La migliore risorsa italiana sul mondo del cinema
ricerca film:


Galleria fotografica

Artisti correlati:

Neil Jordan

Neil Jordan

Film correlati:

Il Buio nell'Anima




Neil Jordan regista dell'animo umano





25/09/2007 22:09a cura di Cecilia Spaziani

Neil Jordan arriva a Roma per presentare il suo nuovo film con Jodie Foster e Terrene Howard. Un nuovo viaggio nell’animo umano piuttosto che un film di vendetta. Già dal titolo: Il Buio nell’Anima si intuisce la strada che verrà percorsa, molto più chiara rispetto al titolo origina: The Brave One. Una scelta che lo stesso Jordan approva. ATTENZIONE – Nell’intervista vengono svelati dei particolari sul finale


“E’ l’amore il motore della vita! – ci conferma il cineasta irlandese – infatti in molti dei miei film riveste un ruolo fondamentale. L’amore che Kitty cercava disperatamente in Brekfast on Pluto, alienando così un po’ la sua vita, e che Erica perde qui diventando una sorta di fantasma senza una ragione per sopravvivere.”






“Volevo un film che provocasse delle reazioni negli spettatori. Porsi delle domande è sempre molto importante. Nel mondo in cui viviamo oggi c’è, latente, un forte desiderio di vendetta ed a questo punto è giusto farlo?
Il film, per me, è essenzialmente un viaggio all’interno del mostro che è in ognuno di noi. Un lato oscuro che può uscire fuori in situazioni estreme. Erica è come un fantasma che non interagisce più con il mondo, poi trova nella vendetta una ragione per continuare a vivere, ma lei nel suo inconscio vuole essere fermata. Entra nella stazione di polizia per denunciarsi, chiama Mercer, alla fine lascia degli indizi che la conducono a lei.
Non si tratta di un’apologia del vigilante. Erica acquista la pistola al mercato nero, non in un negozio; la polizia fa il suo lavoro, trova i criminali. E’ Erica che varca una linea e decide di farsi giustizia, ma il sistema funziona.”
Mi piace spiazzare il mio pubblico creare qualcosa che non sia facilmente incasellabile. Hollywood dovrebbe osare di più, provocare il pubblico. In questo lo Studio [la Warner] e Silver [il produttore] mi hanno appoggiato molto lasciandomi praticamente carta bianca, a parte il titolo inglese, ovviamente…”

L’approccio artistico del film è infatti molto curato. A parte alcune sequenze di incredibile impatto emotivo ce ne sono alcune tecnicamente curatissime con soluzioni d’avanguardia. Ci riferiamo soprattutto a quelle di Erica che si muove in una New York a lei quasi sconosciuta.
“In effetti quelle sequenze erano per me molto importanti, difficile quindi ottenere l’effetto voluto con i normali mezzi. Erica è il fulcro della scena e la città si dipana intorno a lei. Ora una steadycam si muoverebbe in maniera troppo poco fluida, mentre il dolly non ha esattamente il movimento voluto. Ho così realizzato una particola cinepresa che è imperniata al centro della scena su una piattaforma girevole sulla quale è anche il soggetto, così quando ruotiamo la cinepresa il soggetto rimane al centro della scena che si muove dietro.”
Anche il montaggio della sequenza del pronto soccorso è molto particolare e devo dire decisamente efficace…
“In effetti si. Volevo qualcosa di molto forte che colpisse lo spettatore, una sorta di memento mori.”

“I film nascono sui sentimenti dei registi e degli scrittori. Quando ho girato La Moglie del Soldato, l’IRA stava cambiando. Ci si ponevano domande su quale futuro ci sarebbe stato e sull’opportunità della violenza. Questo film nasce da un momento molto difficile per l’America. Loro sono veramente ossessionati dalla necessità della sicurezza. Sarà sicuramente un effetto post 11 settembre; sono spaesati perché si ritrovano in una guerra e quasi non sanno perché. Premesso che io non credo ai film con un “messaggio”, ritengo che comunque debbano trasmettere qualcosa.”

“In Italia lo vedrete doppiato – ci ricorda Jordan – cosa su cui io non sono mai stato molto d’accordo. Il film andrebbe visto sempre in lingua originale, anche perché le inflessione dei linguaggi tendono a dare delle connotazioni ai film. Non so, io ogni volta che vedo un film doppiato in spagnolo penso a un porno, in tedesco mi sembra una parata militare, in francese qualcosa di intellettuale e così via… Certo il peggio non è mai morto, nei paesi sovietici li doppiava sempre la stessa persona con un voice over fuori campo.”