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Venezia tra accuse, polemiche e schizofrenia





06/09/2007 13:09a cura di FilmFilm.it

La 64^ edizione della Mostra del Cinema di Venezia sta giungendo al termine e le ultime energie dei presenti si stanno esaurendo. Il film a sorpresa si è rivelato essere Mad Detective di Johnnie To e Wai Ka-Fai che, nonostante la svolta contenutistica del regista di Exiled, ha trovato il consenso del pubblico. Calda e piena d'entusiasmo è stata l'accoglienza al film di Peter Greenaway e al 'je accuse' di Rembrandt mentre ha sollevato polemiche (e fischi in sala) il terzo film italiano in concorso, L'ora di punta di Vincenzo Marra.


In Mad Detective i due registi hongkonghesi esplorano l'animo umano attraverso le vicende di un poliziotto schizofrenico che ha un dono particolare: riuscire a vedere le diverse personalità che si muovono all'interno delle persone e, riproducendo la scena del delitto, risolvere casi molto complessi. "Questo film mette in discussione le convenzioni dell'intreccio e le aspettative del pubblico" rivela Johnnie To. "A livello narrativo e visivo, nulla è come appare. Via via che il nostro eroe procede con la sua indagine, la sottile linea tra menzogna e verità si fa sempre più ambigua. Paradossalmente, più cerchiamo di svelare la verità, più perdiamo il contatto con l'idea di come la realtà dovrebbe essere". "Mi piaceva esplorare la natura di una persona con gravi problemi mentali che riuscisse a osservare le varie personalità delle altre persone" spiega Wai Ka-Fai. "Il nostro film affronta una critica nei confronti dell'umanità. Tutti hanno un diavolo o più diavoli dentro, che agiscono in maniera diversa a seconda delle situazioni".






In Nightwatching Peter Greenaway dà voce al 'je accuse' di Rembrandt contenuto nella sua opera più celebre, La ronda notturna. "Si dice che sia il quarto dipinto più famoso nel mondo occidentale" spiega il regista britannico che ha avuto una formazione come pittore e a oggi si domanda come sia diventato cineasta. "Contiene cinquantuno misteri che negli anni i critici hanno provato a interpretare. La particolarità di quest'opera d'arte sta nel fatto che al contrario delle altre opere dell'epoca - che venivano tenute in case private e solo molto tempo dopo vennero esposte anche nei musei - La ronda di notte venne visto da tantissime persone, tra le quali Mussolini, Churchill, Van Gogh, Stendhal, e fu a lungo commentata e criticata". Il film di Greenaway ipotizza come la creazione di quel dipinto potesse avere a che fare con la caduta del pittore. "Già a ventitre anni Rembrandt era famoso, ricco, alla moda, dipingeva argomenti particolari e i suoi dipinti si trovavano nelle corti di tutta Europa. Finché, dopo ben quindici anni, non perse tutto. Attraverso Nightwatching abbiamo voluto dare un'interpretazione al percorso che lo ha portato dal lusso agli stracci". A ritrarre con passione e umorismo il grande pittore olandese è Martin Freeman (Guida galattica per autostoppisti) che rivela di essere rimasto molto stupito quando Peter gli ha chiesto di interpretare questo ruolo. "Voleva dare a Rembrandt il senso dell'umorismo per evitare che desse l'idea di un personaggio tormentato proveniente da un altro pianeta. Voleva metterlo con i piedi per terra e non farlo sembrare un dio. La funzione di Rembrandt nel film era di dimostrare come fosse un artigiano, un genio, un uomo comune".

Fischi e polemiche sono state riservate dalla stampa all'opera terza di Vincenzo Marra, in concorso a Venezia. Il regista, che aveva ottenuto il favore di pubblico e critica per Vento di terra, con un atteggiamento un tantino spocchioso ha cercato di difendere il suo film senza però rispondere alle domande che venivano fatte sulla (cattiva) sceneggiatura e sui pessimi dialoghi. "Con tutta l'onestà intellettuale che posso avere" ha risposto Marra, "non posso stare nella testa delle persone. Mi aspetto che il pubblico sia abbastanza intelligente da capire che un film ha anche una durata da rispettare. Ho scelto volutamente di non mostrare l'innamoramento tra i due protagonisti perché credo che lo scambio di sguardi sia abbastanza eloquente. Per quanto riguarda i dialoghi, ho sempre cercato di lavorare di sottrazione, centellinando le parole per dare allo spettatore il tempo di riflettere". Per dimostrare quanto il suo film avesse sollevato anche consensi, Marra annuncia che a poche ore dalla proiezione lo hanno chiamato a partecipare al festival di Toronto, rinunciando così, ancora una volta, ad aprire un dibattito intelligente. "Non mi sono mai sottratto alle critiche, non mi sono mai sentito sopra le parti" risponde però a chi gli chiede se è pronto a ricevere le critiche negative dei prossimi giorni. "Mi sono sempre documentato e ho cercato di ascoltare i diversi punti di vista mettendomi anche in discussione. Ma non posso farlo ora, di fronte alle primissime critiche nei confronti di un lavoro che mi ha impegnato negli ultimi tre anni. Mi sembrerebbe di fare un torto a me, al film, alle persone che hanno lavorato con me e anche al festival di Venezia e di Toronto".