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Top Ten - I dieci migliori fumetti sul grande schermo





18/04/2007 23:04a cura di Valerio Salvi

In occasione dell' uscita in sala di Spider-Man 3, apripista per il secondo capitolo dei Fantastici 4 e di Sin City, ci è sembrato il momento per interrogarci nuovamente, a due anni di distanza, sui migliori film tratti da fumetti più o meno noti, anche perché di acqua sotto i ponti, specialmente in questo campo, ne è passata veramente molta.


Batman di Tim Burton (1989)





Bob Kane avrebbe mai immaginato un Batman così “gotico”? E come lo avrebbe disegnato dopo aver visto il monumentale gargoyle nel quale Tim Burton trasforma il supereroe pipistrello? Raramente un fumetto così popolare è stato investito da un’estetica così raffinata: il regista di Edward Mani di Forbice prende sul serio le suggestioni sepolcrali e decadenti della Gotham del fumetto, dotando Batman di una personalità romanzesca, un reame da allucinazione liberty popolato di antagonisti luciferini e uno spleen disincantato e dolente.

Dick Tracy di Warren Beatty (1990)
Al Pacino, Dustin Hoffman, Madonna e lo stesso Warren Beatty sottoposti alla invasiva chirurgia estetica di make up, costumi e luci in questa ennesima trasposizione cinematografica del più popolare poliziotto del fumetto americano, creato da Chester Gould. Risultato: un prodigio figurativo scintillante, energetico, iperrealista – grazie, soprattutto, alla fotografia di Vittorio Storaro. Molto simile alla fonte originaria: nei contenuti e nello stile. I buoni sono buonissimi, i cattivi sono malvagi e mostruosi. Tracy, interpretato da Beatty, ha quella giusta misura di malinconia e rassegnazione tipica di chi deve combattere il male senza fine del mondo.

Batman - Il Ritorno di Tim Burton (1992)
Può un sequel superare il suo predecessore? Sembrerebbe di si. Le atmosfere diventano sempre più cupe, i personaggi sempre più estremi e il Batman burtoniano segna il declino dei supereroi vecchio stile in costumi sgargianti ed improbabili avventure.
La Catwoman di Micelle Pfeiffer - a cavallo tra la bambola e il sadomaso – insieme all’aberrante Pinguino di Danny De Vito, segna l’apice dei villain del grande schermo.

La Vera Storia di Jack lo Squartatore - From Hell di Albert e Allen Hughes (2001)
Molti non hanno mai nemmeno saputo che questa ennesima versione di Jack lo Squartatore è stata prima un fumetto di cui però ha perso tutto, a cominciare dal bianco e nero tratteggiato , la cui essenzialità è stata sostituita da un suntuoso impianto in costume vittoriano.
Gli interpeti però affascinano, il thriller intriga ed alla fine l’atmosfera vince.

Spider Man di Sam Raimi (2002)
Un film su un supereroe che ha la stessa sensibilità per i sentimenti di un romanzo di Edith Warthon, ha scritto il “New York Times”: la scena più bella - al di la di quelle d'azione che lo stile di Raimi ha sempre dotato della plasticità e mobilità dei cartoni animati – è quella in cui Peter guarda negli occhi la sua amata Mary J., ignara della sua identità segreta, che gli chiede cosa pensi di lei l'uomo ragno. E lui, pazzo d'amore, gli riferisce le romantiche parole del proprio desiderio come se le avesse proferite l'eroe mascherato. Una finezza shakespeariana.

Spider Man II di Sam Raimi (2004)
Riflessi di se stessi negli occhi e nelle finestre come specchi, riflessi nell’anima di una doppia identità pesante come un macigno e di quel motto che ha reso l’eroe super: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità!”
Sam Raimi continua a modellare la sua creatura esasperandone l’estetica multicolor, ma mantenendo la carica umana e soprattutto giovanile che ne ha decretato il successo in tutte la fasce d’età, e questa volta anche i cattivi si redimono.

Sin City di Robert Rodriguez e Frank Miller (2005)
In una stilizzazione nevrotica del mondo del ‘noir’, un cast delle grandi occasioni (Bruce Willis, Benicio Del Toro, Elijah Wood, la bellissima Rosario Dawson), si lascia disegnare addosso una china liquida fatta di nero pece e bianco ghiaccio, illuminate da pennellate di colore. Violenza raccapricciante, mobilità incessante, voce fuori campo rugosa e aspra come le epidermidi disseminate di ematomi e cicatrici dei personaggi maschili. Più che un film tratto da un una graphic novel, un fumetto che deforma ogni forma (corpi, palazzi, luci) che sfili nell’inquadratura.

Batman Begins di Christopher Nolan (2005)
Quasi un ventennio dopo Burton e dieci dopo lo scempio perpetrato da Schumacher , Nolan rispolvera il personaggio più affascinante del comicdon classico e lo riporta a nuova vita attualizzandolo. Le atmosfere gothic-noir sono un ricordo sostituito dal post moderno, il freddo distacco di Keaton è sostituito dall’ascetica preparazione di Bale e i nemici sono meno superoeristici e più terroristici, come il mondo di oggi.

V per Vendetta di James McTeigue (2005)
La visione di Alan Moore di un regime totalitario post tatcheriano viene portata sul grande schermo perdendo si parte del suo romanticismo, ma acquistandone in dinamicità e soprattutto mantenendo intatta la sua drammatica attualità.
Il film, sfrondato dai super eroismi e da inutili “bullet show” resta una delle opere supereroistiche più essenziali, ma allo stesso tempo più credibili con un uomo in maschera – la cui identità non verrà mai svelata – che incarna il desiderio di libertà insito in ogni individuo.

300 di Zack Snyder (2007)
Una storia epica, ma allo stesso tempo inesistente. Una struttura narrativa a dir poco latitante per un film che è decisamente il parto dell’era videogame. Fomentare lo spettatore è la parola d’ordine in un’orgia di violenza asettica e corpi scolpiti. Riletto come fosse un’opera miliare all’insegna di dietrologie filo e anti americane, l’unica certezza è quella che alla fine i protagonisti moriranno…tutti!