La migliore risorsa italiana sul mondo del cinema
ricerca film:


Galleria fotografica

Film correlati:

Sorelle

Histoire d’Eaux




Bertolucci-Bellocchio: Facciamo cose diverse che ci emozionano





20/10/2006 17:10a cura di Teresa Lavanga

Il tema del viaggio, “quelli che vanno quelli che restano”, suggerito da due quadri di Boccioni proiettati sulla parete di fondo del palco, è alla base dell'incontro con Marco Bellocchio e Bernardo Bertolucci.


La discussione segue la proiezione di Sorelle e Histoire d'eaux, due film che parlano di viaggi, non solo fisici, ma anche mentali, di viaggi che raccontano le gesta di chi parte, ma anche la vita di chi resta.






Bertolucci : Ho trovato il film di Marco bellissimo. Stavo pensando alle affinità e alle differenze che ci sono tra me e lui. Ogni volta che io faccio un film ho la tentazione di essere qualcun altro, Renoir, Godard (ho sogni impegnativi io!), invece mentre guardavo il film di stasera ho capito che Marco è sempre stato violentemente sé stesso. Siccome la locuzione “essere sé stessi” potrebbe far pensare a qualcosa di immobile, dico che Marco “diventa” sé stesso ogni volta. Mi ha davvero commosso.

Bellocchio: Ho sempre cercato, a volte in modo troppo, ossessivamente narcisistico, di essere personale. Il che significa tante cose, ma soprattutto significa tenere insieme, in modo complicato e contraddittorio la mia vita e la mia arte. Ho sempre voluto che la mia vita corrispondesse a quello che facevo, anche se tradizionalmente, fin dai tempi della scuola si impara a pensare una cosa e a farne un'altra. Ho scelto tre episodi particolari da presentare stasera, e sono contento che il pubblico abbia potuto vedere il risultato di un lavoro che dura ormai da quasi dieci anni.

Bellocchio e Bertolucci sono due registi importanti nel panorama cinematografico italiano, non hanno mai lavorato insieme, ma si conoscono da molto tempo.

Bertolucci : Mi pare di aver incontrato Marco nel 1962, a casa di Sandro Franchina (uno dei centri della vita culturale romana negli anni '50, n.d.r.) poco prima di cominciare il mio primo film, La Comare Secca. Dopo l'ennesimo fiasco di vino, mi ricordo che annunciai a tutti che l'indomani avrei iniziato le riprese del film. Avevo 21 anni. Calò un imbarazzante silenzio. Il giorno dopo sul set vennero in molti, a vedere se effettivamente iniziavo a girare!. Marco invece, si dimostrò più cauto nella sua incredulità.
Me lo ricordo dopo qualche tempo, quando vidi un suo documentario che mi colpì molto, ma mi ricordo anche che mentre io amavo il cinema francese, la nouvelle vague, lui era molto più vicino al free cinema inglese. A lungo abbiamo continuato con questa diversità. Vedevo che lui era più vicino al cinema inglese anche da come dirigeva gli attori, in modo molto forte. Poi quando uscì Pugni in tasca, io me li sentii nello stomaco, perchè quel film mi toccò tantissimo. Chi l'avrebbe detto che anche da Piacenza possono venire grandi registi! Quasi contemporaneamente a Pugni in tasca uscì anche il mio Prima della rivoluzione. Io credo che siano due film cugini, se non fratelli. Il mio era dolcemente malinconico, biografico, quello di Marco era atrocemente biografico. L'ho messo fra quei film che potrebbero spingermi verso qualcosa di più forte. Anche se non mi ha direttamente influenzato, ha lasciato in me una “traccia segreta”.

Bellocchio: Credo che fra me e Bernardo il confronto ci sia sempre stato. Soprattutto fra il 1965 e la fine degli anni '60. Poi, a partire da Il Conformista e soprattutto dopo Ultimo Tango a Parigi, questo confronto si è dilatato, come se avessimo preso due strade accentuatamente diverse con destini diversi. Ma anche se non ci siamo frequentati in maniera assidua, siamo due autori che si guardano reciprocamente, che si interessano anche se facciamo cose differenti.

Dopo questi aneddoti più “intimi”, i due registi parlano dei film appena proiettati.

Bertolucci: Histoire d'eaux è una storia che mi aveva raccontato tanto tempo fa Elsa Morante. Lei l'aveva letta in un libro indiano. L'ho ritrovata poi in altri libri, perchè è una storia ricorrente, anche se con diverse sfaccettature. Si chiamano proprio “Storie d'acqua”, e parlano sempre di un santone che chiede al suo discepolo di andargli a prendere dell'acqua e intanto passa una vita. Il punto in comune di Sorelle e Histoire d'eaux è il tempo che passa. Nel primo vediamo il tempo passare sul viso di Elena, nel secondo attraverso la nascita di un bambino che nasce. Credo che al cinema il passare del tempo venga raccontato spesso attraverso i cambiamenti dei visi.

Bellocchio: Ho voluto rappresentare una famiglia che non esiste più, attraverso una famiglia disgregata. Sorelle è un work in progress, ma io cerco sempre di tirare fuori dei personaggi che si “sincronizzino” con me con quello che sono in un determinato momento.