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Cinema e calcio, un amore difficile





23/03/2007 09:03a cura di Daniele Sesti

Cinema e calcio un connubio non sempre felice dal quale sono scaturiti film non sempre convincenti sia per le difficoltà tecniche di di rappresentare con realismo le scene delle partite sia per un inevitabile macchiettismo nel quale spesso si è caduti. Ripercorriamo la storia di questo difficle rapporto.


A differenza di altre discipline sportive, come ad esempio la boxe o il baseball, il connubio tra calcio e cinema non è mai stato particolarmente felice. Le ragioni di questo matrimonio difficile sono da ricercarsi innanzitutto nella difficoltà tecnica di riprodurre il dinamismo e la coralità delle azioni. Le riprese spesso indugiano sul singolo giocatore rendendo estremamente difficile per lo spettatore cogliere quell'effetto di insieme così peculiare al gioco del calcio. La sensazione che si ha è quella di una irreale staticità che rende quelle scene poco credibili, soprattutto per i milioni di attenti fruitori del calcio in TV.






La seconda è una ragione storica. Il cinema sportivo è stato quasi sempre appannaggio delle produzioni americane (anche se non mancano luminosi esempi come il lirico Momenti di Gloria dell’inglese Hugh Hudson del 1981). Questo ha comportato che il calcio, uno sport lontano dalla cultura americana, non ha goduto dell'attenzione di Hollywood e quindi non è stato quasi mai oggetto della sua produzione. Fa eccezione Fuga per la Vittoria (1981) del grande vecchio John Huston, dove si racconta la storia di alcuni soldati degli Alleati, prigionieri di un campo tedesco, che, organizzando una partita di calcio contro una rappresentativa dell'esercito nazista, riescono a fuggire alla fine del match grazie all'invasione di campo da parte del pubblico francese che gremiva gli spalti ed il recente Goal! Il Film (2006) di Danny Cannon che ha come protagonista un giovane ispano americano che parte per l’Inghilterra selezionato niente di meno che dalla squadra del Newcastle.

Un film che analizzi a tutto tondo la variegata fenomenologia del calcio probabilmente non è stato ancora scritto. Difatti, il mondo del pallone o è un pretesto per raccontare un'epoca o un ambiente, come nei film italiani L'Estate di Bobby Charlton (1994) di Massimo Guglielmi e Italia-Germania 4 a 3(1990) di Andrea Barzini, o è lo spunto per introdurre alcune situazioni macchiettistiche da commedia all'italiana di consumo (alcuni di questi film sono però diventati dei cult nostrani, mi riferisco ad esempio a Il Presidente del Borgorosso Football Club (1970) con Alberto Sordi o al più recente Eccezzziunale Veramente (1982) con Diego Abatantuono) recentemente bissato con Eccezzziunale Veramente - Capitolo Secondo... Me (2006).

Probabilmente, le migliori opere cinematografiche riguardanti il gioco del football sono quelle che analizzano il fenomeno del tifo. In Italia Ricky Tognazzi ha diretto Ultrà , un film drammatico e molto realistico, che descrive la vita quotidiana di un gruppo di tifosi romanisti alle prese con l'organizzazione di una trasferta a Torino sul campo degli "odiati" tifosi juventini. Nel film viene affrontato l'aspetto più deteriore del tifo, mettendone in luce la profonda violenza e brutalità. E' un film crudo dove le tematiche sociali hanno la predominanza su quelle più squisitamente sportive.

Ma il punto di riferimento dei film sul tifo è senza ombra di dubbio l'inglese Febbre a 90 (1997) per la regia di David Evans. Tratto dall'omonimo libro di Nick Hornby, è uno spaccato divertente e commovente sulle tribolazioni, le ansie e le speranze, di un incallito tifoso dell'Arsenal che racconta la sua esperienza durante l'arco del campionato che vide la sua squadra vincere il campionato battendo all'ultima giornata i rivali del Liverpool. Un film esaltante fino alle lacrime per chiunque abbracci questa "insana" passione.

Anche Ken Loach con My Name is Joe (1998) affronta tangenzialmente il mondo del calcio raccontando la storia di Joe, disoccupato ed alcolizzato, ed allenatore di una improbabile squadra formata da emarginati e sottoproletari come lui. Sempre in Inghilterra nel 2001 è uscito un curioso film dal titolo Jimmy Grimble, regia di John Hay , dove si narra la storia di un ragazzino che diventa il leader della squadra della scuola grazie a degli scarpini che il ragazzo ritiene essere magici.

Tornando al cinema di casa nostra, ricordiamo Ultimo Minuto (1987) di Pupi Avati con Ugo Tognazzi e 4-4-2 Il Gioco più Bello del Mondo(2006), quattro episodi girati da quattro giovani registi appena diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia che narrano storie di calcio minore.

Fra gli ultimi esempi di film sul calcio, oltre al già citato Goal, ricordiamo anche Best,la biografia del compianto George Best, Shaolin Soccer dove calcio e Kung-Fu si incontrano e Sognando Beckam nel quale il calcio diventa una fuga dai pregiudizi sociali ed il recentissimo Maradona, la Mano de Dios di Marco Risi.

Una citazione particolare merita invece un curioso film russo, Garpastum - presentato a Venezia 2005 – dove le sequenze delle partite finalmente risultano credibili e realistiche grazie alla trovata del regista Aleksey German Jr. di far giocare una vera e propria partita di calcio ai ragazzi attori senza mai interrompere l’incontro e riprendendo il tutto seguendo le azioni con un lunghissimo piano sequenza solo brevemente interrotto da rapidi cambi di inquadratura.

Infine, non si può concludere questa breve disanima senza ricordare i funambolici palleggi di Nanni Moretti su una campo di calcio di un'isola delle Eolie (Caro Diario - 1993) e soprattutto la cronaca che Vittorio Gassman fa, ad un commissario di polizia, della partita Inter-Roma al fine di confermare la sua presenza allo stadio: era l'alibi utilizzato per coprire L'Audace Colpo dei Soliti Ignoti.