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Venezia tra assenze, dissensi e silenzi





31/08/2007 16:08a cura di [TBT]

Scivola via anche la terza giornata della Mostra non senza qualche scossone. Mentre Clooney si rifiuta di rispondere a una domanda, la Johansson fa arrivare una lettera in cui si dice dispiaciuta per la sua assenza…


Non c'è stato alcun battito di mani, ieri sera, al termine della proiezione di Redacted di Brian De Palma. Il silenzio di rispetto nei confronti di un film forte - il regista fa una pubblica accusa contro la non libertà di stampa, la censura dell'informazione, attraverso un racconto crudo basato su fatti realmente accaduti in Iraq - si è tramutato in un applauso che ha accolto De Palma e il cast qualche ora fa nella sala conferenze. "La sceneggiatura ha preso forma man mano che le mie ricerche su internet procedevano. Esiste un videogiornalismo molto efficace che mostra quello che gli organi di stampa ci nascondono perché non possono mostrarcelo. Io stesso ho dovuto utilizzare un linguaggio da fiction per parlare di cose che sono realmente avvenute, pena la denuncia" rivela il regista che già 18 anni fa aveva raccontato gli stessi orrori bellici, posando lo sguardo sul Vietnam. "Così ho scelto di far uso dello stesso linguaggio utilizzato dai media e dai reality show che ti mostrano immagini pulite facendotele passare per vere. Il mio è un racconto fatto ad arte". Per "mostrare la noia senza annoiare lo spettatore" De Palma si affida a una colonna sonora notevole in cui spicca un brano di Barry Lyndon. "In Iraq le azioni si ripetono giorno dopo giorno e necessitavo di una musica che rallentasse il ritmo. Se c'è uno che è riuscito a rallentare il battito cardiaco di un film quello è Kubrik. Perciò ho utilizzato il brano dal suo film per una scena che volevo avesse la stessa atmosfera di C'era una volta il West di Sergio Leone".






Qualche nota di demerito va invece a George Clooney che si è rifiutato di rispondere a una domanda di una giovane giornalista italiana che li chiedeva se non fosse un controsenso il suo impegno civile e sociale con il suo contratto come testimonial di una multinazionale molto criticata in tutto il mondo, considerato il tema del film che lo vede interprete e produttore esecutivo. Michael Clayton cattura il momento perfetto della vita di un uomo e l'ho trovata una visuale molto interessante" rivela Clooney ancora visibilmente irritato per la domanda precedente. Nel film il bel George interpreta il consulente di uno studio legale associato, una sorta di "risolvi problemi", proprio come il Wolfe di Tarantino. A dirigerlo è l'esordiente Tony Gilroy (famoso per aver sceneggiato, tra le altre cose, la trilogia su Jason Bourne e L'avvocato del diavolo). "Bisogna saper dare le occasioni alla gente" dichiara Clooney. "Tony si è rivelato molto abile a impartire le direttive agli attori. È stata un'esperienza perfetta, anche se devo ammettere che non amo i registi più belli di me", scherza. "Non l'avrei potuto fare però senza il mio protettore" aggiunge il regista indicando George. "Non puoi fare un film come il mio, con un cast come il mio e una fine come la mia senza l'aiuto di uno come lui". "Quando sei alle prime armi pensi generalmente che con il successo le cose diverranno semplici, che una volta in cima le sceneggiature pioveranno dal cielo" confida Clooney. "Invece mi arriverà al massimo uno script buono l'anno, e questo di Tony era davvero notevole. Quando la sceneggiatura è perfetta e il regista molto abile, il lavoro di un attore diviene un gioco da ragazzi".

La prima grande assenza della Mostra è quella di Scarlett Johansson che invece di accompagnare i registi di Diari di una tata nella promozione del film ha mandato una lettera in cui si scusa. Non sappiamo se la scelta dell'attrice di non presenziare a Venezia sia legata alla tiepida accoglienza che la commedia ha avuto in America, ma secondo Shari Sprinter Barman e Robert Pulcini l'attrice è molto legata a questo ruolo. "Siamo sempre stati suoi grandi fan e abbiamo adattato il libro di Emma McLaughlin e Nicola Kraus pensando a lei. Soprattutto aveva una voce perfetta per questo ruolo" raccontano i due sceneggiatori e registi che nella vita sono sposati, hanno un figlio e anche una tata. "Tra lei e Nicholas (l'attore che interpreta il piccolo Grayer, Ndr) si è creato subito un rapporto di amicizia. Scarlet ci ha raccontato che aveva la sua stessa età quando ha iniziato a recitare e riconosceva in lui le stesse dinamiche della sua prima volta. L'ha preso sotto la sua ala protettiva e nel tempo libero l'ha portato a Coney Island, gli ha comprato hot dog parlandoci a lungo. Tutto questo è stato molto utile per il film. Nicholas è un attore di talento e di grande professionalità, ma soprattutto è un bambino normale che durante le riprese si arrampica sugli alberi o si sporca con il gelato, non è una piccola star". La tata di Scarlett Johansson ricorda la cara vecchia Mary Poppins, "lei è l'icona della tata perfetta e abbiamo sfruttato quest'immaginario collettivo per questioni cinematografiche. Ci siamo anche ispirati ai film americani degli anni '40, che facevano una riflessione sul problema delle classi sociali americane - proprio come facciamo noi - utilizzando la comicità. Diari di una tata presenta una critica all'alta borghesia e alla stratificazione delle classi in un pacchetto d'intrattenimento".