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Marc Forster, l’ombra della vita





26/01/2007 15:01a cura di Daniele Sesti

Esce venerdì in Italia Vero come la finzione l’ultimo film di Marc Forster con Wil Ferrer, Dustin Hoffman, Emma Thompson e Maggie Gyllenhaal. Il regista di Neverland – Il sogno di una vita e del pluripremiato The Monster’s Ball ripropone i temi a lui più cari questa volta trattati in maniera più indolore e con uno sguardo più smaliziato. Ecco un breve ritratto di uno dei giovani registi più anticonvenzionali ed allo stesso tempo poetici approdati ad Hollywood, in attesa del prossimo film The Kit Runner (“Il cacciatore di aquiloni”) tratto da uno dei best-seller della passata stagione letteraria.


Ha probabilmente girato la scena d’amore più disperata della storia del cinema. Quella tra Billy Bob Thornton e Halle Berry in The Monster’s Ball che Forster riprende con il pudore di chi sta assistendo all’agonia di un animale ferito a morte. Mai, come in quella scena, affiorano i temi dominanti della cinematografia di Marc Forster. La morte e il dolore, la disperazione e la sofferenza, l’assenza che si fa presenza costante e amara di esistenze tranciate all’improvviso da un destino cinico e crudele, e soprattutto la disperante solitudine in un mondo cieco e sordo alle richieste di aiuto.






Eppure Marc Forster, nato in Germania e cresciuto in Svizzera e poi trasferitosi negli Stati Uniti nel 1990 per frequentare la NYU Film School, dove si è diplomato nel 1993, aveva iniziato con un musical la sua carriera di direttore di lungometraggi. Correva infatti il 1996 quando il suo Loungers, musical anticonvenzionale su quattro aspiranti musicisti di nightclub, conquistava il premio del pubblico allo Slamdance International Film Festival. Prima però aveva realizzato in Europa due documentari per la televisione, i cui temi sarebbero poi stati ripresi nelle opere successive. Parliamo di Silent Windows sui suicidi giovanili e Our Story, storia di bambini vittime di ustioni.

La morte e il destino, inteso come Fato al quale è difficile se non impossibile sottrarsi tornano prepotentemente anche nell’ultimo film di Forster Vero come la finzione. Qui il Fato è rappresentato dalla scrittrice che deve decidere le sorti del personaggio di cui sta raccontando le vicende. Emma Thompson, l’autrice, è pronta a farlo morire, gli unici dubbi derivano solo dalle modalità del decesso, ma l’incontro tra il creato (Will Ferrer) e la creatrice porterà ad incontrollabili conseguenze. D’altronde, pur se con risvolti drammatici molto più spessi e consistenti, qualcosa di simile accade in The Monster’s Ball – L’ombra della vita quando la moglie Halle Berry si incontra, ripetutamente ed intensamente, con il carceriere Bill Bob Thornton, responsabile della morte del marito di cui ha le consegne nel braccio della morte. Il destino, spesso, per Forster coincide con la morte. Ma sembra essere, l’evento drammatico, sia esso la perdita di una persona cara o, come avviene in Everything Put Together una gravidanza non portata a termine, l’agente che squarcia il debole velo tra un’esistenza solo apparentemente normale ed un’altra, invece, che ha una consistenza dei sogni o, forse, sarebbe più corretto dire degli incubi. Una volta alzato il sipario si scopre all’uomo un territorio di solitudine e dolore. Ecco allora opere come Neverland – Un sogno per la vita dove la vita e le opere del creatore di Peter Pan diventano il paradigma di un’esistenza per sempre mutata e segnata da un evento drammatico o il più recente Stay – Nel labirinto della mente dove il confine tra vita e morte è sempre più labile tanto da confondersi in un incubo dove la vittima predestinata (Ryan Gosling) si agita per liberarsi da una ragnatela che invece si fa sempre più fitta e avvolgente.

Regista apprezzato sia dalla critica che dal grande pubblico, Forster si appresta ora a realizzare quello che già si annuncia come uno dei film di maggiore interesse della presente stagione cinematografica. Parliamo di The Kit Runner (“Il cacciatore di aquiloni”) tratto da uno dei libri di maggior successo degli ultimi anni. Una scelta appropriata alla poetica di Forster.