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Venezia 64: Lo sbadiglio del Leone





20/09/2007 09:09a cura di Daria Castelfranchi

64° Mostra del Cinema di Venezia: dalle risposte degli "addetti ai lavori" ad un nostro sondaggio ne scaturisce un ritratto decisamente sottotono. Sarà stata la Festa del Cinema di Roma che incombeva come una spada di Damocle sul Lido, sarà stato il livello non eccezionale del cinema nostrano - definito "presuntoso" e "disastroso"-, saranno stati i capricci dei divi o le loro assenze, fatto sta che l’atmosfera al Lido non risulta essere stata particolarmente stimolante. Anche i premi assegnati non hanno convinto critici e giornalisti ed alla fine, l'unico trionfatore, sembra essere stato il sempreverde western all'italiana.








Nel sondaggio realizzato in seguito al Festival, abbiamo chiesto agli esperti del settore

1) se si sono trovati d’accordo con i premi assegnati
2) chi avrebbero eventualmente votato
3) come hanno valutato i film italiani presentati in concorso e fuori concorso


In risposta al secondo quesito del nostro sondaggio, Enrico Magrelli si è detto dispiaciuto che il film di Wes Anderson, The darjeeling limited, non sia stato debitamente sostenuto e non abbia vinto uno dei premi.

Per quel che riguarda il cinema italiano, in quanto parte in causa, Magrelli difende la scelta delle opere selezionate. Ha apprezzato molto i film fuori concorso tra cui quelli di Molaioli e Zanasi; si è chiesto se non avessero sbagliato a collocarli fuori concorso ma ciò che conta alla fine, è che siano stati comunque ben accolti dalla critica, in un momento difficile per il cinema italiano, i cui problemi non possono essere certo risolti con un festival. Del resto, sembra che l’atteggiamento della critica cambi a seconda della sezione in cui sono collocati i film; l’esempio della Stazione di Rubini è lampante. Ebbe un successo strepitoso, ma probabilmente, se fosse stato presentato in concorso, i commenti positivi sarebbero evaporati. Da sempre, infatti, il rapporto fra la platea veneziana ed il cinema italiano è perverso e contraddittorio, e l’accanimento critico sembra genetico.
D’altro canto, la critica estera ha apprezzato i film italiani. Marra è stato ben accolto a Toronto e Franchi ha ricevuto buone recensioni in Inghilterra, Stati Uniti e Germania. Ciò non vuol dire che i loro siano necessariamente dei bei film, ma fa piacere che siano apprezzati all’estero. Del resto, noi siamo i primi a non voler bene al nostro cinema e questa avversione sembra manifestarsi ancora di più durante i Festival. Al cospetto dei film stranieri, quelli nostrani ci sembrano meno interessanti, mentre il pubblico straniero li apprezza maggiormente perché non è preda di un’enciclopedia cognitiva che frena il nostro giudizio e sembra dover criticare a priori. Lo stesso Bernardo Bertolucci ha ricordato di essere stato ben accolto a Venezia una sola volta, con La Strategia del Ragno. Il resto è storia. Le giurie, sia miste sia composte di soli registi, continueranno sempre ad emettere verdetti, verdetti che non sono perfetti né mai lo saranno.

Nick Vivarelli
1) Sì, sono sostanzialmente d'accordo con il Leone d'Oro a Lust, Caution anche se mi ha colto di sorpresa perché Ang Lee aveva vinto il Leone solo due anni fa.
3) Nel loro complesso i film italiani in concorso non erano di basso livello, anche se inferiori a quelli di Venezia 2006. Detto questo, non nascondo di essere stato deluso. Rispetto la logica della scelta di tre autori giovani con buone opere alle spalle anche se, con il senno di poi, forse avrei preso Zanasi. Ma trovo sbagliato che questi tre film vengano considerati emblematici dello stato attuale del cinema italiano, che è molto più variegato.

Paolo D’Agostini
1) Se i premi di un festival hanno come principale scopo quello di cercare la sintonia con i possibili/probabili gusti di un pubblico ampio: sì, è stato giusto premiare Ang Lee. Se invece un grande festival deve guardare più lontano, anticipare, cogliere la novità e la trasgressione: no, erano più meritevoli il film su Dylan e i due sulla guerra iraqena.
2) Io propendo per la seconda.
3) Impallinare i film italiani è un gioco infantile che si rinnova sempre a Venezia. Non vale dire: questi andavano in sezioni collaterali mentre era meglio portare in concorso, che so, Zanasi o Molaioli. Le lodi che hanno incassato così si sarebbero trasformate in botte. Erano tre opere seconde o al massimo terze, nessuna delle tre del tutto riuscita, che forse un po' incautamente la selezione ha collocato accanto a registi e film obiettivamente più forti. Detto questo, e uscendo dal clima surriscaldato e frettoloso del festival: Franchi ha fatto un film rispettabilmente ambizioso, Porporati un film molto dignitoso, Marra si conferma un esponente di punta della sua generazione e un ottimo investimento sul futuro del nostro cinema.

Roberto Nepoti
1) Non sono rimasto soddisfatto dai premi assegnati
2) Avrei preferito il film di Kechiche o al limite quello di Brian De Palma
3) Ho trovato i film italiani medi. Poco competitivi e meno interessanti di altri visti nella passata stagione.

Paolo Mereghetti
1) Non mi sono trovato d’accordo con il giudizio finale
2) Avrei dato il Leone d’Oro al film di Kechiche, La Graine et le Mulet
3) Ho trovato i film italiani schiacciati da troppa ambizione o da troppa poca ambizione

Maria Pia Fusco
1) Non sono d’accordo con i premi assegnati
2) Avrei dato il Leone d’Oro a Kechiche e quello per la sceneggiatura ad Ang Lee.
3) La scelta dei film italiani da presentare in concorso ha un senso perché il Direttore del Festival era stato rimproverato perché non incoraggiava un cinema che parlasse di realtà: questa volta lo ha fatto ma il risultato è stato disastroso.

Antonello Sarno
1) Non sono completamente d’accordo con i premi assegnati ma avrei comunque dato il Leone d’Oro ad Ang Lee.
2) Avrei dato la Coppa Volpi per le migliori interpretazioni a Charlize Theron e George Clooney
3) I film italiani? Un disastro presuntuoso

Alberto Pezzotta
1) Non sono d’accordo con i premi assegnati
2) Avrei dato il Leone d’Oro a Brian De Palma o ad uno dei due vincitori ex-aequo del Premio Speciale della giuria, La Graine et le Mulet o I’m not There. Non avrei dato la Coppa Volpi a Brad Pitt
3) Alcuni film come La ragazza del lago di Andrea Molaioli non erano in concorso ma meritavano di esserci: quelli in concorso invece non meritavano di esserci.

Bruno Fornara
1) Non sono d’accordo con l’assegnazione del Leone d’Oro che avrei dato a Kechiche. Ho trovato stupido il premio per la migliore interpretazione maschile a Brad Pitt anche perché il film era proprio brutto.
2) Ho trovato molto belli i film di Youssef Chahine, Paul Haggis, Wes Anderson, Eric Rohmer e Ken Loach.
3) I tre film in concorso erano un disastro, molto deboli. Erano meglio i due fuori concorso di Zanasi e della Guzzanti. Quella di Zanasi era una buona commedia, con un bravo Mastandrea, ma dovrebbe lavorare di più sulle sceneggiature.

Enrico Grezzi
1) Pochissimo d'accordo. Del resto la convenzionalità della giuria e del suo presidente (salvando - per quanto mi riguarda, in base alla personalità, all'opera e ai precedenti - Breillat e Campion e direi Verhoeven) faceva facilmente prevedere un esito del genere.
2) Avrei dato i due maggiori premi al Rohmer e al De Palma, magari con Leone d'Oro ex aequo. (Gli altri film più belli erano o fuori concorso - da De Oliveira a Bressane a Kitano, o nel concorso Orizzonti, direi ugualmente premiato - per quanto degnamente - con una certa pigrizia, senza rischiare oltre la menzione nell'indicare lo stupefacente film di Lav Diaz).
3) I film italiani non li ho visti tutti (non sono riuscito purtroppo a seguire la nonfiction; non mi pare che il calendario in generale fosse programmato troppo bene). Trovo quasi cinica la selezione dei tre in concorso (evidentemente motivata nell'ampiezza solo da preoccupazioni “politiche” o obblighi di buone pubbliche relazioni). Tra i quali il film che più osa è ahimé quello pesantissimo e concertato e non abbastanza smodato di Franchi. Trascurabili gli altri, nessuno dei due orribile, di dichiarate ambizioni politico-sociali entrambi, poco identificabili in una rassegna internazionale.
4) Non credo che le cose sarebbero davvero cambiate (soprattutto, direi in questo caso, per l'automatico cinismo di stampa e pubblico iperaccreditato) a selezioni scambiati. Certo il piccolo film di Zanasi è quasi perfetto nella sua strepitosa polifonia provinciale. Il Molaioli è curioso, non fosse per la convenzionalità ricorrente e disturbante delle scene di raccordo. Alla fine, il più curioso e preciso dei film di provenienza italiana risultava quello della Guzzanti, di cui avevo trovato detestabile Viva Zapatero ma che qui, quasi proprio grazie a una certa estraneità e noncuranza filmica, raccontando un particolare e anzi privato “disfarsi” condensi bene quella sorta di bluff e di miraggio insieme minimo e estremo che pare essere il cinema italiano nel presente.
5) Del tutto naturalmente, indico a parte il miglior film della selezione italiana (insieme con il bellissimo La Via del Petrolio dell'omaggio e Leone 75 a Bertolucci, un “classico” di Fuori Orario chi sa perché presentato come dimenticato e quasi perduto), il Medee Miracle di De Bernardi con la Huppert, miracolosa riuscita apolide infatti, relegato all'ultimo giorno, ma esemplare e mitica entrata e fuga nel miraggio della mitologia cinematografica e non.
6) Almeno cinque o sei o sette degli spaghetti western erano belli o affascinanti o curiosi o comunque interessanti; e interessante la rassegna nel suo insieme. Limitata dai pur casualissimi inserti boetticheriani e fordiani nel programma del festival. E ridimensionata (in un non sgradevole ambito da conventicola di fan) dall'assenza di quello che sembrava essere il vero cardine teorico/spettacolare dell'operazione, il Quentin Tarantino che avrebbe dovuto anche garantire un tasso sanguigno di polemica almeno accettabile.