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Venezia tra ritratti dylaniani e uomini di mafia





04/09/2007 18:09a cura di FilmFilm.it

Quest'anno la Mostra si muove anche su binari musicali. Dopo il film di Davide Marengo sulla genesi dei Negramaro (Dall'altra parte della luna), la commedia di Gianni Zanasi sulla vita in provincia di una band (Non pensarci), il concerto inedito di Lou Reed documentato da Julian Schnabel (Berlin) è stato presentato Io non sono qui, viaggio immaginario nell'universo dylaniano diretto da Todd Haynes. È sulla mafia invece il secondo film italiano in concorso (dopo Nessuna qualità agli eroi e L'ora di punta atteso per giovedì) che racconta la storia di Saro Scordia, personaggio nato dalla fantasia di Andrea Porporati.


Esce venerdì il film che racconta vita e opere del menestrello di Duluth. Io non sono qui è un ritratto immaginario in cui sei personaggi diversi incarnano Bob Dylan, mantenendo il mistero che ha sempre caratterizzato la sua persona. "Prima d'ora Bob Dylan non aveva mai permesso che si facesse un film su di lui" spiega il regista Todd Haynes. "Credo che a convincerlo sia stato il fatto che Io non sono qui ha una struttura aperta. È un'opera bizzarra ma non c'erano altri modi per lavorare su un personaggio tanto complesso e contraddittorio come lui". Tra gli interpreti che hanno offerto il loro corpo e il loro volto a rappresentare quello di Dylan (Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger e Ben Whishaw), spicca il talento della Blanchett che, nonostante il carattere sessuale, regala una delle più fedeli riproduzioni dell'artista. "Cate non ha accettato subito" rivela il regista, abbiamo dovuto attendere a lungo per averla nel cast, un po' perché era impegnata con altri progetti, un po' perché aveva paura di confrontarsi con il personaggio. Alla fine l'ho convinta dicendole che la paura è un buon sentimento, perché ti mette in una posizione in cui sei costretto a prendere dei rischi". "Il libro 'The Old, Weird America: The World of Bob Dylan's Basement Tapes' di Greil Marcus" continua Richard Gere, "mette in evidenza il lavoro enigmatico del musicista dove le immagini dell'America sembrano venire fuori dalla terra stessa, proprio come il personaggio che interpreto". "I'm Not There (il titolo originale, Ndr) è una canzone inedita di Bob Dylan che parla di una donna sull'orlo di un collasso nervoso che continua a dire 'io non ci sono per te'. Mi piaceva utilizzarla in un film che racconta di un uomo che proprio nel momento in cui lo stai per toccare non c'è più".






Tutt'altro che bizzarro è invece il film di Andrea Porporati (in uscita nelle sale italiane domani) che si confronta con il gangster movie nel raccontare la storia di un uomo qualunque, interpretato da Luigi Lo Cascio. "Ci siamo serviti della figura di Saro" spiega il regista, "non per raccontare la mafia ma piuttosto un certo tipo di persone e di scelte che la vita ti offre, seguendo poi passo passo le conseguenze di queste scelte. Il dolce e l'amaro è la storia di un uomo "della porta accanto" cui sguardo potesse essere seguito da chiunque, da molto vicino. Ci siamo ispirati a film come Il mafioso con Alberto Sordi, che racconta la storia tragicissima ma anche comica di un tizio qualunque. La ricetta narrativa è la stessa dei film italiani di una volta che rimangono dei modelli certamente irraggiungibili che noi abbiamo provato a eguagliare". "Mi sono molto divertito a ritrarre un personaggio cattivo" rivela Luigi Lo Cascio, " perché si trattava di finzione. È stato come tornare indietro nel tempo, a quando da bambino giocavo a guardie e ladri. Andrea ogni tanto mi diceva, 'mi fai paura… però mi piaci!'". "L'obbiettivo di Andrea è di creare dei mostri!" s'intromette Fabrizio Gifuni. "Tant'è vero che nel suo primo film ero un parricida…" E Porporati si discolpa: "Dal punto di vista della sceneggiatura i cattivi sono i più interessanti da esplorare". "Saro pensa di essere un personaggio positivo" continua Lo Cascio, "la crisi nasce in seguito dal disincanto e lo porta a un percorso di trasformazione. Quando si presenta all'esercito di Cosa Nostra è già disamorato. La risata finale è stata molto faticosa, prima di tutto perché non c'era niente da ridere e poi perché c'è voluta una giornata intera per tirarla fuori".