La migliore risorsa italiana sul mondo del cinema
ricerca film:


Galleria fotografica

Artisti correlati:

Carlo Mazzacurati

Carlo Mazzacurati

Film correlati:

La Giusta Distanza




I giusti sentimenti di Mazzacurati





19/10/2007 16:10a cura di Teresa Lavanga

Carlo Mazzacurati si presenta sul palco dell’Auditorium con un nutrito gruppo di amici. Alla conferenza stampa di La giusta distanza ci sono, a parte il regista ed i protagonisti anche gli sceneggiatori ed i produttori. Il clima è disteso, vista la buona accoglienza che, ieri sera, la stampa ha riservato all’ultima fatica del regista padovano.








Quale è la giusta distanza per raccontare la realtà, quella del Nord Est, nella quale, dopo qualche anno di latitanza si è rituffato?
Mazzacurati: Io ho bisogno di un riferimento e di un luogo riconoscibile per concretizzare le mie storie. Ho bisogno di materia, di qualcosa che posso toccare con mano. Questi luoghi li conosco da sempre, e la distanza giusta per me è la più prossima. Non potrei lavorare in una realtà che mi sia sconosciuta. Il film nasce dai sentimenti, dall’osservazione, dalla sensazione di inquietudine che si poggia sempre su un fragilissimo equilibrio.

Guardando soprattutto i primi fotogrammi, si ha l’impressione di essere in posti lontani, selvaggi, lei che luoghi voleva raccontare?
Mazzacurati: Ognuno racconta il mondo che conosce, ma spera di essere capace di parlare anche a persone di luoghi lontani. La provincia è un luogo che si assomiglia in tutto il mondo. Io sono convinto che un regista non debba perdere la capacità di raccontare l’autentico, il riconoscibile, che è l’unico modo per trovare un contatto con altri mondi.

Il suo film si basa solo su stati emozionali, o anche su fatti di cronaca più o meno recenti?
Mazzacurati: Siamo partiti da sensazioni, da un “sentire” non ben definito, non espresso razionalmente, anche se è facile credere che i tanti fatti di cronaca possano aver influenzato la sceneggiatura. Noi però non volevamo parlare di delitti atroci e “spettacolari”, come quelli proposti dalla televisione, volevamo mettere in scena dei sentimenti e delle emozioni.

Questo è un film fatto di coppie: quella dei due protagonisti, ma anche quella del giovane giornalista e del vecchio maestro. Quale è stato il processo che ha portato alla rappresentazione di questi rapporti?
Lodovini: Non abbiamo mai provato. Abbiamo lavorato d’istinto, basandoci sulla sceneggiatura e sulle sensazioni che provavamo nel lavorare con persone fino al giorno prima sconosciute.
Hafiene: E’ stato facile, perché fin da subito si è instaurato un ottimo rapporto. Non è facile portare sullo schermo una storia d’amore, ma sono sicuro di aver preso parte ad un importante progetto di cinema.
Bentivoglio: Per quanto mi riguarda, mi sono abbandonato alla curiosità dell’incontro con questo ragazzo, ed ho trasportato sullo schermo le sensazioni che questa persona mi ha trasmesso.
Capovilla: Anche io mi sono lasciato trasportare dalla situazione. Quando ho conosciuto Fabrizio (Bentivoglio, n.d.r.) ho provato le stesse sensazioni che ha provato Giovanni, il mio personaggio quando incontra Bencivenga: rispetto e soggezione. Quindi, quando ho recitato con Fabrizio, è stato facile far venire fuori queste emozioni.

Come mai lei non giudica mai i suoi personaggi?
Mazzacurati: Io non credo che ci siano persone totalmente buone o totalmente cattive. Tutti siamo fatti di mille sfumature. Se prendiamo ad esempio il personaggio interpretato da Battiston e lo analizziamo bene, notiamo che anche se è apparentemente “cattivo”, in realtà è un personaggio di una tristezza infinita. E’ il personaggio che più di ogni altro coglie questo tempo. Dietro alla sua vitalità si nasconde una profonda solitudine e una grande disperazione. Anche l’assassino non è totalmente cattivo. Il male è molto più banale di quanto i media vogliono farci credere.

Il suo film parla di immigrazione e integrazione razziale in un modo nuovo, come se fossero temi di sottofondo, poco importanti, come mai?
Mazzacurati: Perché enfatizzando questi temi avremmo dato luogo ad un effetto consolatorio, e non era mia intenzione. Questi sono temi complessi. Non si tratta di contrapporre i buoni ai cattivi, ma di cogliere le mille sfumature della questione.