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03/09/2007 17:09a cura di Filmfilm.it

La Mostra non si era giocata ancora tutti i colpi, né in quanto a film (di guerra), né in quanto a star internazionali. Così il sesto giorno a Venezia, dopo il notevole La Graine et le mulet del regista tunisino Abdellatif Kechiche, si colora dei caldi toni indiani con Darjeeling Limited, che non delude le aspettative dei fan di Wes Anderson, e degli scottanti temi del conflitto bosniaco con The Hunting Party.


Ci voleva l'obiettivo e la passione di Abdellatif Kechiche per trasformare un pasto familiare intorno a un tavolo in un evento del tutto naturale, come se provenisse dalla vita "in diretta". "Erano due le dimensioni che ero interessato a esplorare con il mio film" racconta il regista della Graine et le mulet. "L'ambiente familiare intorno al quale creare cose ordinarie, quotidiane con un piglio romanzesco. Conferire a questa famiglia francese di origine araba naturalezza, senza cadere nei clichè ed evitando spettacolarizzazioni e allo stesso tempo creare una dimensione contemplativa dove i personaggi vivono, piangono, si disperano, in poche parole volevo cogliere l'istante vitale di un gruppo di persone. La vita stessa". Gli attori che vorticano nell'universo (reale) realizzato da Kechiche non hanno ancora visto il film al momento dell'incontro con la stampa, e non sanno cosa aspettarsi. "Non sono non l'abbiamo visto" sbotta Abdelhamid Aktouche, "ma non sapevamo neanche chi facesse cosa durante le riprese. So solo che da una parte c'era la musica e dall'altra il cous cous". "Abbiamo cercato l'atmosfera del film attraverso la musica" ammette il regista. "Proprio come i musicisti che cercano il ritmo e le sonorità, anche gli attori hanno di fatto uno spartito. Prima di iniziare con le riprese abbiamo fatto lunghissime prove con gli attori ripetendo tutte le scene chiave. Quella del pasto è durata più di un mese, avevamo bisogno di ottenere un clima familiare genuino e naturale".






Anche i protagonisti di Darjeeling Limited si sono dovuti conoscere a fondo per riuscire a interpretare con naturalezza i tre fratelli Whitman (Owen Wilson, Adrian Brody e Jason Schwartzman). "Era tanto che volevo raccontare la storia di tre fratelli, che rispecchia la mia personale esperienza familiare. Ho sempre pensato che con i miei due fratelli abbiamo passato tutta la vita a litigare, ma in fondo loro sono le persone che mi sono più vicino. Nel lavorare con Roman Coppola e Jason abbiamo instaurato un rapporto molto simile a quello fraterno. Comunque prima che questa conversazione vada avanti voglio che sia chiaro che tutti i personaggi sono inventati", scherza il regista "rubando" dal film una delle battute più esilaranti. Prima che qualche giornalista potesse fare domande indiscrete sulle condizioni di Owen Wilson, Anderson ha voluto precisare che l'attore ora sta bene, chiedendo ai presenti di aiutarli a proteggere la sua privacy. "Ha passato una settimana molto dura, quando si sentirà pronto parlerà lui per sé. Comunque ci teneva che sapeste che è felice ed eccitato che il film sia in concorso a Venezia". Coloratissimo e ricco di richiami ai Beatles (sebbene poi utilizzi canzoni dei Kinks perché, come spiega il regista, "non ci hanno permesso di utilizzare brani dei Fab Four nei film"), Darjeeling Limited è ambientato in India e sfrutta il talento della costumista premio Oscar Milena Canonero e dello scenografo Mark Friedberg. "Per lo più ci siamo affidati ai colori e alle location del posto" spiega Anderson. "Volevamo scoprire le cose più che inventarle. Quasi tutti i luoghi del film li abbiamo trovati lì, fatta eccezione per il treno che però è stato dipinto da un ragazzo indiano". Quanto alla new entry Adrien Brody, l'attore dice di essersi trovato perfettamente a suo agio nella crew di Wes Anderson. "Sono sempre stato un grande fan di Wes e sono felice di essere stato accolto nel gruppo. Andare in India per fare questo viaggio spirituale ci ha unito molto ed è stato di grande aiuto per interpretare al meglio tre fratelli. È stato come andare in villeggiatura, non avevo assolutamente l'impressione di lavorare".

È un altro viaggio invece quello in cui ci porta Richard Shepard nel suo The Hunting Party. Il regista di Matador racconta la storia (vera) di un reporter che in tempi di guerra si mise sulle tracce di Karadzic. Richard Gere interpreta Simon Hunt e pare che a un certo punto delle riprese si sia veramente interessato a incontrare l'ex leader serbo-bosniaco. "Non è che lo volessi incontrare" precisa Gere, "per me era necessario fare richiesta di un incontro a delle persone per vedere cosa mi avrebbero trasmesso i loro sguardi. Mi piace porre le domande guardando le persone negli occhi, gli occhi dicono molto su quale sia la situazione e nel loro caso ho capito quanto temessero Karadzic. Il che è un paradosso considerato che è stato il leader del paese. Ma questo vale anche per noi americani. Altrimenti come avrebbe fatto Bush a farsi votare per ben due volte?" "È assurdo pensare che Karadzic sia ancora a piede libero" aggiunge il regista. "Uno come lui, colpevole di genocidio, che ora scrive articoli e mangia nei nostri stessi ristoranti". Eppure, se lo dovessero catturare, Richard Gere spiega che non penserebbe a una punizione o vendetta. "È importante che venga catturato per avere un confronto diretto e capire cosa li ha spinto a fare quello che ha fatto. Questo è necessario per evitare che situazioni simili si creino di nuovo e che in futuro ci possa essere nuovamente al potere un mostro come Karadzic".