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Venezia tra guerra, precarietà e leggenda





01/09/2007 16:09a cura di FilmFilm.it

Sabato ricco di emozioni. Abbiamo iniziato la giornata in compagnia del premio Oscar Paul Haggis e di Charlize Theron, protagonista di In the Land of Elah. Ken Loach e il suo staff sono stati accolti con un calorosissimo applauso per In questo mondo libero. L'attesa per l'arrivo del regista e il cast di Blade Runner è stata ripagata con la generosa descrizione di Ridley Scott del perché ha scelto di far uscire il Final Cut a venticinque anni dalla realizzazione del film che ha cambiato la storia del cinema, influenzando per sempre l'industria di costume.


È uno dei film favoriti dal pubblico del Lido, al momento. L'opera seconda del regista di Crash - Contatto fisico racconta la difficile relazione padre-figlio in una cornice drammatica e violenta come quella della guerra in Iraq. Un film che per molti versi affronta le stesse tematiche di Redacted di Brian De Palma. "Ho iniziato a lavorare a In the Valley of Elah tra il 2003 e il 2004. In quel periodo la gente pensava ancora che quella che si stava combattendo fosse una guerra giusta, i patrioti sventolavano le loro bandiere e credo che questo abbia contribuito a rendere estremamente difficile, sia a me che a De Palma che agli altri registi, la ricerca dei finanziamenti per realizzarlo. Comunque ogni film affronta lo stesso tema utilizzando un punto di vista diverso. Siamo stati spinti dalle nostre coscienze", dichiara il regista premio Oscar. "In the Valley of Elah è un film politico" continua Haggis, "ma non giudica la guerra, non dice se è giusta o sbagliata, racconta quello che sta accadendo ora e credo sia arrivato il momento che la gente apra gli occhi su quello che finora ci è stato nascosto. I soldati che hanno avuto modo di vedere il film sono rimasti positivamente colpiti e ci hanno ringraziato per aver saputo raccontare le loro condizioni in un'opera che affronta la realtà". "È davvero una benedizione lavorare con grandi registi come Haggis, e poter dare il proprio contributo con film socialmente e politicamente impegnato" aggiunge Charlize Theron. "In fondo la politica fa parte della nostra vita, è impossibile non parlarne all'interno di un film"






La politica e il sociale sono anche i temi trattati da Ken Loach nel film che racconta il mondo del precariato. "La storia ci offriva innumerevoli possibilità di sviluppo e percorsi narrativi" racconta lo sceneggiatore Paul Laverty. "Abbiamo deciso di raccontarla attraverso il punto di vista di Angie (interpretata da Kierston Wareing [NdR]) perché sapevamo che un maggior numero di persone si sarebbe immedesimato in lei". "Abbiamo scelto una figura femminile per il ruolo della carogna" spiega la produttrice Rebecca O'Brien, "perché era molto più scioccante vedere che quello che accade nel film è causato da una donna". "Si tratta comunque soltanto di un film, non diamogli eccessiva importanza" dichiara Ken Loach. "Però è ovvio che mi piacerebbe riuscisse a sollevare domande, reazioni, riflessioni nel pubblico. Quello che ho cercato di mostrare è che il progresso non lascia molte alternative. È importante che la gente non pensi che sia giusto che qualcuno deve sopravvivere senza un lavoro mentre altri vivono nella ricchezza. La natura non funziona così. Il film di denuncia è importante più che altro perché mostra quello che i media maggiori non mostrano. Il cinema è un'arte complicata. È un'esperienza collettiva e in quanto tale bisogna riuscire a mettere insieme il collettivo e trovare un'unica visione".

Un lungo applauso ha dato il benvenuto in sala a Ridley Scott e al cast del leggendario Blade Runner giunti a Venezia in occasione della presentazione del DVD contenente il Final Cut restaurato del film. Al fianco del regista Rutger Hauer, Edward James Olmos, Daryl Hannah, la figlia di Philip K. Dick, Isa Dick-Hackett e il produttore del dvd Charles de Lauzirika sono apparsi visibilmente commossi di tanto entusiasmo e affetto da parte della stampa. "È stato il primo film che ho girato a Hollywood" racconta il regista. "All'epoca ero molto paranoico, subivo le pressioni dell'industria, e in fase di montaggio è stato tutto molto confuso, così la prima versione che è uscita in sala non rispecchiava esattamente il modo in cui avrei voluto che fosse. Il film sarebbe dovuto finire nel momento in cui Deckard entra nell'ascensore, quando capisce di essere anche lui un replicante dopo aver visto l'origami-unicorno. Poi, con l'avvento di Mtv mi sono reso conto che la generazione di oggi aveva la possibilità di vedere il film come l'avevo pensato. È stata proprio la creatività dei videoclip dei gruppi che vedevo che mi ha ispirato a rimettere le mani sull'opera. Blade Runner ha avuto un'enorme influenza non solo nel cinema ma anche in altre industrie, come ad esempio la moda o l'arredamento d'interni. È un'opera d'arte dove c'è la perfetta combinazione tra l'eccellente interpretazione degli attori, la cura della fotografia e la magia della musica di Vangelis. Ho fatto solo due film di fantascienza nella mia carriera (Alien e Blade Runner, Ndr) ma non ho mai smesso di cercare una buona sceneggiatura per farne un terzo. Purtroppo sembra che si sia perso il senso dell'originalità, una lacuna di cui Hollywood soffre da tempo. Ma in fondo Hollywood è un'industria, non una forma d'arte".