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Ho tanta voglia di mirtilli (e di te). Wong Kar Wai presenta il suo ultimo film a Cannes





17/05/2007 10:05a cura di Mario Sesti

Uno dei maggiori stilisti del cinema contemporaneo (il regista di Happy Together e In the mood for love) apre il festival con un road movie sentimentale e oblungo che segue le orme di una smarrita e assorta Norah Jones, un enorme poster pieno di segni di rossetto e firme d’autore. Una sorta di impossibile mix del Wenders anni ’80 e del neoromaticismo adolescenziale alla Moccia. Ma da un maestro del cinema di Hongkong, ci saremmo aspettati meno monologhi teatrali e cuoricini. E magari un po’ di azione.


Cuori infranti e torte ai mirtilli. Le highway infinite che tagliano in due sterminate pianure e i banconi in penombra dei bar dove per ogni dolore c’è la giusta dose di alcol. E poi ancora: le nuvole che si addensano e scompaiono in un cielo dove il tempo precipita, crepuscoli bluastri, angoli di periferia dove la metro scarta sui binari ogni pochi minuti. C’è molta america vista con occhi non americani, catturati dalle forme esagerate del paesaggio e da quelle espressioniste e solitarie delle notti metropolitane, nell’ultimo film di Wong Kar Wai, My Blueberry Nights. Il regista di Happy Together prende addirittura Norah Jones, figlia di Ravi Shankar e vocalist di grande smalto e successo delle ultime stagioni, e le fa fare la spola tra New York e Las Vegas, in quello che sembra, a tutti gli effetti, una specie di film di Wenders degli anni ’80, ingrandito nei dettagli, spappolato nei ralenti, ingigantito dai primi piani e da uno sfacciato sentimentalismo.






Elizabeth (Norah Jones), dopo essere stata messa da parte in un rapporto sentimentale, incontra Jude Law che gestisce un locale nei dintorni di New York. Si frequentano abbastanza per raccontarsi le proprie disavventure amorose e per spingersi sull’orlo di qualcosa di intimo, grazie a lunghe chiacchierate intorno a torte ai frutti di bosco. In realtà tutto accadrà solo dopo che Elizabeth avrà errato per l’America e lavorato qui e là come cameriera – mestiere, sembra dire il film, che offre straordinarie opportunità di incontro con vite drammatiche e personalità inconsuete. Un poliziotto alcolista interpretato da David Straiharn (quello di Good Night Good Luck), la moglie che lo ha abbandonato e lo spinge al suicidio (Rachel Weisz), una Natalie Portman giocatrice d’azzardo con un bel problema di rapporto non risolto con il padre, sono le figure da romanzo di strada che Elizabeth incrocia e racconta a noi e a se stessa prima di ritornare a Jude Law e alle torte ai mirtilli e al bacio finale che suggella, finalmente, tanta passione evocata e mai consumata.

Insomma c’è l’idea sagomata e satura di colori del road movie made in the USA, ci sono le carrozze della metro che sfrecciano nella notte e il montaggio stereoscopico che fa muovere tutti a scatti come nei suoi primi film, c’è quel mix di videoclip e immaginario assai fashion tutto camera a mano, sgranature video, perfetti coni di luce ai crocevia delle strade e sul bancone dei bar che ha fatto la fortuna del regista, c’è anche il tema di In the Mood for Love che ritorna almeno due volte, anche se rifatto con l’armonica e non col violoncello, ma c’è anche qualcosa alla Federico Moccia: scambiarsi mazzi di chiavi al posto dei lucchetti, tanti pensierini fuori campo come cuoricini disegnati sul diario di una teenager e un bacio finale che precede i titoli di coda con la solennità di un fotoromanzo. Inoltre, da un maestro del cinema di hongkong, ci saremmo aspettati meno monologhi così drammatici e teatrali e un po’ più di azione.