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Cache, l'occhio nascosto: il sorprendente film di Haneke, da Cannes, presto nelle nostre sale





17/05/2005 12:05a cura di Mario Sesti

E' il film che, insieme a Broken flowers di Jarmusch, sembra avere le migliori chance per la fatidica palma, è il più bel giallo ad enigma degli ultimi anni e purtroppo sarà nelle nostre sale solo in autunno. Chi è che spia il conduttore di un talk show culturale di gande successo (Daniel Auteil), e che gli recapita a casa dei VHS in cui la telecamera lo riprende mentre esce di casa, o nei dintorni? Cosa significano quei disegni infantili che mostrano una faccia di bambino e sbocchi di sangue e un gallo dalla testa mozzata che qualcuno gli fa trovare di fronte alla porta insieme alle cassette? Chi è che fa questo e perché? Come nei migliori gialli, il mistero si scioglie davvero solo nell’ultima inquadratura – ed è la soluzione più sorprendente. E severa.


Una inquadratura fissa che riprende un angolo qualunque di una città: comincia con una inquadratura così anonima che potrebbe essere quella di qualsiasi telecamera degli infiniti sistemi di sorveglianza che ogni giorno riprendono senza sosta il farsi opaco e indecifrabile della realtà, cominicia proprio così Cachè di Michael Haneke, fore il più bel giallo “enigma” delle ultime stagioni, presentato in concorso a Cannes ed in uscita il prossimo weekend nelle nostre sale.






Qual è l’enigma? In sintesi. Chi è che spia il conduttore di un talk show culturale di gande succeso (Daniel Auteil), e che gli recapita a casa dei VHS in cui la telecamera lo riprende mentre esce di casa, o nei dintorni? Cosa significano quei disegni infantili che mostrano una faccia di bambino e sbocchi di sangue e un gallo dalla testa mozzata che qualcuno gli fa trovare di fronte alla porta insieme alle cassette? Chi è che fa questo e perché? Basta così poco perché il senso di minaccia si impadronisca della vita di tranquilla ed elegante serenità che Auteil condivide con la moglie (Juliette Binoche) ed un figlio teenager, riflessivo e taciturno?

Il regista austriaco di Funny games e La pianista, è uno specialista di giochetti sadici, con i propri personaggi (e con gli spettatori), ma stavolta, grazie ad un copione di perfetta calibratura e ad uno stile di spietata malizia – c’è un altro occhio imprendibile e diabolico che spia sulla scena oltre a quello del regista – realizza il suo film più convincente e impeccabile. Flashback subliminali, mostrano con gradualità seducente che nei ricordi del protagonista c’è qualcosa di oscuro, che egli si ostina a non rivelare, fin quando è possibile, anche alla sua famiglia. Qualcosa legato alla sua infanzia e alla sua relazione con un giovane marocchino prima adottato e poi ripudiato dai suoi genitori. Dietro la tranquilla e legittima opulenza delle nostre civili società occidentali, si nascondono sempre più cadaveri nell’armadio di quanti siamo disposti a denunciare. Anche quando il torto viene perpetrato dalla mano innocente di un bambino. Ma non basta tutto ciò a svelare il mistero. Anzi, il protagonista, sull’orlo continuo di una crisi di nervi, quanto più scopre, tanto più si impelaga sempre di più nella ricerca del responsabile e ciò lo costringe a fare i conti con se stesso e a trasformare in una maschera sinistra la propria apparenza agli occhi degli altri.

La recitazione è superba, lo stile deciso, sobrio e tagliente come un rasoio, il passo serrato e avvolgente. Come in Hitchcock, il timore per la vittima si mescola nell’ambiguità di uno sguardo che definisce uno corpo ed un personaggio senza renderlo manifesto: “Chi è che guarda?”. Il disagio di indossare come spettatori lo sguardo del colpevole che spia la sua vittima, ha l’aria ancor più minacciosa perché ci ricorda l’incubo della sorveglianza che ci tiene d’occhio, senza che noi ne siamo consapevoli, ad ogni passo, in ogni strada delle nostre città. Come nei migliori gialli, il mistero si scioglie davvero solo nell’ultima inquadratura – ed è la soluzione più sorprendente. E severa. Lo sguardo apparentemente impersonale di quei VHS, non contiene solo una implicita promessa di pericolo, ma anche pena e disprezzo e rifiuto.