ampio riguarda soprattutto il fondamentalismo. Il tema dell’inquisizione è, naturalmente, nella parte spagnola e di come Filippo interpreta il pensiero di Dio. Ognuno di noi ha il suo pensiero riguardo a Dio. Sono andato a vedere dove abitava il Re Filippo ed era una grotta minuscola, con qualche crocifisso. E’ strano pensare ad un uomo che si era recluso in quell’ambiente capace, poi, di scatenare una Guerra Santa”.

“Il personaggio di Elizabeth, a differenza del primo episodio, raggiunge un punto di accettazione. E’ una scelta benché il suo rapporto con la famiglia sia stato, comunque, sempre troppo distorto”, continua ancora l’attrice cercando di decifrare il personaggio della regina d’Inghilterra. “Per un attrice o un attore l’importante è di non essere solo una pedina del regista, ma di apportare modifiche al ruolo ed io cerco di farlo ogni qualvolta me lo permettano”, e, per finire, alla domanda se pensa di poter vincere l’Oscar con il film Elizabeth: The Golden Age, lei risponde con un netto “No!”.