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Cannes, arrivano i fratelli Coen e Michael Moore.





19/05/2007 11:05a cura di Mario Sesti

CANNES - Presentati a raffica, due dei film più attesi del Festival: No Country for Old Men dei fratelli Coen e Sicko di Michael Moore. Si può immaginare dei registi dal cinema, e dallo stile, più diverso ? Eppure i loro film sono, insieme, un uno-due potente per chiunque riesca ancora ad essere ottimista sul futuro. Entrambi hanno come protagonisti due invincibili serial killer: nel primo è interpretato da Javier Bardem (che dà vita ad uno degli assassini più psicotici del grande schermo), nel secondo dal sistema sanitario americano. Ve li racconta in anteprima il nostro inviato a Cannes.


CANNES - Il peggior sistema sanitario del mondo è un po’ come un serial killer assai efficiente: fa fuori quasi 20mila americani l’anno senza assicurazione sanitaria, come ci informa sin dall’inizio il nuovo film di Michael Moore, Sicko. Per questo somiglia un po’ all’ultimo film dei fratelli Coen, No Country for Old Men, dove Javier Bardem è nei panni di uno dei più micidiali assassini seriali mai visti sullo schermo. Fa fuori le sue vittime con una bombola ad aria compressa, come si fa nei mattatoi con i manzi. Un suo collega killer (Woody Harrelson), quando un boss che lo sta ingaggiando per tentare di fermarlo gli chiede cosa ne pensi, lo paragona, come efficienza, alla peste bubbonica. Insomma, tutti e due film parlano della terribile esperienza di incontrare la morte e il dolore e la malattia e di come sia sempre più difficile proteggersi da essi. Da tutti e due i film si esce con poche speranze nella tasca.






Moore, con la sua solita miscela di repertorio, indagine sul campo, satira spietata, dimostra come questa invenzione dell’era di Nixon (l’industria delle assicurazioni sanitarie che massimizzano i propri profitti con pratiche di rifiuto di assistenza che sono ben al di là dell’illegalità) abbia fatto degli Stati Uniti un Paese che ha un servizio sanitario e una mortalità infantile degna del terzo mondo. E’ insostenibile sentire la moglie che ha perso il marito per un cancro che non ha potuto curare perché l’assicurazione si è rifiutata di pagarne le spese, la madre che ha perso la figlioletta perché l’ospedale si è rifiutato di accettarla su indicazione della propria assicurazione, o i vecchi e i malati dimessi per strada perché non in grado di pagare la propria stanza di ospedale. Il controcampo con la gratuità del sistema britannico e francese è spaventosa.

I fratelli Coen, portando sullo schermo uno scrittore aspro e sanguinario come Corman McCarthy, allestono, tra il Texas e il Messico, nello scenario che nella prima parte ha luce e colori del western, una delle loro caratteristiche tele di violenza, avidità, casualità e humour. Una valigia piena di soldi trovata in un deserto da un uomo qualunque, un assassino psicopatico che lascia dietro di sé scie di cadaveri, un anziano sceriffo che vede cambiare in peggio il mondo che ha ereditato da suo nonno e non lo capisce più. Fargo, forse il loro film che somiglia di più a No Country for Old Men era una tragicommedia della stupidità, questo è un noir ocra e sangue che ritrae un pianeta in cui il Male ha preso definitivamente il sopravvento e nessuno, per nessun motivo, ritiene che possa essere combattuto sul serio.

Nel finale, Moore, con un soprassalto di genio, porta i suoi americani sfigati che non hanno cure (tra cui ci sono anche alcuni eroi volontari dell’ 11 settembre che in seguito al soccorso che hanno prestato in quel giorno e nei successivi hanno contratto malattie respiratorie croniche), a Cuba, nella base della prigione di Guantanamo: ha scoperto che l’unico sistema sanitario gratuito su territorio americano, è lì. I Coen lasciano il serial killer libero di uccidere senza che nessuno possa davvero fermarlo (tranne il caso, con un incidente d’auto: ma solo per un po’) e Tommy Lee Jones, lo sceriffo, a rimuginare con penetrante amarezza sul destino del mondo, dopo essersi messo in pensione. Si tratta di film così diversi (con buone sceneggiature entrambi: Moore si dimostra uno sbigottito e sornione moralista più che un maestro del documentario puro), eppure così vicini. Entrambi affondano le radici in una indignazione senza voce e respirano a pieni polmoni la brutta aria che gira ovunque. La scaricano sullo schermo in colpi di tosse potenti e terribili.