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24/03/2007 11:03a cura di Valerio Salvi

La commistione gioco-cinema è diventata di colpo affascinante quando il fenomeno ludico è lentamente uscito dalla nicchia riservata ai “bambini”. Senza andare a ricercare le più profonde radici del movimento, possiamo facilmente ricondurre il tutto agli anni ottanta quando “Dungeons & Dragons” invadeva il mondo e David Fincher realizzava The Game. Poi arrivò il momento dei giochi da tavolo...


La commistione gioco-cinema è diventata di colpo affascinante quando il fenomeno ludico è lentamente uscito dalla nicchia riservata ai “bambini”. Senza andare a ricercare le più profonde radici del movimento, possiamo facilmente ricondurre il tutto agli anni ottanta quando “Dungeons & Dragons” invadeva il mondo, creando anche frotte di pseudo esperti che in realtà, come spesso accade (indimenticabile uno dei “sapienti” che sentenziò la paternità del gioco in Svizzera in quanto la TSR era di Lake Geneva, si nel Wisconsin però!) non ne sapevano nulla. Il Gioco di Ruolo, diveniva così una componente fondamentale della vita degli adolescenti (quelli con abbastanza soldi e tempo per andare anche al cinema) ed un possibile sbocco per un regista emergente dall’estetica fulminante il David Fincher di Se7en e l’industria che rappresentava. Si concretizza così The Game, un thriller avventuroso in cui un ignaro Michael Douglas si ritrova a dover lottare per sopravvivere… o forse no?






Sull’altro fronte, quello dei giochi da tavolo, si getta a pesce Joe Johnston - maestro nel saper individuare gli spazi alternativi offerti dal pubblico, infatti aveva già sfruttato il mondo dei fumetti con il suo precedente Rocketeer - spalleggiato dalla ILM di Lucas produce Jumanji ovvero come due ragazzini rimangono coinvolti in un gioco da tavolo dai risvolti catastrofici. Immaginate un gioco dell’oca i cui effetti si riflettano su un’intera cittadina. Il successo è planetario tanto da mettere in cantiere un sequel, Zathura i cui costi proibitivi, però, ne trascinano l’uscita fino al 2005 (10 anni dopo!).

Nel frattempo anche i giochi da tavolo vengono “sdoganati”, soprattutto in Europa dove la Germania è battistrada di una nuova frontiera del passatempo adulto, e sono proprio gli adulti quelli intrappolati nel gioco mortale di Cube come fossero pedine su un tabellone, ovviamente mortale perché la suspance è sempre un elemento cardine.

Insomma tutti giocano e se lo fa anche Harry Potter con gli scacchi giganti animati, significa che ormai è patrimonio di tutti.

Oggi, ormai proiettati nel nuovo millennio fatto di realtà virtuali e video games, dopo aver trasposto grandi classici come Doom e Resident Evil la nuova frontiera sarà quella che unisce realtà virtuale e gioco, quindi una cosa alla “world of Warcraft” , nel frattempo cerchiamo di restare in vita, come i ragazzi di Stay Alive alle prese con un gioco nel quale quando si muore ci si lascia la pelle per davvero.

Insomma Hollywood cavalca sempre l’arcione vincente o meglio quello che gli può portare più soldi, quindi non ci resta che aspettare l’arrivo di Lucky You, ovvero il gioco del poker Texas Hold Them – che ora spadroneggia in TV - in versione grande schermo.