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Venezia tra western e favola





05/09/2007 15:09a cura di FilmFilm.it

Si sta consumando quella che probabilmente è l'ultima giornata veramente importante della Mostra del Cinema di Venezia, in attesa di conoscere i vincitori della 64^ edizione del festival. Abbiamo incontrato Takashi Miike, autore del primo western alla giapponese - nel quale non poteva mancare lo zampino di Quentin Tarantino, di cui a ora non si conosce l'orario di arrivo al Lido - e il Leone d'Oro alla carriera Tim Burton, accolto con un applauso interminabile e commovente.


Non si sa se Tarantino sia ancora arrivato al Lido. Il comunicato sugli arrivi della giornata lo dà già per sbarcato alla Mostra, ma neanche Takashi Miike, che lo ha scritturato per un cameo in Sukiyaki Western Django, è a conoscenza della sua ipotetica presenza a Venezia. "Se Tarantino viene o no dovrebbe saperlo lui. Ho sentito dire che ha mal di schiena, ci ho parlato in questi giorni e gli ho proposto di venire in sedia a rotelle, come nel mio film. È tipico di Tarantino comportarsi così. Forse stasera verrà e ci sorprenderà come n'è capace solo lui". Nel film il regista delle Iene ha un ruolo molto breve ma significativo nell'evolversi della trama. La sensazione è che il maestro del Pulp ci abbia messo lo zampino, rievocando alcuni momenti di Kill Bill. "Tarantino è una persona che spara le idee, come una mitragliatrice. Se avessimo ascoltato tutto quello che aveva da dirci ci sarebbero voluti dieci anni per terminare le riprese. È stato comunque molto stimolante lavorarci. Quando ci siamo incontrati tre anni fa qui a Venezia ci siamo detti che prima o poi avremmo fatto qualcosa insieme. Gli ho parlato del mio progetto e lui è stato molto felice di prenderne parte. Speravo che considerato il suo successo lo avrebbe fatto senza chiedere un compenso, e prima di andarsene dal set ha voluto portarsi via tutti i costumi che aveva indossato, come souvenir". L'opera in concorso alla Mostra è un western alla giapponese che si ispira allo spaghetti western. "Quando ero bambino" spiega il regista, "il macheroni western, come lo chiamiamo noi, era molto popolare. Mi ero fatto comprare una pistola giocattolo e con i miei amici giocavamo a fare i cowboy". Ricco di umorismo e di momenti esilaranti, Sukiyaki Western Django si allontana dall'immaginario horror che avevamo del regista e segna una svolta nel mondo visivo del western. "All'estero vengo spesso mal interpretato" dichiara Takashi. "Nel mio paese non sono conosciuto solo per i miei horror ma anche per commedie dedicate ai giovani. La gente pensa che i miei film siano pieni di violenza, ma credo che questa percezione sia soggettiva".






Mentre si attendono notizie sull'arrivo di Tarantino, si sa per certo che Tim Burton è qui a Venezia. Giusto un'ora fa si è tenuto l'incontro per il Leone d'Oro alla carriera che stasera riceverà per mano di Johnny Depp, compagno di avventure del visionario regista. "Sono venuto qui molti anni fa per Nightmare Before Christmas (che in occasione dell'evento è stato presentato in versione 3D, [NdR]) e successivamente per La sposa cadavere" dichiara il regista evidente commosso di fronte al lunghissimo applauso che gli ha dato il benvenuto in sala. "Il fatto che siano entrambi stati accolti con tanto entusiasmo, al di là del business e del box office, è stata un'esperienza pura. Ricevere questo premio alla Mostra, che per me racchiude l'essenza stessa del cinema, significa molto, lo ritengo davvero un riconoscimento speciale". È il più giovane regista a ricevere questo riconoscimento, ma lui scherza dicendo che è più vecchio di quello che sembra. "Mi ritengo molto fortunato perché non sono mai stato classificato né come cineasta indipendente né come regista di studios e questo fatto mi ha dato un'enorme libertà d'espressione. Ho potuto fare quello che volevo e continuo a farlo. In questo momento ad esempio sto lavorando a Sweeney Todd che unisce l'horror al musical, e rappresenta una grande sfida. Lo stiamo producendo come si faceva una volta, sul set c'è un'orchestra che suona e gli attori recitano a ritmo della musica, proprio come succedeva nell'era del muto. Il fatto che durante la lavorazione di un film possano capitare incidenti, che a volte possa risultare difficile trovare i finanziamenti, rende questa professione ancora più imprevedibile e ti spinge a trovare una strada più semplice e artistica per realizzare la tua opera. Non farei mai a meno di queste continue sfide. Fa parte della magia del cinema".