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Helen Mirren: un detective particolare al Rome Fiction Fest





04/07/2007 15:07a cura di Mauro Corso

Un ispettore capo di polizia alcolizzato e sulle soglie della pensione si trova dinanzi ad un caso molto delicato. Sarebbe facile gridare allo stereotipo, ma se il ruolo è affidato a Helen Mirren le cose cambiano


Un ispettore capo di polizia alcolizzato e sulle soglie della pensione si trova dinanzi ad un caso molto delicato: la sparizione di una quattordicenne. Sarebbe molto facile gridare allo stereotipo, quante volte nel cinema e nella televisione abbiamo sentito storie di questo genere? Basti dire che tale luogo comune era già una barzelletta quando Danny Glover in Arma letale dichiarava “sono troppo vecchio per queste cose”. Cambiando i termini dell’equazione il risultato si altera però in modo drammatico. Se ad esempio diciamo che l’ispettore capo è una donna già ci troviamo in un campo completamente diverso, ma se aggiungiamo che l’attrice che interpreta il ruolo è il premio oscar Helen Mirren allora abbiamo la certezza di avere davanti un prodotto di sicuro interesse.






In Prime suspect: the final act miniserie per la tv, la bravissima attrice finalmente riconosciuta a livello mondiale per aver vestito i panni di Elisabetta II, ritorna ad indossare gli abiti scomodi, stazzonati e decisamente più sporchi di Jane Tennison (è il settimo episodio della serie Prime suspect), detective disincantata e sul viale del tramonto. Che non ci troviamo di fronte a una signora in giallo tutta tè e margheritine lo capiamo subito: le situazioni sono torbide, violente e il linguaggio usato sudicio e ricco di volgarismi. L’alcolismo della protagonista viene trattato in maniera spietata e priva di accenti patetici ed è intrecciato alla trama in maniera funzionale e credibile. La violenza e la perversione sono rappresentati come mali che non guardano in faccia a razza, ceto sociale e rispettabilità vere o presunte, smascherando molti dei luoghi comuni della società anglosassone.

La performance della Mirren è magistrale e l’attrice si prende anche la soddisfazione di ironizzare sul ruolo che le ha dato un successo così esteso. In una sequenza ad esempio è sorpresa ad ubriacarsi con un whisky di marca “Stag’s head” e cioè “testa di cervo”, quasi un riferimento alla scena in cui Elisabetta II vede un magnifico cervo maschio aggirarsi nella sua tenuta di caccia. In un altro momento risponde a un suo collega che la chiama “ma’am” (appellativo di solito usato per rivolgersi a sua maestà) in questi termini “I am not the bloody queen”, “non sono la stramaledetta regina”... tentativo di liberarsi di un personaggio ormai ingombrante. A parte questi gustosi momenti il settimo episodio di Prime Suspect è un giallo investigativo coinvolgente ed asciutto, pertanto dovrebbe essere visto con particolare attenzione anche dagli autori nostrani.

Viene voglia di recuperare i sei precedenti... nella speranza che qualche canale della televisione italiana raccolga questo appello.