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Chiamami di Notte

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Thriller Women: quando il nero si tinge di rosa





22/04/2007 11:04a cura di Mario Sesti

Quante sono le donne che hanno firmato film polizieschi degni di nota? Più di quante si possa sospettare. In occasione dell’uscita delle Verità negate di Ann Turner, ecco una selezione ragionata di “crime movie” in cui donne dirigono thriller o noir – spesso modellando il loro sguardo, in modo non convenzionale, su altre donne protagoniste. Da Ida Lupino (la versione femminile di Humphrey Bogart) a Sondra Locke (ex moglie di Clint Eastwood) a Kathryn Bigelow (forse l’unica ad aver imposto ad Hollywood l’idea che anche una donna può avere uno stile fatto di eccitazione e violenza), Filmfilm vi propone una degustazione insolita. E raffinata.


Le ragioni che fanno del poliziesco un genere poco frequentato dalle donne registe potrebbero anche essere non molto diverse da quelle che rendono la presenza femminile dietro la macchina da presa una percentuale troppo bassa per un linguaggio, come il cinema, che alle donne deve più di qualsiasi altra cosa (“il cinema è fare belle cose alle belle donne” diceva Truffaut). Ma mentre non ha senso cercare una mano femminile nel western (una provocazione), le quote rosa nel noir, benchè ridotte, non passano inosservate.






In occasione dell’arrivo sui nostri schermi delle Verità negate, crime movie diretto da una donna, Ann Turner, ecco un menù, selezionato, di una manciata di thriller e neri diretti da registe che non temono di vestire altre donne degli abiti e delle nevrosi dei poliziotti (come in Blue Steel di Kathryn Bigelow o in Doppia identità di Sondra Locke, ex moglie di Clint Eastwood). Si parte dalla madre di tutte le registe di thriller, ovvero Ida Lupino, attrice di grande notorietà (considerata “la versione femminile di Bogart”) che, dietro la macchina da presa, con La belva dell’autostrada, firma uno dei primi film con protagonista un serial killer, a Cristina Comencini che, con La fine è nota, ha portato sullo schermo e nell’Italia contemporanea, un celebre giallo.

Se seguirete gli indizi disseminati in questi film, scoprirete che nessuno, meglio delle donne, sa dare corpo alle loro fobie (essere minacciate, dominate, molestate), che il loro sguardo è attratto dalle zone di buio del crimine anche più di quello degli uomini e che ritenere l’azione e la violenza un monopolio dell’universo maschile, è solo una patetica sottovalutazione operata dall’altro genere: una pia illusione.

La Belva dell’Autostrada
The Hitch-Hiker (1953, USA, 71', b/n) Ida Lupino
Interpreti: Edmond O’ Brien, Frank Lovejoy, William Talman, Jose Torvay.
Ostaggi di un killer psicopatico (Talman) che hanno caricato in macchina durante una gita, Ray (O’Brien) e Gilbert (Lovejoy), ne subiranno la violenza fisica e psicologica prima di riuscire ad avvisare, con uno stratagemma, la polizia. Conosciuto come uno dei rari thriller girati da una donna, matura inesorabilmente una tensione poderosa che alterna momenti di snervante attesa a scoppi di isterica violenza. Ispirato alla vera storia di William Cook (che uccise sei persone nel 1951 in circostanze analoghe), può contare su una figura di superbo psicopatico con un occhio sempre aperto (interpretato da un attore che diventerà celebre come antagonista di Perry Mason), ma anche su una sottile analisi delle differenti reazioni degli uomini alla subordinazione forzata. Qualche critico vi ravvisa una originale rivincita femminista.

All’Improvviso uno Sconosciuto
Lady Beware (1987, Usa, 114', Col.) Karen Arthur
Interpreti: Diane Lane, Michael Woods, Cotter Smith, Viveca Lindfors, Peter Nevargic.
La vetrinista di un grande magazzino (Lane) viene presa di mira da un maniaco attirato dai suoi allestimenti a sfondo erotico. Perseguitata, la donna riuscirà a catturarlo e a consegnarlo alla polizia. Lo schema della vittima che diventa carnefice non è certo una novità, ma stavolta è giocato sull'intelligenza e la sensibilità di una donna che rovescia contro il molestatore i suoi stessi metodi. Forse l'idea, insidiosa, di usare le fantasie sessuali contro la persona che le ha prodotte, avrebbe meritato un altro film ancora, ma il senso di rivincita sessuale e la rabbiosa interpretazione della Lane gli hanno ugualmente assicurato l'etichetta di thriller femminista. Nonostante le accuse della regista, poco contenta che i produttori abbiano rimesso mano al suo montaggio.

Blue Steel – Bersaglio Mortale
Blue steel (1990, Usa, 102', Col.) Kathryn Bigelow
Interpreti: Jamie Lee Curtis, Ron Silver, Clancy Brown, Elizabeth Pena, Philip Bosco, Louise Fletcher.
Ad una giovane ed inesperta poliziotta (Curtis), viene rubata la pistola di ordinanza. Il ladro (Silver), uno yuppie psicotico, inizierà a usarla uccidendo innocenti per le strade. "Una gun dance di metallica bellezza"(Segnocinema). Film di profonda fobia metropolitana e ossessione poliziesca, riflette il fondo di una società in cui l’omicidio è alla portata di chiunque. Il feticismo delle armi, il senso di onnipotenza del serial killer, l’euforia e l’angoscia che producono, sono le sensazioni utilizzate per innervare un thriller che alterna l’inquietudine sotterranea a notevoli sequenze d’azione illustrate da squarci metropolitani iperrealisti. Pochi registi, come la Bigelow, sanno raccontare il fascino e l’orrore della violenza senza confonderli.

Chiamami di Notte
Call me (1988, 96', Col.) Sollace Mitchell
Interpreti: Patricia Charbonneau, Sam Freed, Boyd Gaynes, Steve Buscemi.
Turbata dall’autore di telefonate oscene e testimone involontaria di un delitto, una giornalista (Charbonneau) è coinvolta in una pericolosa resa dei conti. Sferzato dal passaggio notturno di metropolitane e convogli ferroviari, ingegnoso nell’intreccio, scava insidiosamente nella sensualità e nelle fobie femminili (la regista, già assistente di Chabrol, è anche autrice di studi e saggi di varia natura). Inquadrature, atmosfere e interpreti (il cattivo Steve Buscemi, soprattutto, che sembra far le prove per le sue performance nei panni dei criminali di Tarantino) alternano senza vuoti ambiguità del desiderio, false piste e buone sequenze d'azione. La scena del gioco erotico con gli spicchi d’arancia, nella versione televisiva, è stata ampiamente mutilata.

Doppia identità
Impulse (1990, Usa,110', Col.) Sondra Locke
Interpreti: Theresa Russell, Jeff Fahey, George Dzundza, Alan Rosenberg, Nicholas Mele, Eli Danker
Una poliziotta travestita da prostituta (Russell) è alla caccia di spacciatori. Ma quel travestimento provoca in lei strani e perversi cambiamenti. Sarà aiutata dall’amore di un collega. Thriller con risvolti psicanalitici esposto a contaminazioni non scontate di realismo ed erotismo. Entrambi gli assicurano un'atmosfera che, insieme all'originalità dell'analisi di un eccesso di fisicità e nevrosi di un tutore della legge stavolta non di sesso maschile, offre un "inebriante rovesciamento di punti di vista" (Mariuccia Ciotta) all'interno del genere. La regista (ex moglie di Clint Eastwood oltre che sua interprete), e la Russell, entrambi in parti tradizionalmente maschili di regista di thriller e poliziotto non mancano di portare la figura di una violenta giustiziera (e una sorta di feticismo femminile) fino a conseguenze inedite. Oltre ad aggiungere un nuovo capitolo alle nevrosi da divisa.

La Fine è Nota
(1993, Italia/Francia, 97', Col.) Cristina Comencini
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Valérie Kaprisky, Corso Salani, Carlo Cecchi, Mariangela Melato, Valeria Moriconi, Daria Nicolodi, Valeria Milillo, Massimo Wertmüller
Nell’appartamento di un avvocato (Bentivoglio), un uomo (Salani) si suicida buttandosi dalla finestra. L’avvocato cercherà di scoprire il perchè, senza sospettare che la risposta è più vicina di quanto possa immaginare. Alla base del film c'è un bel romanzo di Geoffrey Holliday Hall, scrittore misterioso di cui si sono perse le tracce, scoperto in Italia da Leonardo Sciascia. L'adattamento (della Comencini con Suso Cecchi d'Amico) si muove in due direzioni: da una parte il trasferimento in Italia, ambientando le radici della vicenda negli anni di piombo, dall'altra la ricerca stilistica, di linguaggio e composizione da poliziesco tradizionale. Più riuscita quest'ultima (il film è tra i pochi tentativi di noir interessanti, tra i molti praticati negli ultimi anni in Italia), soprattutto grazie alla cupa determinazione di Bentivoglio che sembra ispirarsi a John Garfield o Robert Taylor, per il suo legale alle prese con un enigma criminale.