La migliore risorsa italiana sul mondo del cinema
ricerca film:


Galleria fotografica

Film correlati:

Harry Potter e l'Ordine della Fenice




Una magia difficile per Harry Potter





10/07/2007 09:07a cura di Cecilia Spaziani

La trasposizione di Harry Potter è sempre materia molto difficile. I film, come i libri, aumentano ed anche il loro volume continua a crescere così che, restare dentro le due ore o poco più si rivela un’impresa sempre più ostica.


Cosa tagliare, ma soprattutto come farlo senza “urtare” schiere di fan pronti ad urlare allo scandalo?





La scelta fin’ora – seppur spesso dolorosa – è sempre stata mitigata dalla realizzazione di un prodotto finale non solo accattivante, ma dotato di forte personalità.
Viene quindi da chiedersi come mai, proprio adesso che la storia è in crescita, che le tematiche si ampliano e che le potenzialità diventano incredibili, si decida di abbandonare il progetto nelle mani di un regista che non ha certo lo spessore dei suoi predecessori.

David Yates non è certo da buttare, le sue qualità superiori alla media emergono in alcune scene ed in qualche scelta fotografica, ma non riesce assolutamente, a differenza di Newell o di Cuaron, a dare la sua impronta al film, se non un senso soporifero che abbraccia molte delle scene di passaggio. Un montaggio spesso poco opportuno, unito ad inquadrature a dir poco scolastiche affossano quello che poteva essere un ulteriore passo avanti nelle avventure del mago britannico. Un peccato perché questo capitolo sembra volutamente abbandonare la strada tracciata dai precedenti. Se Cuaron aveva liberato i protagonisti dai loro pastrani rendendoli più attuali e vicini ai ragazzi di tutti i giorni, Newell aveva saputo ricostruire le atmosfere tipiche di un college inglese spingendo l’accelleratore sulle vite ed i sentimenti dei personaggi e rendendo così reale il microcosmo di Hogwarts.

Tutto perduto nella mani di Yates, che a dispetto del cognome non sembra interessarsi minimamente della poesia dei personaggi rendendo il tutto piatto e monodimensionale più simile ad un film TV che ad uno dei capitoli di una saga forse seconda solo al Signore degli Anelli.
Un’occasione sprecata che potrebbe essere il preludio ad un altro tracollo per il capitolo successivo (sempre affidato al regista inglese).
Certo rimangono effetti speciali sempre più stupefacenti, ambientazioni sempre più ardite e il piacere di ritrovare dei personaggi a cui ormai siamo più che affezionati, ma l’asettico bacio di Harry o l’istrionica esplosione dei due gemelli Weasly mettono più malinconia che altro e l’ottima caratterizzazione della professoressa Dolores Umbridge – vera protagonista – offerta da Imelda Staunton è più macchiettistica che freddamente spietata come l’originale.
Non ci resta che sperare in una nuova magia per Il Principe Mezzosangue dopotutto si tratta sempre di Harry Potter.