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Milla Jovovich: sono pronta a calzare gli stivali di Alice!





09/10/2007 16:10a cura di FilmFilm

In occasione dell’uscita di Resident Evil: Extinction, terzo (e ultimo?) capitolo della saga, abbiamo intervistato la bellissima protagonista, Milla Jovovich.








Cosa è stato più duro, girare a -20 gradi nel freddo polare canadese per Resident Evil: Apocalypse o nell’umidità infernale del Messico per questo nuovo capitolo?
In entrambi i casi è stata una sfida, soprattutto sul piano fisico. Per Resident Evil: Extinction, abbiamo girato parecchie scene in pieno deserto al centro di Baja Mexico. Le temperature salivano fino a 50 gradi: era veramente pericoloso! Il calore è peggio del freddo, una volta nudi è difficile provare a raffreddare ulteriormente il corpo per riuscire a respirare. Abbiamo provato tutti i sistemi di aria condizionata per cercare di sopravvivere! Ma alla fine dei conti sono felice, perchè sullo schermo traspare tutto: quando mi vedrete sudata e stanca sappiate che lo ero davvero, non è finzione cinematografica.

Le ha fatto piacere indossare di nuovo i panni Alice?
Certo! Adoro questo personaggio e sono veramente felice di aver potuto recitare per la terza volta in questa saga apocalittica. E’ stata una sfida con me stessa per cercare di fare meglio delle due volte precedenti, ne è valsa davvero la pena. Alice ha visto talmente tante cose che non è più la stessa donna. Ne ha guadagnato in agilità ma anche in intelligenza e prudenza. E poi, il suo punto di vista sul futuro è cambiato: cerca solo di sopravvivere, giorno per giorno, perchè sa che, malgrado la sua collera, non può debellare da sola l’epidemia che ha invaso il pianeta. In questo film, rispetto agli altri, la si scopre come una lupa solitaria, la si riprende nel suo intimo e, sul piano psicologico, si comprende meglio ciò che la motiva. Ma, evidentemente, non c’è tregua per lei, visto che la Umbrella Corporation è sulle sue tracce. Nella sua ricerca, incontra un gruppo di sopravvissuti, di umani che come lei sono alla ricerca, invano, di un’oasi di pace.

Come si è preparata per questo ruolo, sul piano fisico?
E’ divertente, perché credevo che fosse facile mettermi in forma per questo film soprattutto dopo i due precedenti e Ultraviolet, che è stato altrettanto ipertonico. E invece niente! Ho dovuto davvero lavorare duro per ritrovare tutta la mia agilità al fine di poter fare la maggior parte delle acrobazie che vedrete. Veramente, alla fine ero stremata. Durante la lavorazione di Resident Evil: Extinction, alcune volte, ho avuto anche paura. La paura è una cosa nuova per me, essendo io una sorta di kamikaze. Mi ricordo, per esempio, che per una scena nella quale dovevo saltare dalla Tour Eiffell, quella di Las Vegas del futuro nel film, mi sono ritrovata completamente paralizzata e incapace di fare il grande salto.

Avendo fatto tanti sforzi per essere in forma, aver acquisito tanta agilità non è che ha il complesso della “superdonna” che vuole mettere sotto schiaffo tutto il mondo?
(Ride) No, assolutamente! Ma è vero che mantenere una buona forma fisica consente di mantenere anche una buona forma psichica. E’ come un’iniezione di endorfina che mette di buon umore. Fare sport aiuta a vedere il sole al di là delle nuvole. Personalmente ho bisogno di muovermi e se non lo faccio divento di cattivo umore. Se non faccio sport per qualche giorno mi assale una sorta di malinconia.

Russell Mulcahy è una leggenda per i fans del genere, per film come Highlander. Quale è stato il rapporto con lui rispetto alla collaborazione con gli altri registi dei due precedenti Resident Evil?
Adoro Russell Mulcahy. Ha uno stile e dei metodi di lavoro totalmente differenti da Paul Anderson (Resident Evil n.d.r.) et Alexander Witt (Resident Evil: Apocalypse n.d.r.). Amo la sua energia, e poi è sempre al corrente di tutto ciò che succede sul set, è un perfezionista. Sa al 100% ciò che vuole, è un regista ultra efficace a cui non scappa nulla. E’ una persona che ha un acuto senso del visuale, ed è capace di orchestrare delle scene da togliere il fiato. Credo che questo film abbia una dimensione epica che i primi due non avevano.

In questo film avete cercato di essere fedeli al video gioco?
Abbiamo cercato di essere fedeli al gioco, anche se la struttura di un film è molto diversa: occorre prendersi certe libertà per adattare un gioco al formato cinematografico ed evitare la ripetitività e la noia. La differenza maggiore rispetto al gioco è che l’azione si svolge praticamente in pieno giorno. Credo che Russell abbia fatto bene a prendere questa decisione: la luce del giorno rende tutto molto più “vero” e mostra bene l’universo impietoso che Alice deve affrontare. Sarete stupefatti dal realismo dei mostri. Si arriva dritti al cuore dell’azione. Sarà davvero un viaggio all’inferno in prima classe!

Ci parli degli effetti speciali
Visto che lo script di questo film, è molto complesso, gli effetti speciali sono solo una delle tante dimensioni. Al di là di questi, che sono all’altezza dei capitoli precedenti, Resident Evil: Extinction è un film più intimista. E’ un film visivamente e psicologicamente devastante.

Al di là della sua prestazione, per lei è importante sentirsi coinvolta nella lavorazione di un film?
Assolutamente, per me è essenziale sentirmi a fondo dentro il film, fare parte integrante di un’équipe di lavoro. Ho il mio punto di vista su questa o quella cosa, ho delle idee in testa ed ho bisogno di esprimerle. Ma ciò non vuol dire che mi impongo e annoio tutti durante la lavorazione. Cerco di non snervare gli altri, ma è anche vero che di tanto in tanto ho anche io bisogno di avere delle risposte rispetto al mio personaggio o alla sceneggiatura. Alcune volte, con tutti questi effetti speciali, tutte queste cadute, con le sequenze che vengono girate non in ordine cronologico ma secondo le esigenze del set, ho bisogno che mi si guidi per poter riposizionare il mio personaggio in questo o quel momento della storia. Una buona lavorazione è questione di buona logistica e di buona comunicazione. Amo molto riguardare le riprese sul monitor, perché questo mi permette di correggere alcune cose, di migliorare le performance per le scene successive.

Uno dei temi del film è quello delle manipolazioni genetiche, dell’uomo che gioca a fare Dio. Ciò la intriga?
Credo che questo sia un film oscuro che porta però in sé molta speranza. Per me è eccitante fare parte di un film che tenta di dire qualcosa piuttosto che recitare senza ragione alcuna. Questo film è una sorta di giostra, un otto millimetri a velocità massima che farà dimenticare il grigiore di fuori. E poi ha anche un messaggio di solidarietà, dice che il futuro sarà segnato dall’aiuto reciproco, se si segue il detto “l’unione fa la forza”. Credo che sia impossibile nel mondo d’oggi sopravvivere da soli: occorre crearsi una famiglia, se non la si ha, per affrontare l’avvenire insieme.

Si dice che questo sia l’ultimo capitolo della saga. Sarebbe pronta a tornare per un quarto Resident Evil?
E chi lo sa! Se ci saranno una buona sceneggiatura e un buon regista, perché no? Sono sempre pronta al combattimento!